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Scholz: “Che emozione il Papa a Rimini, una visita storica improntata al dialogo”

BERNHARD SCHOLZ, PRESIDENTE FONDAZIONE MEETING 

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Intervista al presidente della Fondazione Meeting: “Non cerchiamo la polarizzazione, ma la possibilità di entrare nei contenuti e affrontare la complessità di situazioni spesso semplificate”
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«L’immagine che mi porto dentro, tra le tantissime che ci hanno emozionato?». Bernhard Scholz sa di aver scritto, con il popolo di Cl, una pagina che resterà nella storia del Meeting . «Mentre percorrevamo tutti i padiglioni, gremiti, non dimenticherò questa forte e gioiosa corrispondenza tra i sorrisi del Papa e i visi raggianti dei giovani, delle famiglie, di tantissime persone di ogni età che lo sfioravano, gli tendevano le mani. Ecco, se devo usare un’immagine, l’ho vissuto come una festa che era entusiasta e, al tempo stesso, cosciente del grande significato», sottolinea il presidente della Fondazione.

Il primo significato, per lei?

«Avere fra noi il successore di Pietro. E vedere che prima ancora che noi lo accogliessimo, lui stava già abbracciando noi».

Non sono solo carezze, però. Papa Leone è consapevole della storia del Meeting, ma fermo nell’appello che consegna: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti anche nelle organizzazioni in cui operiamo”. È difficile da tradurre…

«L’immagine che mi porto dentro, tra le tantissime che ci hanno emozionato?». Bernhard Scholz sa di aver scritto, con il popolo di Cl, una pagina che resterà nella storia del Meeting . «Mentre percorrevamo tutti i padiglioni, gremiti, non dimenticherò questa forte e gioiosa corrispondenza tra i sorrisi del Papa e i visi raggianti dei giovani, delle famiglie, di tantissime persone di ogni età che lo sfioravano, gli tendevano le mani. Ecco, se devo usare un’immagine, l’ho vissuto come una festa che era entusiasta e, al tempo stesso, cosciente del grande significato», sottolinea il presidente della Fondazione.

Il primo significato, per lei?

«Avere fra noi il successore di Pietro. E vedere che prima ancora che noi lo accogliessimo, lui stava già abbracciando noi».

Non sono solo carezze, però. Papa Leone è consapevole della storia del Meeting, ma fermo nell’appello che consegna: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti anche nelle organizzazioni in cui operiamo”. È difficile da tradurre nel quotidiano, nelle relazioni?

«Certo, è una grande sfida che accettiamo con sincerità, coscienti che abbiamo di fronte un rischio educativo, quello di cui ci ha sempre parlato don Giussani».

Nel confronto con la realtà?

«Sì, perché da una parte bisogna evitare approcci ideologici e dall’altra l’indifferenza o la rassegnazione. Ma la chiave è sempre una: il dialogo. Che aiuta ad affrontare questa sfida nel modo più costruttivo possibile».

Dialogo o appartenenza? Il Meeting è stato visto anche come la comunità dove certi big del Palazzo si prendono applausi o ovazioni a buon mercato. Il messaggio del Papa influirà anche su questo?

«È vero che da qualcuno il Meeting viene visto così, ma non è il suo vero volto. Ovunque c’è un dialogo, cerchiamo di porre domande che riguardino le ragioni delle decisioni: politiche o economiche. Non cerchiamo la polarizzazione».

Che, però, la politica usa.

«Ma per questo noi tentiamo di entrare nei contenuti, affrontare la complessità di tante situazioni che spesso vengono semplificate con slogan o conflitti ad effetto».

Questa comunione con Leone XIV può rendervi più liberi, sprigionare nuove energie?

«La certezza del Santo Padre, la sua libertà e la sua lungimiranza sono liberanti, certo. E trasmettono la fiducia indispensabile per mettere in gioco i propri talenti, le energie».

“Siate pionieri coraggiosi”, vi chiede anche il Papa. Significa combattere contro chi appoggia le guerre, contro chi vede solo i confini e non le persone?

«Il Meeting, fin dalla sua origine, ha nell’orizzonte l’amicizia tra i popoli ed è quindi nel nostro dna far emergere testimonianze di pace anche dove sembra impossibile. Come avviene anche quest’anno: testimoni dal Libano, dalla Terra Santa, dall’Ucraina o dalla Nigeria. E ogni volta rimaniamo sorpresi di quanto una singola persona, un piccolo gruppo possa creare riconciliazione, portare segni di speranza per tanti. Questi sono i veri pionieri coraggiosi, e noi vogliamo imparare da loro».

Presidente, lei ha detto al Pontefice: “Questa visita segnerà la nostra strada”. Verso quale orizzonte?

«Un orizzonte importante è l’affermazione del Santo Padre che “il futuro è una promessa e non una minaccia”. In un momento storico segnato da una crescente conflittualità e pieno di incognite, penso sia il primo compito nei confronti delle giovani generazioni testimoniare la possibilità di costruire un futuro anche in condizioni avverse. I giovani hanno il desiderio di creare una vita buona, interessante e coinvolgente; noi dobbiamo sostenerli affinché possano seguire questo desiderio con responsabilità e libertà».

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