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Le vite separate dei Moretti: ma dopo le botte di Jacques, Jessica non ha denunciato

Jessica Moretti

 

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Sul processo per il rogo a Le Constellation potrebbe pendere l’arresto del corso. Chiederà l’infermità mentale
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CRANS-MONTANA – «Come sta signora Moretti?». Rilassata al telefono, al volante della Porsche Cayenne nera di famiglia, Jessica accenna un sorriso e mostra il pollice alzato: «Tutto bene». Nessuna ecchimosi visibile, nessun segno di medicazioni: il passo è spedito, tra l’uscio e l’auto posteggiata nel cortile della villa. T-shirt bianca e jeans, occhiali da sole scuri anche se il cielo plumbeo minaccia pioggia, Jessica si accorge presto che l’interlocutore non è un vicino di casa.

La gentilezza svanisce, prova a nascondere il volto e smette di parlare la moglie di Jacques: lui è in carcere a Sion con l’accusa di “violenze domestiche” contro di lei, formulata dopo l’intervento della polizia del Vallese nella notte t…

CRANS-MONTANA – «Come sta signora Moretti?». Rilassata al telefono, al volante della Porsche Cayenne nera di famiglia, Jessica accenna un sorriso e mostra il pollice alzato: «Tutto bene». Nessuna ecchimosi visibile, nessun segno di medicazioni: il passo è spedito, tra l’uscio e l’auto posteggiata nel cortile della villa. T-shirt bianca e jeans, occhiali da sole scuri anche se il cielo plumbeo minaccia pioggia, Jessica si accorge presto che l’interlocutore non è un vicino di casa.

La gentilezza svanisce, prova a nascondere il volto e smette di parlare la moglie di Jacques: lui è in carcere a Sion con l’accusa di “violenze domestiche” contro di lei, formulata dopo l’intervento della polizia del Vallese nella notte tra l’11 e il 12 agosto. I coniugi, imputati per la strage di Capodanno al Constellation, sono ormai divisi da due settimane: contatti interrotti causa lesioni e shock, certificati dai medici del pronto soccorso di Sierre. Lei, subito dimessa dopo l’allarme che ha reso necessario l’intervento della polizia, ora è a casa con i due bambini. Di primo mattino accompagna quello di quattro anni alla scuola materna, che lo accoglie dopo “l’espulsione” dal più esclusivo e costoso istituto di Crans. Segue un passaggio dalla polizia per l’obbligo di firma e quindi di nuovo da sola fino al pomeriggio, barricata nella villa che già mostra segni di abbondano.

Lui, interrotta la lite con la forza grazie all’immediato intervento degli agenti, e portato direttamente in carcere su richiesta della procura, è invece in attesa di sapere se, come e quando potrà lasciare la cella, con l’unico vincolo della firma quotidiana. Proprio quest’obbligo avrebbe scatenato lo scontro tra i coniugi, sotto inchiesta con altri 14 tra politici e tecnici per il rogo che ha causato 41 morti, di cui 6 italiani, e 115 feriti.

Jessica Moretti

 

Alla vigilia dell’intervento notturno dell’ambulanza, i giudici avevano negato la sostituzione della firma in caserma con una videochiamata “da un luogo noto”, come sollecitato da Jacques: e l’8 agosto lo stesso tribunale aveva prorogato di tre mesi le misure coercitive. I tre legali della coppia oggi ripetono che i fatti di due settimane fa «sono eventi che riguardano esclusivamente la vita privata, nel contesto di una prova particolarmente dura». Confermano però le molte testimonianze delle ultime ore: «Jacques ha avuto un crollo nervoso, esploso per la prospettiva di doversi presentare quotidianamente alla polizia almeno fino a ottobre, dopo aver perso 15 chili in pochi mesi». Anche la procuratrice Beatrice Pilloud, indirettamente, conferma l’aggressione: «Nessuna dichiarazione – dice – su casi di violenza domestica».

A sorprendere gli inquirenti, il fatto che i legali dei Moretti abbiano gestito insieme la drammatica svolta nella relazione tra i coniugi, fino ai primi di agosto apparsi concordi nella reciproca difesa: al punto di tacere per quasi due settimane le cure mediche prestate a lei e l’arresto di lui. Finora Jessica non ha denunciato Jacques, che ha precedenti solo per sfruttamento della prostituzione. Non lo ha però nemmeno scagionato, innescandone l’arresto: per chi indaga, proprio la tenuta del loro rapporto, o una rottura, risulteranno decisivi sia per respingere una nuova richiesta di interruzione della custodia cautelare, sia per il destino del processo in corso sul rogo dentro Le Constellation.

Jessica Moretti

 

«Impossibile – spiega un legale svizzero – rimandare a casa Jacques con il rischio di una reiterazione del reato. Se disponesse di un altro alloggio, potrebbe ottenere i domiciliari. Una crisi famigliare, separando il suo destino da quello di moglie e figli, moltiplica però i presupposti di un pericolo di fuga». È tale timore, sostenuto da altri indizi, ad aver convinto la procura a rimettere subito in carcere “il Corso”: ponendo al sicuro Jessica, corre però il rischio di complicare l’inchiesta sulla strage di Capodanno. Gli avvocati di Jacques adesso puntano sull’infermità mentale e premono per farlo trasferire dalla cella di Sion al Centro Curabilis di Ginevra. Un nuovo certificato di sofferenza nervosa, dopo quello presentato in aprile, potrebbe far rinviare i suoi interrogatori, fissati tra fine novembre e dicembre: allungare il processo e spostare sempre più in là una prima condanna, comporta un cruciale peso civilistico.

Rilevanti anche per Jessica, le conseguenze di una rottura con il marito: riconosciuta vittima di violenze domestiche, risulterebbe più credibile se decidesse di collaborare con la procura addossando a Jacques tutte le colpe per l’incendio del loro locale di Crans e vedendo alleggerita la propria posizione. «Le prove contro i Moretti per la strage al Constellation – dice l’avvocato Fabrizio Ventimiglia – sono già solide e sufficienti. Chiare sono anche risibilità della pena e misera capacità risarcitoria. L’importante ora è che il processo per omicidio plurimo colposo resti distinto da quello per violenze domestiche: e che non subisca ulteriori rallentamenti».

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