BOLZANO – Non c’è angolo di verde, lungo il fiume Isarco, dove non spuntino bici cariche di bambini, piedi minuscoli dentro a sandali colorati, passeggini spinti da mani anche giovanissime dirette verso altalene, tappeti elastici scavati nelle aree giochi, dondoli protetti dall’ombra degli alberi. Sono le cinque del pomeriggio passate quando a Bolzano si suda a quasi 40 gradi sotto il sole. Eppure la città è piena di mamme e papà con figli anche molto piccoli che compaiono da ogni dove. Un’immagine che stride rispetto al deserto di tante città svuotate dalle ferie di agosto. «E dal vuoto pneumatico di attività per le famiglie che, anche nei mesi estivi, devono pur lavorare».
Edoardo, 45 anni, cammina lungo via Parma. Siamo nel quartiere Don Bosco, una delle zone popolari del capoluogo al centro …
BOLZANO – Non c’è angolo di verde, lungo il fiume Isarco, dove non spuntino bici cariche di bambini, piedi minuscoli dentro a sandali colorati, passeggini spinti da mani anche giovanissime dirette verso altalene, tappeti elastici scavati nelle aree giochi, dondoli protetti dall’ombra degli alberi. Sono le cinque del pomeriggio passate quando a Bolzano si suda a quasi 40 gradi sotto il sole. Eppure la città è piena di mamme e papà con figli anche molto piccoli che compaiono da ogni dove. Un’immagine che stride rispetto al deserto di tante città svuotate dalle ferie di agosto. «E dal vuoto pneumatico di attività per le famiglie che, anche nei mesi estivi, devono pur lavorare».
Edoardo, 45 anni, cammina lungo via Parma. Siamo nel quartiere Don Bosco, una delle zone popolari del capoluogo al centro dell’Alto Adige. Una delle bolle dove si continuano a fare figli, unico angolo d’Italia che nulla ha a che vedere con i ritmi con cui le culle rimangono vuote nel resto del Paese, con una media di 1.55 figli per coppia, vicinissima alla Francia, contro un dato nazionale piombato a 1,14. Pantaloni lunghi e camicia con le grinze dopo una giornata di lavoro iniziata presto nel centro commerciale vicino all’aeroporto, osserva Pietro, 5 anni, mentre scivola su un monopattino blu. «Quest’estate io e mia moglie ci siamo presi due settimane di ferie a giugno, quand’è finita la scuola. Per il resto non siamo mai stati soli, c’è un sistema di aiuti e di attività incredibile per i bambini, perfino la settimana di Ferragosto».
Una rete, quella che nasce dall’intreccio di iniziative messe in campo da Comune e associazioni, che aiuta mamme e papà ad affrontare l’estate. Si aggiunge a un fitto pacchetto di agevolazioni per conciliare il lavoro con la famiglia messo in campo dalla Provincia. Da assegni extra per chi ha bambini che vanno oltre gli aiuti statali a una capillare presenza di nidi, microstrutture e Tagesmutter, gli asili familiari per i piccolissimi, che rendono questo territorio un luogo a misura d’uomo e di famiglie. «Abbiamo tre pilastri nelle nostre politiche», spiega Rosmarie Pamer, assessora al Sociale della provincia autonoma di Bolzano. Il primo è il sistema di aiuti economici. Un sostegno per ogni figlio, dalla nascita fino ai suoi diciotto anni. Un contributo mensile da 60 euro a 78 in base all’Isee. Se ne aggiunge un altro destinato ai nuclei familiari con bambini fino ai tre anni: 200 euro al mese indipendentemente dal reddito. Boccate d’ossigeno per in neogenitori che vanno a sommarsi all’assegno unico statale. Un terzo è pensato per i papà. «Vogliamo rafforzare anche la paternità — prosegue Pamer — e quindi garantiamo 800 euro al mese, per tre mesi, a chi prende il congedo». Un modo per compensare gli stipendi che si alleggeriscono fino al 30 per cento quando ci si assenta dal lavoro per accudire i figli.
Poi c’è il grande capitolo della conciliazione. Qui è il 40 per cento dei bimbi fino a tre anni ad avere un posto negli asili o a essere seguiti dagli assistenti domiciliari all’infanzia che accolgono a casa fino a cinque bebè. «L’obiettivo fissato dall’Unione europea per il 2030 è il 45 per cento, dice Pamer sorridendo. Qui ci mancano solo cinque punti per raggiungerlo». Iniziative, quelle per la famiglia, che sul bilancio provinciale pesano circa 200 milioni ogni anno.
Ecco però un altro tassello inedito per la stragrande maggioranza delle realtà italiane. Un programma dettagliato per coprire ore o intere giornate per tutto il tempo in cui la scuola non c’è. Dal ponte dei morti alle vacanze di Natale fino agli interminabili mesi estivi, un vero incubo per migliaia di genitori. «Ogni anno a febbraio inviamo un opuscolo con tutte le attività per l’estate, in modo che le famiglie possano organizzarsi, per noi il welfare è importantissimo e 12 settimane senza la scuola non finiscono più». A parlare è Johanna Ramoser, assessora alla Scuola in Comune. Mostra un libricino con corsi di lingue, giochi, attività sportive, arrampicate, corsi di danza, laboratori creativi semplici settimane dedicate a giochi di ogni tipo proposte in collaborazione con cinquanta associazioni che garantiscono insieme all’amministrazione una copertura fino a settembre, per ogni fascia di età.
«Si pagano, ma almeno sai che un posto dove lasciare tuo figlio c’è», racconta Jentor, 44 anni, infermiere come la moglie Elena. Un figlio alla materna e il desiderio di un altro, appena si può. Nell’equipe con cui lavora in ospedale solo un infermiere su sette ha prenotato le ferie ad agosto. «Gli altri mesi costa meno e c’è meno gente». E qui, dice indicando il parchetto davanti casa pieno di bimbi anche sul filo di Ferragosto, «ci permettono di scegliere».