Festival di Green&Blue 2026
Il climatologo

Carlo Buontempo: “Le ondate di calore saranno sempre più frequenti”

Carlo Buontempo, direttore del Climate Change Service di Copernicus al G&B Festival
Carlo Buontempo, direttore del Climate Change Service di Copernicus al G&B Festival 

Per il direttore del Climate Change Service di Copernicus, ospite al Festival di Green&Blue, la tendenza è chiara: “Questo e il prossimo anno rischiano di essere fra i più caldi”

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“Ancora è presto per valutare le cause del caldo anomalo che ha investito l’Europa in questi giorni di fine maggio Tuttavia, la tendenza a lungo termine è chiara: le ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti in un mondo che si riscalda rapidamente". Carlo Buontempo guida il team di scienziati europei che misura la febbre del pianeta. Dirige infatti il Climate Change Service di Copernicus, programma della Ue per il monitoraggio della Terra da satellite. Da quel punto di osservazione “vede” cosa accade e cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi.

I numeri della crisi climatica, con Carlo Buontempo

I numeri della crisi climatica, con Carlo Buontempo

Ma cosa potrebbe spiegare i 35 gradi a Londra a maggio?

“Ne sapremo di più quando avremo analizzato i dati e Copernicus pubblicherà il suo report mensile a inizio giugno. Per il momento possiamo supporre che l’ondata di calore abbia a che fare con la temperatura degli oceani vicino all’Europa: in questo momento hanno valori molto alti sia il Mediterraneo occidentale che l’Atlantico nordorientale. Più in generale, ci stiamo avvicinando alla temperatura più alta mai registrata negli oceani".

Cosa glielo fa dire?

"Quando qualche giorno fa ho consultato i dati relativi alla temperatura media oceanica, eravamo appena al di sotto dei valori del 2024, finora i più alti mai registrati. Verosimilmente saranno superati presto con ripercussioni sulla seconda parte del 2026 e sul 2027".

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Il 2026 è in corsa per il titolo di anno più caldo?

“Gioca nella parte alta della classifica. Se non sarà quest’anno sarà il prossimo. La tendenza è chiara: gli ultimi tre anni sono stati i primi in cui la cui media è andata oltre il grado e mezzo di riscaldamento. E abbiamo già avuto un anno che è stato al di sopra della soglia di 1.5 per dodici mesi consecutivi, da gennaio a dicembre”.

Perché sta succedendo?

“Abbiamo continuato a emettere gas serra, facendone aumentare la concentrazione in atmosfera. Inevitabilmente è aumentata la temperatura”.

E si teme anche un ritorno di El Nino, il riscaldamento anomalo del Pacifico.

“Sì, i nostri modelli forniscono un segnale molto forte in tal senso. El Nino potrebbe manifestarsi già a giugno. Ma ne sapremo di più nella prima decade del mese prossimo, quando avremo a disposizione simulazioni più affidabili. Ma la discussione è sull'intensità del fenomeno, che potrebbe essere straordinariamente alta, più che sul suo verificarsi o meno. La convinzione diffusa nella comunità scientifica è che ci sarà. E alcuni pensano che potrebbe essere particolarmente forte”.

Con quali conseguenze per il resto del Pianeta?

“Sappiamo che quando c’è El Nino la temperatura globale raggiunge un picco. Il fenomeno raggiunge il suo apice a Natale, con ripercussioni nei mesi successivi. Per cui, sulla base delle previsioni attuali, verrebbe da pensare che il 2027 potrebbe essere di nuovo un anno di caldo record. Ma è anche vero che stiamo assistendo a una transizione molto rapida, con la temperatura che sta già aumentando nel Pacifico, per cui non escluderei a priori il fatto che anche il 2026 potrebbe essere tra gli anni più caldi”.

Nel 2025 El Nino non c’era, eppure è la morsa del caldo si è fatta sentire sull’Europa, da Nord a Sud, come evidenzia il rapporto di Copernicus sullo Stato del Clima pubblicato poche settimane fa.

“Ormai le ondate di calore colpiscono anche i Paesi scandinavi: la Finlandia nel 2025 ha sperimentato la più lunga mai registrata a quelle latitudini, durata quasi un mese. E la Groenlandia in un anno ha perso più ghiaccio di quanto non ce ne sia sulle Alpi”.

Si parla anche di un possibile collasso della Amoc, il sistema di correnti oceaniche che trasporta le acque calde tropicali verso l'Europa settentrionale e riporta quelle fredde e profonde verso sud. Cosa c’è di vero?

“Se ne discute molto nella nostra comunità scientifica. Ci sono gruppi di ricerca molto convinti che possa succedere nei prossimi decenni probabilmente fino prima della fine del secolo. Ma altri ribattono che le evidenze in tal senso non sono abbastanza chiare. Di sicuro è cresciuto il numero di pubblicazioni e di team che sostengono l’ipotesi di un collasso della Amoc più vicino di quanto non si pensasse in passato. Questo non vuol dire che andrà effettivamente così”.

A proposito di previsioni: la loro accuratezza futura dipenderà dalla potenza di calcolo dei supercomputer che avrete a disposizione?

“Le previsioni meteorologiche e climatiche sono migliorate in modo evidente e costante negli ultimi cinque decenni, di pari passo con l'aumento della capacità di calcolo dei computer, che è raddoppiata circa ogni tre anni. Ma quella crescita è finita, non ci si può aspettare che continui. Però oggi abbiamo l’intelligenza artificiale e il machine learning che ci aiutano a fare previsioni anche migliori di quelle tradizionali, a una frazione del costo”.

Come ci riescono?

“Con i supercomputer tradizionali le previsioni si fanno risolvendo le equazioni che descrivono i fenomeni atmosferici e oceanici e dividendo il Pianeta in tantissimi piccoli cubetti. Con il machine learning si cerca di immaginare quale sarà lo stato successivo di una porzione di atmosfera, non risolvendo le equazioni, ma semplicemente avendo imparato dal passato la relazione che esiste tra ‘stato futuro’ e 'stato passato’. Un po' come fa come fa ChatGPT con le parole: cerca di indovinare qual è la prossima nella frase, a partire da tutte le parole che ha sentito prima. Nel caso del meteo, l’IA, di fronte a una bassa pressione sull’Europa e a un'alta pressione nel Sud-Atlantico, potrebbe per esempio concludere: dal passato so che questa configurazione porterà domani ad avere pioggia a Roma”.

L’Europa si sta attrezzando?

“Per realizzare questo tipo di macchine, non bastano i tradizionali processori, le Cpu, occorre puntare anche sui processori grafici, le Gpu, che funzionano molto bene per il machine learning. E per il supercomputer del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Emcwf), che sarà installato a Bologna, si sta valutando proprio questo”.