Quest’anno l’hanno soprannominato Godzilla, tanto è forte. Non c’è nulla che unisca il mondo intero come El Niño, e già al suo affacciarsi l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha avvertito che potrebbe essere uno dei più caldi e intensi mai osservati.
Una fascia di oceano Pacifico vicino al Sudamerica, all’altezza dell’equatore, da un paio di mesi si sta riscaldando. Di norma El Niño fa salire le temperature dell’acqua di uno o due gradi. Stavolta, mescolandosi con il riscaldamento globale, si prevede che arrivi a 3,9 a dicembre. Sarebbe un record superiore al precedente (2015) di ben un grado.
Poiché gli effetti del Niño si fanno sentire soprattutto in inverno, è probabile che i mesi a cavallo tra 2026 e 2027 continueranno a far registrare temperature dell’aria più alte della media anche in Europa.
Come il battito d’ali della farfalla, infatti, anche un aumento di pochi gradi del Pacifico sa provocare squilibri in tutto il pianeta. Riscaldare l’acqua richiede più energia che non riscaldare l’aria. E 3,9 gradi distribuiti in un pentolone enorme come il Pacifico rappresentano una quantità di calore difficile anche da immaginare.
Non è un caso che l’ultimo anno in cui El Niño si è presentato (il 2024) sia stato il più caldo da quando esistono le misurazioni. Anche l’Europa, di norma schermata dagli effetti peggiori della corrente calda del Pacifico, potrebbe risentire di un aumento delle temperature tanto grande e diffuso. Il 2026, per come è iniziato, ha già ottime chance di scavalcare il primato di calore del 2024 a livello globale. E ci vorrà almeno tutta la prima parte del 2027 prima che il Pacifico torni al suo status normale.
In Sudamerica, in particolare Perù, Ecuador e Cile, sono già iniziate da metà luglio le piogge record. Australia, Indonesia, Asia meridionale e Africa meridionale possono invece aspettarsi siccità. L’India centrale quest’estate ha ricevuto solo il 50% della pioggia usuale. Entrambi gli eccessi causeranno la perdita di molti raccolti, dopo le difficoltà di un’estate calda e senza piogge che ha tagliato la produzione di grano in Europa.
E’ per questo che la Fao ha annunciato un aggravamento della fame nel mondo, la Banca Centrale Europea prevede ancora tensioni sul fronte dell’inflazione e l’Agenzia Internazionale per l’Energia si aspetta consumi per l’aria condizionata ancora alti, proprio in un momento di difficoltà di approvvigionamento di combustibili per la guerra in Iran.
Un’analisi di Unicredit parla di “climateflation”, un mix di riscaldamento climatico e inflazione causati da El Niño, con effetti “sui raccolti più esposti come riso, olio di palma, zucchero e caffè e aumenti dei prezzi tra il 50% e il 100%”. La banca Goldman Sachs prevede un aumento complessivo dei costi delle materie prime alimentari del 15,8%, che dovrebbe tradursi nei supermercati europei in una spesa per il cibo gonfiata dell’1,3% fino al 2028.