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Dal Portogallo all’Albania, l’anno nero degli incendi. “E il peggio deve venire”

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Se alla fine della scorsa stagione in tutta Europa erano bruciati 228mila ettari, quest’anno siamo già a 155mila: “Da qui alla seconda metà di agosto ci aspettiamo ancora un aumento”
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Quasi a metà luglio il caldo ha seccato il terreno. Le foglie sono raggrinzite dopo tre ondate di calore consecutive. Con i 35 gradi e oltre che da settimane non abbandonano l’Europa occidentale, l’innesco di un fuoco avviene senza fatica. «In molte zone oggi ci sono le condizioni di rischio per i grandi incendi» conferma Fernando Sedano, ingegnere forestale spagnolo che si occupa del rischio roghi al Joint Research Center dell’Unione Europea a Ispra, in provincia di Varese.

Suoli secchi, temperature alte, vegetazione asciutta. Sono gli ingredienti del cosiddetto “effetto polveriera”. «Quando un fuoco ha molto combustibile, si allarga e sviluppa così tanto calore da creare i propri venti, le proprie nuvole, i propri temporali» spiega Sedano. «A quel punto diventa ingov…

Quasi a metà luglio il caldo ha seccato il terreno. Le foglie sono raggrinzite dopo tre ondate di calore consecutive. Con i 35 gradi e oltre che da settimane non abbandonano l’Europa occidentale, l’innesco di un fuoco avviene senza fatica. «In molte zone oggi ci sono le condizioni di rischio per i grandi incendi» conferma Fernando Sedano, ingegnere forestale spagnolo che si occupa del rischio roghi al Joint Research Center dell’Unione Europea a Ispra, in provincia di Varese.

Suoli secchi, temperature alte, vegetazione asciutta. Sono gli ingredienti del cosiddetto “effetto polveriera”. «Quando un fuoco ha molto combustibile, si allarga e sviluppa così tanto calore da creare i propri venti, le proprie nuvole, i propri temporali» spiega Sedano. «A quel punto diventa ingovernabile e molto pericoloso. Le correnti d’aria lo spostano in modo rapido e imprevedibile. L’unica cosa da fare è ritirarsi, aspettare che la vegetazione si consumi e le fiamme si abbassino».

Portogallo, Pirenei, Francia meridionale, Catalogna, Croazia, Albania. Da giorni i Vigili del Fuoco di mezza Europa sono alle prese con incendi ingestibili, anche da migliaia di ettari, che impegnano fino a mille pompieri. In Piemonte, in Savoia e sui Pirenei le fiamme sono salite sopra ai mille metri di quota.

Le ondate di calore e l’effetto polveriera hanno portato questo inizio di stagione a richiamare le statistiche del 2025, l’anno nero che ha carbonizzato una superficie record in Europa. Se alla fine della scorsa stagione erano bruciati 228mila ettari in 1.182 incendi, quest’anno siamo già a 155mila ettari in 1.057 incendi. La media degli ultimi vent’anni in Europa è di 100mila ettari e 476 roghi: siamo a più del doppio degli incendi, e non abbiamo ancora raggiunto metà luglio. L’area considerata oggi a massimo rischio copre Portogallo, Spagna e Francia meridionale, ma si estende anche sull’intera penisola.

Il rischio incendi in Europa nella mappa di Copernicus 

«Il clou della stagione incendi in Italia inizia ora. Da qui alla seconda metà di agosto ci aspettiamo un aumento esponenziale dei roghi» spiega Roberto Inghilesi, responsabile del centro operativo di sorveglianza ambientale dell’Ispra (l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale). «Al momento siamo in linea con i dati dell’anno scorso. C’è da sperare che resti così e non finisca peggio». Detto di un 2025 che ha bruciato una superficie più che doppia rispetto alla media in Europa, è un auspicio poco tranquillizzante.

«Al momento in Italia non abbiamo avuto roghi enormi come nella penisola iberica. Vedere gli incendi così presto in Piemonte però è inusuale» spiega ancora Inghilesi. «Parlavo con dei pompieri impegnati su quel fronte» racconta Sedano, che vive non troppo distante. «Mi raccontavano che di solito in questo periodo dell’anno si trasferiscono con mezzi e aerei a Sud». Proprio sul meridione si sposterà l’ondata di calore dalla prossima settimana, investendo Sicilia, Calabria e Puglia: le regioni di solito più martoriate dai roghi.

«In Europa, la Francia con 387 chilometri quadri è già ai livelli più alti di superficie bruciata per questo periodo dell’anno» osserva Inghilesi attraverso le statistiche. L’arrivo della terza tappa del Tour de France è avvenuto senza pubblico, bandito dall’evento per un incendio da 2mila ettari che bruciava vicino ai Pirenei. «La Spagna a oggi ha 560 chilometri quadrati andati a fuoco. Non è un primato, ma è più del doppio dei 250 medi del periodo. Perfino in Germania ci sono 20 chilometri quadri di territorio bruciati, un dato piuttosto inedito» elenca Inghilesi.

Di previsioni per l’intero 2026 Sedano non vuole farne. Però ammette: «Le condizioni quest’anno sono estreme. Le due ondate di calore di fine giugno e inizio luglio sono state praticamente senza soluzione di continuità. Il loro effetto si è accumulato e ha fatto evaporare molta acqua dal suolo». La vegetazione bruciata quest’anno probabilmente si riprenderà. «Ma la capacità di rinascere delle foreste non è infinita» avverte Inghilesi. «Quando i roghi continuano a colpire più volte le stesse regioni, è possibile che un bosco non riesca più a ricrescere».

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