«Il femminicidio di Tania Terrin è una sconfitta per lo Stato». Non usa mezzi termini il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni. Il senatore di Fratelli d’Italia ha annunciato che in via Arenula l’ipotesi di un’ispezione sul caso della 39enne strangolata a Ferragosto dall’ex compagno Dino Keber è tutt’altro che remota: «Insieme al ministro Nordio valuteremo l’invio di ispettori del ministero della Giustizia in procura a Venezia per capire cosa non abbia funzionato», dice Balboni. Se il Guardasigilli darà il via libera, gli ispettori cercheranno eventuali irregolarità, omissioni o carenze da segnalare al gabinetto del ministro.
Le indagini dei magistrati veneti, intanto, continuano. Ieri il sostituto procuratore Stefano Strino ha disposto l’autopsia.…
«Il femminicidio di Tania Terrin è una sconfitta per lo Stato». Non usa mezzi termini il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni. Il senatore di Fratelli d’Italia ha annunciato che in via Arenula l’ipotesi di un’ispezione sul caso della 39enne strangolata a Ferragosto dall’ex compagno Dino Keber è tutt’altro che remota: «Insieme al ministro Nordio valuteremo l’invio di ispettori del ministero della Giustizia in procura a Venezia per capire cosa non abbia funzionato», dice Balboni. Se il Guardasigilli darà il via libera, gli ispettori cercheranno eventuali irregolarità, omissioni o carenze da segnalare al gabinetto del ministro.
Le indagini dei magistrati veneti, intanto, continuano. Ieri il sostituto procuratore Stefano Strino ha disposto l’autopsia. Sarà il professor Claudio Terranova, dell’Università di Padova, a fare chiarezza sulla morte della trentanovenne. L’esame è fissato per domani pomeriggio. Terranova aveva già eseguito l’autopsia su Giada Zanola, gettata dall’ex compagno Andrea Favero da un cavalcavia dell’A4 a Vigonza nel maggio 2024. Zanola lavorava a Vigonovo, lo stesso paese di Vanessa Ballan, uccisa nel 2023 da Bujar Fandaj mentre era incinta, e dove vivevano Giulia Cecchettin e Filippo Turetta.
Come Camponogara e Dolo, fa parte della Riviera del Brenta: appena 130mila abitanti distribuiti in sei comuni tra Padova e Venezia, dove in tre anni si sono consumati tre femminicidi. Un dato a cui si affianca quello delle donne accolte per la prima volta allo Sportello antiviolenza dei comuni della Riviera: 39 nei primi sette mesi dell’anno, quasi quante le 48 dell’intero 2025. In tutto, quelle seguite sono 93.
Il caso di Tania Terrin continua a montare anche sul fronte politico. La senatrice del Pd Valeria Valente, componente della commissione bicamerale sul femminicidio, ha annunciato sui social che le senatrici dem presenteranno un’interrogazione parlamentare: «C’era tutto: le mani al collo, il referto, i precedenti. Mancava una misura cautelare contro l’uomo che aveva denunciato. La falla, però, non è nel diritto penale. È nella capacità di applicarlo», scrive.
Del resto, la dinamica emersa finora parla di una tragedia annunciata. La scia di violenze domestiche messa in atto da Dino Keber era iniziata ben prima del 15 agosto, quando ha strangolato Tania Terrin nella casa della donna a Camponogara, per poi tornare nel suo appartamento di Dolo e impiccarsi. Le aggressioni precedenti al femminicidio, secondo la madre Marinella Forner, sarebbero state tre, mentre le denunce presentate da Tania e dai genitori «sette o otto».
«Doveva starle distante, ma al massimo dopo un mese tornava a farsi vivo. Da madre temevo che prima o poi sarebbe successo qualcosa». Ad aprile Keber aveva ricevuto un ammonimento del questore dopo un tentativo di strangolamento. Poi, i rapporti tra i due sembravano migliorati, tanto che a giugno la donna aveva riferito in procura anche di una serata insieme in pizzeria. Dalle indagini, però, è emerso che Keber avrebbe già mandato in ospedale quattro donne prima di Terrin. A lei inviava foto e video, minacciando di farsi del male se lei non l’avesse coinvolto nella sua vita. Anche il cappio con cui si è ucciso, secondo la madre, Tania lo conosceva già. Glielo avrebbe fatto vedere ogni volta che si stavano per lasciare. Minacce e ricatti emotivo che Keber avrebbe utilizzato per tenerla legata a sé.