Cronaca

L’Europa nell’era dei roghi monstre. Il pompiere: “A fuoco migliaia di ettari, come in Nordamerica”

L’Europa nell’era dei roghi monstre. Il pompiere: “A fuoco migliaia di ettari, come in Nordamerica”
(afp)

Intervista a Matteo Baralis, Vigile del Fuoco inviato ad aiutare la Francia. “Il caldo ha prosciugato terreni e vegetazione, il rischio è già quello tipico di agosto. A volte le fiamme sono così intense che possiamo solo arretrare”

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Incendi da migliaia di ettari. Roghi inavvicinabili anche per i mezzi aerei. “Cominciamo a notare condizioni inusuali per il Mediterraneo. Gli Incendi di dimensioni così grandi sono tipici del Nordamerica. Ora li stiamo importando anche da noi”.

Matteo Baralis, ingegnere e direttivo dei Vigili del Fuoco del Piemonte, è distaccato al momento vicino Marsiglia, in Francia. Nel paese 25mila ettari sono già andati a fuoco quest’anno: un’area doppia rispetto all’11 luglio del 2025.

L’enorme rogo che in Spagna è costato almeno dodici vite e ha incenerito 3.200 ettari. In dieci giorni sui Pirenei sono bruciati 5mila ettari, con 850 pompieri impegnati e 10mila cittadini evacuati. Nel Portogallo centrale in tre giorni il fuoco ha divorato 12mila ettari. Si tratta di roghi enormi. “Oltre certe dimensioni, un incendio non può essere nemmeno combattuto. Dobbiamo arretrare e rafforzare le linee difensive. Nei corsi di aggiornamento cominciamo a studiare esempi presi dal Nordamerica”.

In quali condizioni siete costretti a fare un passo indietro? L’incendio letale di Almeria era difficile da contenere?

“Ci sono incendi con fiamme troppo intense. L’aria calda sale verso l’alto. Altra aria ricca di ossigeno fresco viene richiamata dall’esterno verso il centro del fuoco, che continua così ad autoalimentarsi. Le temperature raggiungono diverse centinaia di gradi. Noi, con particolari tute anticalore, possiamo avvicinarci fino a quando non incontriamo 100 o 150 gradi, oltre non riusciamo ad andare. Le turbolenze sopra il fuoco rendono pericoloso anche volare. In ogni caso, oltre un certo livello di fiamma la lotta attiva diventa inefficace oltre che rischiosa”.

Cosa fate allora?

“Arretriamo, troviamo delle linee rosse che il fuoco non deve superare e le rafforziamo, ad esempio togliendo vegetazione. A ogni squadra viene affidato un settore, e lì ha il compito di contenere l’avanzata delle fiamme”.

Come in una battaglia. C’è anche un generale che elabora le strategie?

“Ogni incendio ha i suoi coordinatori, sì. Molte informazioni arrivano da Bruxelles. Lì vengono raccolti i dati dei satelliti di Copernicus, che osservano i roghi dallo spazio e ci aiutano a elaborare una strategia. Li integriamo con le previsioni meteo per provare ad anticipare le mosse del fronte di fuoco”.

A che velocità avanza un incendio. Avete sempre la possibilità di scappare?

“Può arrivare a 6-7 chilometri orari. A piedi non ce la faremmo, abbiamo bisogno dei mezzi. A differenza di noi, il fuoco non si ferma davanti agli ostacoli. Avanza in modo costante”.

Siete in Francia perché ora l’emergenza è lì?

“La nostra è una presenza programmata. Da qualche anno esiste una strategia europea di protezione civile che prevede il distaccamento di alcuni vigili del fuoco stranieri nei paesi dove si prevedono più incendi. Noi dal Piemonte abbiamo portato una colonna con 11 mezzi e 25 persone. Con noi lavorano greci e rumeni. Nel corso dell’estate francesi, estoni e austriaci lavoreranno da noi in Sardegna”.

Perché quest’anno gli incendi sono così pericolosi?

“I fattori di rischio sono la temperatura dell’aria, l’umidità e il vento. Il caldo è intenso da settimane, e questo favorisce gli inneschi. Non piove da tempo e molta acqua è evaporata dal suolo. Anche la vegetazione è povera di umidità e brucia in tempi più rapidi. Se dovessimo essere costretti ad evacuare delle persone non avremmo certo tempo da perdere. Condizioni simili, soprattutto di secchezza, sono tipiche di metà agosto. Abbiamo ancora una lunga stagione davanti a noi”.

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