Legali Regeni: “I genitori di Giulio hanno lottato a mani nude contro regime egiziano”
di Giuliano Foschini«I genitori di Giulio Regeni hanno lottato a mani nude contro il regime egiziano. Noi vogliamo solo che venga scritta la verità: su chi lo ha sequestrato, torturato e ucciso. Perché a nessuno possa più capire quello che è successo a lui». Alessandra Ballerini si ferma un attimo prima di pronunciare quelle parole. Nell'aula bunker di Rebibbia, il giorno dopo la richiesta di condanna all'ergastolo per i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati del sequestro, della tortura e dell'omicidio di Giulio Regeni, tocca alla parte civile prendere la parola. E la legale della famiglia sceglie di partire dall'uomo prima ancora che dal processo.
«Giulio dedicava il tempo alla condivisione con gli amici, Giulio era un ricercatore, non una spia né un cospir…
«I genitori di Giulio Regeni hanno lottato a mani nude contro il regime egiziano. Noi vogliamo solo che venga scritta la verità: su chi lo ha sequestrato, torturato e ucciso. Perché a nessuno possa più capire quello che è successo a lui». Alessandra Ballerini si ferma un attimo prima di pronunciare quelle parole. Nell'aula bunker di Rebibbia, il giorno dopo la richiesta di condanna all'ergastolo per i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati del sequestro, della tortura e dell'omicidio di Giulio Regeni, tocca alla parte civile prendere la parola. E la legale della famiglia sceglie di partire dall'uomo prima ancora che dal processo.
«Giulio dedicava il tempo alla condivisione con gli amici, Giulio era un ricercatore, non una spia né un cospiratore. Non tramava contro il regime, non era uno sprovveduto. Giulio non se l'era andata a cercare». Sono le parole con cui l'avvocata ripercorre la figura del ricercatore friulano ucciso al Cairo nel gennaio del 2016. «Giulio si faceva e faceva delle domande. In questi anni ho capito chi ha perso l'Italia perdendo Giulio: tutti abbiamo subito un danno».
In aula sono presenti i genitori Claudio e Paola Regeni, la sorella Irene e la segretaria del Pd Elly Schlein. «Se c'è questo processo è per il lavoro enorme svolto dalla procura, per l'impegno della famiglia di Giulio Regeni, dell'avvocata Alessandra Ballerini e del popolo giallo che ha accompagnato ogni giorno questa battaglia per la verità e la giustizia», dice la leader democratica entrando nell'aula bunker. «Continuiamo a sostenerli nella ricerca della verità e della giustizia per un ricercatore italiano ed europeo rapito, torturato e ucciso, senza alcuna collaborazione ma anzi con tentativi di depistaggio da parte dell'Egitto».
Ballerini torna poi ai dieci anni trascorsi dalla scomparsa del ricercatore. «La famiglia Regeni ha lottato a mani nude contro il regime egiziano, ma non ha mai perso un briciolo di dignità. Non si è mai fatta contaminare dall'odio. Non hanno mai cercato vendette o punizioni, hanno solo chiesto verità e giustizia». Un percorso che, ricorda la legale, è stato accompagnato da «tormenti, persecuzioni e minacce» e dalla necessità di confrontarsi con governi e rappresentanti egiziani senza ottenere risposte. “Ma se comprendere è impossibile” dice, citando Primo Levi, “conoscere è necessario". “Ci hanno detto che era inutile perseverare perché non saremmo potuti andare da nessuna parte, una famiglia disarmata nulla avrebbe potuto contro il regime o la real politik. E invece siamo qui”.
Prima dell'udienza, l'avvocata aveva definito la requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco «una ricostruzione eccezionale». E sulla mancata collaborazione del Cairo, denunciata anche ieri dalla procura di Roma, aveva aggiunto: «Ancora molti rappresentanti del nostro governo sostengono che l'Egitto collabori. Il procuratore capo Francesco Lo Voi, ancora ieri, ha ribadito che non è così».
Dopo le oltre nove ore di requisitoria dell'accusa, il processo entra così nelle sue battute finali. La parte civile prova a trasformare in parole dieci anni di attesa. «Paola, Claudio, Irene, gli amici hanno deposto in quest'aula la loro sofferenza», dice Ballerini rivolgendosi alla Corte. «Ora il processo trasformi quella sofferenza in giustizia».
La presidenza del Consiglio del Ministri, tramite l'Avvocatura dello Stato ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro nei confronti dei quattro 007 egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell'omicidio del ricercatore italiano. Nel corso del suo intervento in aula, l'Avvocatura ha ricordato come "questo crimine abbia colpito profondamente la comunità italiana" e che gli imputati "hanno leso i diritti di tutela della libertà dei cittadini italiani anche all'estero. Sono stati violati diritti costituzionalmente garantiti".