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Barcellona, l’ansia dei genitori di Nicola Maggiotto: “È dura, durissima. Possiamo solo aspettare”

Nicola Maggiotto

Nicola Maggiotto

 

L’attesa fuori dalla terapia intensiva dell’hospital del Mar dei parenti del ragazzo mandato in coma da un pugno durante la movida

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BARCELLONA – "È dura, durissima. Ma questo dobbiamo fare. Aspettare". Papà Daniele Maggiotto e mamma Loretta non si allontanano mai dalla terapia intensiva dell'hospital del mar di Barcellona dove da quasi una settimana loro figlio Nicola, il più piccolo, è in coma farmacologico dopo l'aggressione subita fuori dal beach club Seasea al Parc Forum.

Occhi lucidi, la stanchezza si vede sul volto e si sente dal tono di voce basso, garbato ma provato.

È il papà del 21enne l'unico dei due genitori che finora si è fatto carico di provare a restituire la sofferenza di questa famiglia di Asolo, nel Trevigiano, che si è ritrovata di botto nell'incubo peggiore di un figlio che lotta per sopravvivere.

"Non ci resta che sperare" dice il padre, che ora preferisce un po' di cautela e silenzio dopo le tante dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi, alcune a suo parere fraintese. Come quelle che il movente dell'aggressione al figlio fosse legato ai fatti di Ceuta e ai dissidi tra Roma e Madrid quindi a una sorta di odio verso gli italiani.

Daniele Maggiotto
Daniele Maggiotto 

Lui, autista di professione, e la moglie, sono a Barcellona da Ferragosto per assistere il figlio che è in coma ma in condizioni stabili che lasciano intravedere qualche speranza. Il team dell’ospedale li sta assistendo anche con il supporto di un interprete e una psicologa.

Intanto proseguono le indagini affidate ai Mossos d'Esquadra di Badalona su quanto accaduto la sera di mercoledì 12 agosto. All'uscita dal locale, alle 22.20 circa, Nicola è con i suoi amici, tutti rugbisti, e, secondo quanto ricostruito finora, viene aggredito alle spalle con un pugno secco sulla nuca. Da quel momento non si è mai più risvegliato.

L'esterno del locale Seasea Club teatro dell'aggressione
L'esterno del locale Seasea Club teatro dell'aggressione 

Gli amici sostengono che l'aggressore facesse parte di un gruppo di nordafricani, probabilmente spagnoli di seconda generazione. Le telecamere del locale e del port Esportif sono al vaglio degli investigatori catalani proprio per chiarirlo.

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