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Fakir, la strategia del Viminale: “Non sarà un nuovo Cucchi, se hanno colpe pagheranno”

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Piantedosi: “Chi ha pregiudizi non si fida dei pm”. I due poliziotti via dalla strada. La circolare interna del ministero: mai prolungare la compressione del torace
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Roma – Ci sono due concetti che si rincorrono, in queste ore, nei corridoi del Dipartimento di pubblica sicurezza e del Viminale. Il primo: «Non sarà un caso Cucchi», come a dire che stavolta nessuno intende nascondere nulla, che ogni elemento sarà consegnato immediatamente alla magistratura. Il secondo: «Ma nessuno pensi di scaricare le polemiche del caso Roggero, con il dibattito sull’uso della forza e la legittima difesa, su poliziotti che sono intervenuti soltanto per fare il proprio lavoro». È in questo equilibrio, tra trasparenza e difesa degli operatori, che il capo della Polizia Vittorio Pisani ha scelto la linea con cui affrontare uno dei casi più delicati degli ultimi anni.

La posizione politica viene scandita al Tg1 dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’…

Roma – Ci sono due concetti che si rincorrono, in queste ore, nei corridoi del Dipartimento di pubblica sicurezza e del Viminale. Il primo: «Non sarà un caso Cucchi», come a dire che stavolta nessuno intende nascondere nulla, che ogni elemento sarà consegnato immediatamente alla magistratura. Il secondo: «Ma nessuno pensi di scaricare le polemiche del caso Roggero, con il dibattito sull’uso della forza e la legittima difesa, su poliziotti che sono intervenuti soltanto per fare il proprio lavoro». È in questo equilibrio, tra trasparenza e difesa degli operatori, che il capo della Polizia Vittorio Pisani ha scelto la linea con cui affrontare uno dei casi più delicati degli ultimi anni.

La posizione politica viene scandita al Tg1 dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’iscrizione degli agenti nel registro previsto dalla nuova normativa, spiega, «non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni: riguarda persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione». Il ministro esprime «dispiacere e grande cordoglio» per la morte di Abderrahim Fakir, parla di «una grande tragedia», ma invita ad attendere il lavoro della magistratura. «Chi ha espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia — aggiunge — non ha fiducia né nelle forze di polizia né nella magistratura. È un episodio molto documentato da bodycam e altre riprese fatte».

È proprio sulle immagini che il Dipartimento costruisce la propria strategia. «Ci sarà una sorta di Var», ripetono fonti della pubblica sicurezza. Non un modo di dire. Significa che gli investigatori avranno a disposizione tutti gli elementi per ricostruire ciò che è accaduto: le registrazioni delle bodycam indossate dagli operatori, gli audio delle comunicazioni radio, le telefonate arrivate al 112, i filmati di videosorveglianza e le dichiarazioni raccolte nelle prime ore dopo l’intervento. Tutto è stato immediatamente trasmesso alla Procura di Bologna. È quella che, negli uffici del Viminale, definiscono la “linea della trasparenza”. Una scelta maturata fin dai primi minuti dopo la morte dell’uomo e condivisa dal capo della Polizia. Anche perché, spiegano, oggi esiste una quantità di materiale video che rende molto più difficile qualunque ricostruzione parziale. «Le immagini parleranno», è la convinzione.

Un elemento viene letto come una conferma di questo rapporto di fiducia: la Procura di Bologna ha affidato le indagini proprio alla Squadra Mobile. E nei corridoi del Dipartimento ricorre spesso un nome, quello del procuratore Paolo Guido. È il magistrato che ha coordinato la cattura di Matteo Messina Denaro e che oggi guida l’ufficio bolognese. La sua presenza viene indicata come una garanzia: per l’opinione pubblica, la famiglia della vittima ma anche per gli agenti coinvolti. Allo stesso tempo, però, nessuno all’interno della Polizia accetta l’idea di un processo anticipato. Se vi siano stati errori, o se qualcuno abbia oltrepassato i limiti imposti dai protocolli operativi, dovranno stabilirlo solo le consulenze e soprattutto le immagini. Gli agenti coinvolti non sono stati sospesi, come prevede la nuova norma del governo Meloni. Sono stati però immediatamente esonerati dai servizi su strada, una misura definita «a loro tutela» oltre che nell’interesse dell’indagine.

Parallelamente, gli investigatori stanno verificando anche il rispetto delle procedure operative. Repubblica è in possesso della circolare interna sulla gestione delle “persone non collaborative”, il documento che disciplina gli interventi nei confronti di soggetti in stato di alterazione psicofisica o che oppongono resistenza. Le linee guida prevedono come primo approccio la comunicazione empatica, il coinvolgimento dei sanitari, il mantenimento delle distanze e un uso della forza ispirato ai principi di necessità, gradualità e proporzionalità. Solo quando ogni altra soluzione risulti insufficiente è previsto il ricorso agli strumenti di coercizione, scegliendo sempre il mezzo meno invasivo e limitando il contenimento al tempo strettamente necessario.

Lo stesso documento richiama inoltre un principio preciso: evitare di prolungare la posizione prona e la compressione del torace, disponendo, una volta messa in sicurezza la persona, il suo spostamento in posizione laterale in attesa dei sanitari. Divieto di metterlo pancia a terra e uso delle fascette solo in casi particolari. A Bologna, però, Fakir è morto così.

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