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“La lotta dei Regeni a mani nude”, chiesti due milioni agli imputatI

(reuters)

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Elly Schlein in aula accanto ai genitori di Giulio “Minacce contro la famiglia ma la ricerca di verità e giustizia non si è fermata”
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ROMA – I genitori di Giulio Regeni hanno lottato a mani nude contro il regime egiziano. Noi vogliamo soltanto che venga scritta la verità. Su chi lo ha sequestrato, torturato e ucciso. Perché a nessuno possa più accadere quello che è successo a lui». L’avvocata Alessandra Ballerini si ferma un istante prima di pronunciare quelle parole. Nell’aula bunker di Rebibbia, il giorno dopo la richiesta di condanna per i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio del ricercatore friulano, è il turno delle parti civili. E la giornata si apre con una richiesta che pesa anche sul piano simbolico.

La presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha chiesto infatti un risarcimento di due milioni di euro nei confronti dei quattro imputati. Nel corso del suo intervento, l’Avvocatura ha ricordato come «questo crimine abbia colpito profondamente la comunità italiana» e come gli imputati abbiano «leso i diritti di tutel…

ROMA – I genitori di Giulio Regeni hanno lottato a mani nude contro il regime egiziano. Noi vogliamo soltanto che venga scritta la verità. Su chi lo ha sequestrato, torturato e ucciso. Perché a nessuno possa più accadere quello che è successo a lui». L’avvocata Alessandra Ballerini si ferma un istante prima di pronunciare quelle parole. Nell’aula bunker di Rebibbia, il giorno dopo la richiesta di condanna per i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio del ricercatore friulano, è il turno delle parti civili. E la giornata si apre con una richiesta che pesa anche sul piano simbolico.

La presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha chiesto infatti un risarcimento di due milioni di euro nei confronti dei quattro imputati. Nel corso del suo intervento, l’Avvocatura ha ricordato come «questo crimine abbia colpito profondamente la comunità italiana» e come gli imputati abbiano «leso i diritti di tutela della libertà dei cittadini italiani anche all’estero». Una vicenda che, secondo la rappresentanza legale dello Stato, ha comportato la violazione di diritti costituzionalmente garantiti.

Quella violazione dei diritti è stata spiegata nei dettagli dall’avvocata Ballerini, che da dieci anni accompagna la battaglia della famiglia Regeni. «Giulio dedicava il tempo alla condivisione con gli amici. Giulio era un ricercatore, non una spia né un cospiratore. Non tramava contro il regime, non era uno sprovveduto. Giulio non se l’era andata a cercare». È il ritratto del giovane studioso ucciso al Cairo nel gennaio del 2016. «Giulio si faceva e faceva delle domande. In questi anni ho capito chi ha perso l’Italia perdendo Giulio: tutti abbiamo subito un danno».

In aula siedono Claudio e Paola Regeni. Accanto a loro, ad assistere all’udienza, c’è anche la segretaria del Pd Elly Schlein con il deputato Gianni Cuperlo. «Se c’è questo processo è per il lavoro enorme svolto dalla procura, per l’impegno della famiglia di Giulio, dell’avvocata Ballerini e del popolo giallo che ha accompagnato ogni giorno questa battaglia per la verità e la giustizia», dice Schlein entrando nell’aula bunker. «Continuiamo a sostenerli nella ricerca della verità e della giustizia per un ricercatore italiano ed europeo rapito, torturato e ucciso, senza alcuna collaborazione ma anzi con tentativi di depistaggio da parte dell’Egitto».

L’intervento di Ballerini è il racconto di dieci anni di ostinazione. «La famiglia Regeni ha lottato a mani nude contro il regime egiziano, ma non ha mai perso un briciolo di dignità. Non si è mai fatta contaminare dall’odio. Non ha mai cercato vendette o punizioni. Ha chiesto soltanto verità e giustizia». Un percorso attraversato, ricorda la legale, da «tormenti, persecuzioni e minacce», dalla necessità di confrontarsi con governi e rappresentanti egiziani senza ottenere risposte. Poi la citazione di Primo Levi: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». E ancora: «Ci hanno detto che era inutile perseverare, che una famiglia disarmata non avrebbe potuto nulla contro un regime e contro la realpolitik. E invece siamo qui». Poco prima dell’udienza, l’avvocata aveva definito la requisitoria del pm Sergio Colaiocco «una ricostruzione eccezionale». E sulla mancata collaborazione del Cairo, denunciata ancora ieri dalla procura di Roma, aveva aggiunto: «Molti rappresentanti del nostro governo continuano a sostenere che l’Egitto collabora. Ma il procuratore capo Francesco Lo Voi ha ribadito ancora una volta che non è così». «Paola, Claudio, Irene, gli amici e le amiche hanno deposto in quest’aula la loro sofferenza», dice Ballerini rivolgendosi alla Corte. «Ora il processo trasformi quella sofferenza in giustizia». L’appuntamento adesso è per luglio, quando parleranno le difese degli imputati. La sentenza è prevista tra settembre e ottobre.

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