Ogni luce rossa che si accende sullo schermo con la mappa dell’Italia è un incendio. I puntini sono invece i pochi aerei per contrastarli. Disporli tutti dal nord al sud della penisola è come giocare una partita a scacchi, regolarmente con meno pezzi del tuo avversario. In Piemonte ad esempio alle due luci rosse accese dall’alba se ne aggiunge una terza alle undici del mattino. I quattro Canadair già in volo non riescono a coprirlo, ma il coordinatore dell’incendio, la persona che guida le operazioni stando accanto al fuoco, ha chiesto un aiuto dal cielo.
“Facciamo alzare un altro Canadair da Torino. Calcolando i 30 minuti necessari per le operazioni di decollo, sarà sul fronte del fuoco in 69 minuti”. Ernesto Faccendo, tenente colonnello dell’Aeronautica, è capoturno al Centro Operativo Aereo Unificato della Protezione Civile, a Roma. Da questa sala di controllo sempre attiva viene gestita la flotta aerea che risponde a tutte le emergenze in Italia e fuori.
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Ogni luce rossa che si accende sullo schermo con la mappa dell’Italia è un incendio. I puntini sono invece i pochi aerei per contrastarli. Disporli tutti dal nord al sud della penisola è come giocare una partita a scacchi, regolarmente con meno pezzi del tuo avversario. In Piemonte ad esempio alle due luci rosse accese dall’alba se ne aggiunge una terza alle undici del mattino. I quattro Canadair già in volo non riescono a coprirlo, ma il coordinatore dell’incendio, la persona che guida le operazioni stando accanto al fuoco, ha chiesto un aiuto dal cielo.
“Facciamo alzare un altro Canadair da Torino. Calcolando i 30 minuti necessari per le operazioni di decollo, sarà sul fronte del fuoco in 69 minuti”. Ernesto Faccendo, tenente colonnello dell’Aeronautica, è capoturno al Centro Operativo Aereo Unificato della Protezione Civile, a Roma. Da questa sala di controllo sempre attiva viene gestita la flotta aerea che risponde a tutte le emergenze in Italia e fuori.
Uno dei quattro elicotteri S-64 disponibili in Italia comunica un’avaria. Sono mezzi pesanti, capaci di portare 10mila litri d’acqua: 10 tonnellate. Superano anche i 6mila dei Canadair e i Vigili del Fuoco, che ne gestiscono due, gli hanno dato i nomi di capi e tribù indiane. “Cochise deve lasciare il suo incendio in Piemonte e tornare alla base” dice abbassando il telefono Carlo Senese, primo luogotenente dell’Aeronautica.
Non è l’unica brutta notizia. “Si è accesa una spia su uno dei Canadair impegnati in Calabria” annuncia Faccendo. “Capita spesso con i portelloni del serbatoio d’acqua che non chiudono bene. Non è grave, ma non possiamo ignorare un allarme. L’aereo deve tornare alla base a Lamezia”. Poco più a nord, sempre sulla costa calabra, un incendio è stato finalmente spento. Al Canadair che ci lavorava è rimasta una delle tre ore di autonomia. “Non lo fate tornare alla base, dirottatelo sul fuoco più a sud” decide Faccendo.
Un’ora di volo di un Canadair (15 quelli operativi al momento in Italia, che affiancano le flotte di elicotteri delle Regioni e delle Forze Armate) è una risorsa preziosa. Il fuoco poi si trova vicino al mare, che oggi è calmo, sotto al metro di onda che lo renderebbe pericoloso per lo scooping, il passaggio a pelo d’acqua per riempire i serbatoi.
La scelta di dirottare l’aereo sul secondo incendio è immediata. “Nel nostro lavoro dobbiamo essere affiatati” spiega Vincenzo Mattiangeli, primo luogotenente dell’Aeronautica. “Stiamo insieme da tanto e ci bastano uno sguardo, una parola a bassa voce per prendere una decisione nel tempo di un battito di ciglia”.
Altri due incendi continuano a bruciare in Sardegna. I turisti sono stati in parte evacuati e le acque cristalline di una spiaggia della Gallura sono offuscate dal fumo. Le foto le ha scattate lo stesso equipaggio del Canadair, un pilota e un copilota con il compito di sganciare l’acqua. L’aereo ora deve tornare all’aeroporto di Olbia per il rifornimento, dopo aver effettuato una quindicina di lanci.
“Un Canadair che vola dall’alba al tramonto consuma 12mila litri di carburante al giorno. Non tutti gli aeroporti in Italia sono in grado di rifornirli” spiega Faccendo. E per fortuna gli incendi in Gallura sono a poca distanza dal mare. “Lo scooping sta avvenendo davanti alla spiaggia. Viene scelto un punto calmo e sufficientemente al largo per non trovare bagnanti” spiega Camillo Perugini, direttore coordinatore speciale dei Vigili del Fuoco. “In questi casi chiediamo aiuto alla Guardia Costiera, che allontana i natanti”. L’immagine del sub gettato sul fuoco da un Canadair, che circola sul web, è falsa. “Il bocchettone da cui entra l’acqua è largo 12 centimetri e ha davanti un filtro” indica in una foto Faccendo.
Neanche i piloti in questo periodo hanno vita facile. Passare sull’aria turbolenta di un fuoco scuote l’aereo. Il fumo oscura la vista. La cabina, priva di pressurizzazione, viene investita in pieno dal caldo dell’incendio. “Molti piloti vengono dall’Aeronautica, sono stati addestrati non a caso sui bombardieri” spiega Faccendo. “Sganciare con precisione l’acqua sul fuoco richiede in fondo abilità simili”.
Mentre i Canadair sono di proprietà dei Vigili del Fuoco, i piloti dipendono da una società privata vincitrice di un appalto. Attualmente è l’Avincis, una multinazionale. “Fanno un lavoro pericoloso e devono sottostare a regole precise”, prosegue l’ufficiale. “Nell’aeroporto che li ospita deve esserci una stanza comoda e climatizzata. Hanno l’obbligo di riposare per un numero di ore prefissato, a una temperatura fresca. E’ sacrosanto, ma questi requisiti restringono ancor più il numero di aeroporti adatti ai Canadair”.
Quest’anno poi la stagione ha stravolto le previsioni. “In genere schieriamo buona parte della flotta antincendio al Sud” spiega Faccendo. “Le previsioni climatiche di inizio stagione ci avevano avvertito che il caldo sarebbe stato più intenso al Nord. Su Genova, che di solito ha un solo Canadair, ne abbiamo trasferiti altri cinque. Ora sono quasi tutti al lavoro in Piemonte, una regione che mai in passato ci aveva impegnato così tanto. Ma ci aspettiamo tanto lavoro anche al Sud. Sicilia e Calabria sono le regioni in cui storicamente vediamo più incendi”.
Sul Piemonte aerei ed elicotteri sono al lavoro dall’inizio del mese. Partito in basso, il fuoco ha raggiunto ora i 1.700 metri, zone spesso irraggiungibili a piedi. “Oltre che per spegnere il fuoco, abbiamo usato alcuni elicotteri per portare il personale” spiega Faccendo. La sera le fiamme sembrano estinte, ma la mattina successiva sono pronte a divampare di nuovo. Stanno investendo zone protette, con conifere alte, secche e ricche di resina.
“A volte, quando gli alberi hanno radici robuste, la combustione si propaga sottoterra” spiega il caporeparto dei Vigili del Fuoco Alessandro Micozzi. “L’incendio sembra spento, ma le fiamme rispuntano il giorno dopo a diversi metri di distanza”.
La migrazione degli incendi verso settentrione non è un fenomeno solo italiano. Mattiangeli l’anno scorso ha dato una mano ai colleghi in Austria, Germania e Svezia. “Sono paesi che non hanno esperienza. Anche solo per sceglierei bacini dove fare rifornimento bisogna partire da zero. In Austria alla fine abbiamo preso acqua dal Danubio”. L’Italia da questo punto di vista ha un meccanismo oliato da decenni di lotta. “La nostra flotta di Canadair, per quanto non sia sufficiente, resta la più grande d’Europa” spiega Faccendo.
Ieri il Centro Operativo ha gestito 23 interventi aerei, il numero più alto dall’inizio della stagione. Le temperature alte, il terreno e la vegetazione secchi favoriscono gli inneschi. Il bollettino di rischio incendi, emanato tutte le mattine dalla Protezione Civile, fa prevedere che anche per il resto dell’estate la partita si giocherà con sempre più pezzi dall’alta parte della scacchiera.