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Barcellona, riapre gli occhi il 21enne in coma per un pugno: “Ha stretto la mano alla mamma”

Nicola Maggiotto (ansa)

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Il ragazzo resta però sedato. L’aggressione fuori da un locale nella notte tra il 12 e il 13 agosto
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Papà Daniele che sposta una sedia nella stanza del figlio, un rumore banale che stavolta però diventa speciale. È questo suono quotidiano che sabato sera, 22 agosto, fa aprire gli occhi a Nicola Maggiotto, il 21enne di Asolo, nel Trevigiano, in coma indotto dalla sera del 12 agosto scorso dopo un’aggressione fuori da un locale a Barcellona. È la prima volta dopo dieci giorni di buio, un segnale di speranza. Non l’unico in questa camera della terapia intensiva dell'hospital del Mar di Barcellona dove un giovane italiano lotta per tornare a vivere.

La speranza

Nicola, colpito alla nuca da un violento pugno sferrato alle spalle, ha tenuto lo sguardo sul padre, lo ha seguito con gli occhi, ha mosso gambe e braccia e poi ha stretto la…

Papà Daniele che sposta una sedia nella stanza del figlio, un rumore banale che stavolta però diventa speciale. È questo suono quotidiano che sabato sera, 22 agosto, fa aprire gli occhi a Nicola Maggiotto, il 21enne di Asolo, nel Trevigiano, in coma indotto dalla sera del 12 agosto scorso dopo un’aggressione fuori da un locale a Barcellona. È la prima volta dopo dieci giorni di buio, un segnale di speranza. Non l’unico in questa camera della terapia intensiva dell'hospital del Mar di Barcellona dove un giovane italiano lotta per tornare a vivere.

La speranza

Nicola, colpito alla nuca da un violento pugno sferrato alle spalle, ha tenuto lo sguardo sul padre, lo ha seguito con gli occhi, ha mosso gambe e braccia e poi ha stretto la mano alla madre. “I genitori rincuorati da questi piccoli primi gesti hanno trascorso tutta la notte al suo fianco” racconta l’avvocato della famiglia Maggiotto, Monica Cornaviera, che li assiste col collega Alessio Castellano del foro catalano. La legale aggiunge: “Ovviamente si tratta di piccoli progressi che però riempiono di fiducia e speranza tutti noi. La terapia farmacologica è stata ulteriormente diminuita in previsione di un risveglio totale. Le infermiere che assieme ai genitori hanno assistito a questi primi segnali di risveglio li hanno interpretati in maniera molto positiva pur ricordando che ci vorrà ancora tanta, tanta pazienza”.

La solidarietà

Una buona notizia per tutti, specialmente per la famiglia che da Ferragosto è volata a Barcellona e ha sempre assistito il figlio, il secondogenito, senza sosta, ricoverato dal 12 agosto in terapia intensiva all’hospital del Mar di Barcellona. Sono proprio i genitori, Daniele e Loretta, a ricordare la gara di solidarietà attorno a loro. C'è chi ha offerto un alloggio, chi una traduzione, chi una preghiera come un catanese che vive a Barcellona che ha portato in ospedale persino un santino di Sant’Agata."Mi sono fatta avanti per dare il mio aiuto, il mio support”, dice Valentina, friulana che vive a Barcellona da anni, “so cosa vuol dire stare tanto tempo in ospedale, è successo anche a me e volevo rendermi utile". Sabato sera si è tenuta peraltro una messa nella chiesa di Sant'Ana di Barcellona durante la quale il parroco ha invitato la comunità a pregare per Nicola. In ospedale si sono recati a fare visita anche Ignacio Furest e il suo socio, i due gestori del locale Seasea Club, il beach club dove Nicola e i suoi amici hanno trascorso la serata del 12 agosto prima di essere aggredito fuori dal club, alle 22.20, quando il locale ormai era chiuso e i buttafuori verso casa. “Ignacio Furest e José Maria hanno voluto manifestare la loro vicinanza alla famiglia”, dice una fonte vicina al club.

Le indagini

Intanto proseguono le indagini dei Mossos d’Esquadra per rintracciare l’aggressore che ha ridotto in fin di vita il 21enne di Asolo. Si sta chiarendo se il gruppo di cui fa parte fosse effettivamente uscito dal locale fronte porto frequentato solo da turisti come i ragazzi italiani – anche se dentro non risulta alcun contatto –oppure se le due compagnie si siano incontrate fuori e se il gruppo che, secondo le testimonianze, parlava in spagnolo e di cui una metà, secondo quanto emerso, era di origini nordafricana, fosse fuori in giro nella zona di “frontera” del Port Forum in attesa, chissà, di attaccare briga con qualcuno.

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