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Ranucci: “Lavitola non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia”

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Il giorno dopo le accuse di strage con modalità mafiosa a Valter Lavitola, il conduttore di Report si dice “stordito”. E in un video registra il suo primo commento dopo la svolta nelle indagini
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«Fino a quando non vedo le prove resto convinto della sua innocenza. E anche se dovessero emergere responsabilità, resto convinto che Valter non avrebbe mai fatto del male né a me né alla mia famiglia». Sigfrido Ranucci condivide il suo primo commento dopo la giornata che ha cambiato il volto dell’inchiesta sull’attentato subito lo scorso ottobre. Il giorno prima la Procura di Roma ha contestato a Valter Lavitola i reati di strage con modalità mafiosa, ritenendolo il mandante dell’esplosione avvenuta davanti alla sua abitazione, a Campo Ascolano.

Le parole di Ranucci dopo le accuse all'imprenditore Lavitola

Il conduttore di Report si dice “stordito” dalle novità che stanno emergendo dalle indagini. Non è la prima volta che Ranucci parla della sua relazione con l’uomo oggi al centro dell’inchiesta. Un rapporto che le verifiche investigative hanno già portato alla luce: co…

«Fino a quando non vedo le prove resto convinto della sua innocenza. E anche se dovessero emergere responsabilità, resto convinto che Valter non avrebbe mai fatto del male né a me né alla mia famiglia». Sigfrido Ranucci condivide il suo primo commento dopo la giornata che ha cambiato il volto dell’inchiesta sull’attentato subito lo scorso ottobre. Il giorno prima la Procura di Roma ha contestato a Valter Lavitola i reati di strage con modalità mafiosa, ritenendolo il mandante dell’esplosione avvenuta davanti alla sua abitazione, a Campo Ascolano.

Le parole di Ranucci dopo le accuse all'imprenditore Lavitola

Il conduttore di Report si dice “stordito” dalle novità che stanno emergendo dalle indagini. Non è la prima volta che Ranucci parla della sua relazione con l’uomo oggi al centro dell’inchiesta. Un rapporto che le verifiche investigative hanno già portato alla luce: contatti e frequentazioni, anche recentissimi, proseguiti persino dopo l’arresto dei primi quattro indagati. Un legame che lo stesso giornalista, nei giorni scorsi, non aveva negato: «Per me Valter è un amico, dal 2019 ci sentivamo quasi tutti i giorni» aveva dichiarato. «Sono sconvolto, sconcertato, non so che cosa pensare, se non che mi affido alle indagini della Procura e dei Carabinieri».

Oggi Ranucci ricostruisce l’origine di quel legame. «Siamo diventati amici dopo che Lavitola è stato oggetto di alcune inchieste di Report — dice —. Poi è diventata anche una fonte importante per altre inchieste». Un rapporto nato quindi sul lavoro, tra un’inchiesta giornalistica e la persona che ne era diventata oggetto, e poi trasformatosi in una collaborazione professionale prima ancora che in un’amicizia personale.

Sulle indagini in corso, il conduttore sceglie la cautela istituzionale. «Ovviamente mi affido completamente alle indagini della Procura di Roma e dei Carabinieri che hanno svolto un lavoro molto rigoroso. Vedremo quali sono gli sviluppi». Una linea di prudenza che convive, nelle sue parole, con la convinzione personale sull’innocenza dell’amico: un equilibrio che Ranucci sembra voler tenere fermo, in attesa che il quadro accusatorio (perquisizioni, sequestri, riscontri sui telefoni) trovi conferma o smentita nelle prossime settimane di indagine.

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