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Bimbo morto a Tropea. La direttrice dell’asilo: “Distrutti, pensavamo fosse un virus comune”

(ansa)

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Serena Miceli, dirigente della Family Baby School: “Non aveva fame, abbiamo chiamato i genitori”. Ispettori tornano nella scuola. Sotto sorveglianza 38 piccoli
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"Alessio Pio era inappetente l’ultima volta che lo abbiamo visto. Pensavamo avesse una comune gastroenterite e adesso siamo tutti distrutti. È assurdo che nel 2026 un bambino possa morire così”: non si dà pace Serena Miceli, dirigente della Family Baby School di Tropea, dove il piccolo di 18 mesi – morto nell’ospedale di Catanzaro il 22 luglio – potrebbe aver contratto un batterio, dal quale è iniziato il suo malessere poi degenerato. Riceve telefonate a raffica, mentre i poliziotti tornano nell’asilo, che potrebbe essere stato il focolaio della diffusione del Clostridium difficile, nell’ambito dell’inchiesta che dovrà stabilire come sia morto Alessio Pio, di Zungri, che fino al 17 luglio ha frequentato proprio la Family Baby School. Quel giorno il piccolo aveva i sintomi di un malessere, come ricorda la dirigente Serena Miceli: “Era inappetente, abbiamo provato a invogliarlo a mangiare ma non c’è stato verso e abbiamo avvisato la famiglia”. La mamma Maria Savia è andata a prenderlo, …

"Alessio Pio era inappetente l’ultima volta che lo abbiamo visto. Pensavamo avesse una comune gastroenterite e adesso siamo tutti distrutti. È assurdo che nel 2026 un bambino possa morire così”: non si dà pace Serena Miceli, dirigente della Family Baby School di Tropea, dove il piccolo di 18 mesi – morto nell’ospedale di Catanzaro il 22 luglio – potrebbe aver contratto un batterio, dal quale è iniziato il suo malessere poi degenerato. Riceve telefonate a raffica, mentre i poliziotti tornano nell’asilo, che potrebbe essere stato il focolaio della diffusione del Clostridium difficile, nell’ambito dell’inchiesta che dovrà stabilire come sia morto Alessio Pio, di Zungri, che fino al 17 luglio ha frequentato proprio la Family Baby School. Quel giorno il piccolo aveva i sintomi di un malessere, come ricorda la dirigente Serena Miceli: “Era inappetente, abbiamo provato a invogliarlo a mangiare ma non c’è stato verso e abbiamo avvisato la famiglia”. La mamma Maria Savia è andata a prenderlo, nel pomeriggio - insieme al marito Domenico - lo ha portato all’ospedale di Vibo, dove è stato ricoverato fino al 21 luglio. Martedì le sue condizioni si sono aggravate ed è stato trasportato in stato di sepsi all’ospedale di Catanzaro, dove è stato ricoverato in Terapia intensiva ed è morto il 22 luglio.

E’ a Catanzaro che è stato aperto il primo fascicolo dell’inchiesta, che viene condotta insieme alla Procura di Vibo, dalla polizia della stessa città. L’ipotesi, al momento, è omicidio colposo a carico di ignoti e le questioni da approfondire sono tante. Un passaggio fondamentale sarà l’autopsia sul corpicino di Alessio Pio, che è stato posto sotto sequestro. Sequestrato anche l’asilo, nel quale sono in corso sia i controlli dell’Asp chedei poliziotti. Bisogna capire innanzitutto se vi siano tracce del batterio che si ipotizza abbia contagiato una decina di bambini, cinque dei quali finiti in ospedale e dai cui referti si è capito che il responsabile del loro malessere potrebbe essere il Clostridium. In tal senso, verifiche mirate saranno effettuate sui fasciatoi, considerato che il batterio si contagia per via oro-fecale ed è possibile che sia stato trasmesso durante i cambi dei pannolini.

Quello che la dirigente ipotizza è che il Clostridium sia arrivato alla Family Baby School dall’esterno, perché “non si trova nelle scuole ma nelle strutture ospedaliere”. Miceli si mostra estremamente collaborativa con chi sta svolgendo gli accertamenti e sottolinea che “la scuola sta vivendo un momento di disperazione per la perdita di Alessio Pio”. Dall’alba del 22 luglio il suo telefono è incandescente, sia per gli adempimenti burocratici da compiere che per la necessità di fornire informazioni ai genitori degli iscritti. La scuola è stata chiusa il giorno successivo, dopo che le condizioni del piccolo si sono aggravate. Fino a quel giorno, l’epidemia di disturbi gastrointestinali era apparsa come uno dei tanti contagi che assalgono i bimbi piccoli e che in estate si manifestano con maggiore violenza. “Ogni mamma sa che quei sintomi sono frequenti nei bambini e che, con le temperature così alte, ci sono tanti fattori che possono peggiorare la situazione”, dice.

Il malessere di Alessio Pio, insomma, all’inizio sembrava quasi routinario e la situazione, nei primi giorni di ricovero a Vibo, sotto controllo. Quale sia il motivo per cui il piccolo si sia improvvisamente aggravato lo scopriranno le indagini. E anche se il batterio che si è diffuso tra i bimbi sia effettivamente il Clostridium.

Gli uomini della Squadra Mobile, unitamente ad alcuni consulenti tecnici, sono stati incaricati di effettuare alcune specifiche analisi inerenti anche aspetti igienico-sanitari della struttura. Il tutto al fine di ricostruire con precisione gli avvenimenti antecedenti al decesso. Al momento nessuna ipotesi viene esclusa dagli investigatori e la presenza di un batterio - il Clostridium difficile - resta una delle piste investigative, ma sarà necessario attendere gli esiti dell'autopsia, che sarà svolta dai medici legali dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. Importanti anche gli esami microbiologici per capire se esista un collegamento tra tutti i casi dei bambini che hanno avvertito disturbi gastrointestinali.

Tutti i bambini, complessivamente 38, che hanno fatto accesso nell'ultimo mese alla struttura didattica di Tropea restano sotto la sorveglianza delle autorità sanitarie. L'Asp di Vibo Valentia ha acquisito l'elenco dalla dirigenza dell'asilo.

Intanto, il sindaco di Tropea, Nino Macrì, cerca anche lui di rassicurare i genitori dei bimbi che fino a pochi giorni fa hanno frequentato la scuola e che sono ovviamente preoccupati: “Capisco la loro apprensione ma non bisogna farsi prendere dal panico, la situazione adesso è sotto controllo e, per fortuna, gli altri bambini che sono stati ricoverati sembrano essere in buone condizioni”. “Si tratta di una tragedia immane per la famiglia colpita e le comunità coinvolte – aggiunge – ben venga ogni eccesso di celo, nelle cure prestate all’unico bambino rimasto in ospedale e nelle indagini”.

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