Fine vita, Veneto verso il sì ma il centrodestra si spacca Zaia: “Una legge di civiltà”
dalla nostra inviata Brunella GiovaraUn gruppo di attivisti del comitato Pro Vita & Famiglia Veneto
Il clima è questo: una del pubblico che si mette a urlare “tu, sei del partito della morte!”. Fuori, polizia con il casco abbassato, sperando di non doversi “confrontare” con gli esponenti di Pro Vita, accorsi a protestare contro i lavori in corso. A Palazzo Ferro Fini — Consiglio regionale del Veneto — si discute il progetto di legge di iniziativa popolare sul fine vita. «Una legge di civiltà», la definisce Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale, e convinto sostenitore (da sempre) della necessità di regolamentare quanto la Corte costituzionale ha stabilito nel 2019. Oggi si vota, finalmente, e la speranza è che non si ripeta il 6 gennaio 2024, quando il testo venne bocciato per un solo voto (una consigliera del Pd, peraltro).
Il Veneto che dec…
Il clima è questo: una del pubblico che si mette a urlare “tu, sei del partito della morte!”. Fuori, polizia con il casco abbassato, sperando di non doversi “confrontare” con gli esponenti di Pro Vita, accorsi a protestare contro i lavori in corso. A Palazzo Ferro Fini — Consiglio regionale del Veneto — si discute il progetto di legge di iniziativa popolare sul fine vita. «Una legge di civiltà», la definisce Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale, e convinto sostenitore (da sempre) della necessità di regolamentare quanto la Corte costituzionale ha stabilito nel 2019. Oggi si vota, finalmente, e la speranza è che non si ripeta il 6 gennaio 2024, quando il testo venne bocciato per un solo voto (una consigliera del Pd, peraltro).
Il Veneto che decide
Ma dovrebbe passare, salvo sorprese maligne, e così il Veneto leghista sarebbe la prima regione governata dal centrodestra a definire con chiarezza le procedure e i tempi del suicidio medicalmente assistito, che è già legale, ma poi ogni regione va per conto suo, sempre nell’attesa che il Parlamento definisca le regole per tutti, e una volta per tutte. Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna hanno già legiferato, altre regioni si stanno muovendo, ma oggi è a Venezia che si decide, e perciò nel centrodestra ne stanno succedendo di tutti i colori. Ad esempio, le molte pressioni che incombono sui tre consiglieri di Forza Italia a votare no (o ad astenersi), e che arrivano tutte da Roma, alla faccia della linea di apertura dettata da Marina Berlusconi, che aveva detto chiaramente che «se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere». E ok, la sinistra è qui favorevole, ma che faranno i tre, bombardati di “consigli”? Lo sapremo oggi.
Il “signor morte” e la “signora morte”
E i Fratelli d’Italia, contrarissimi, come l’unico consigliere vannacciano, che ha dato del “signor morte” a Zaia, perché questo è il livello, e pure la consigliera Avs Elena Ostanel, “signora morte” pure lei… che dice serena: «Se la legge sarà approvata, sarà merito della battaglia di questi anni, e anche dell’incontro tra Cristina Gheller e il governatore Alberto Stefani», inizialmente contrario, ma poi convinto della necessità di legiferare (infatti i consiglieri leghisti hanno libertà di coscienza, e voteranno sì). Da quell’incontro privato (e certo anche da un calcolo politico) si è arrivati al voto di oggi, che lo vede favorevole, seppur con molti emendamenti.
La lotta di Cristina Gheller
Ed ecco Cristina Gheller, tra il pubblico. Sorella di Stefano, malato di una grave forma di distrofia muscolare, protagonista di una lunga battaglia per ottenere il suicidio assistito, morto nel febbraio del 2024 prima di potervi accedere. «Io porto avanti la sua lotta, che è anche la mia, oltre che di tutte le persone che hanno malattie degenerative». Cristina è in carrozzina, «stessa patologia di Stefano, ereditata da nostra madre e da nostra nonna», e spiega l’enorme fatica «di far capire alla gente il peso della sofferenza, quando si arriva al limite».
La “falsità giuridica”
E comunque, qui ci si sgola per spiegare ai sordi la sostanza di questa legge. Il presidente Stefani: «Andiamo ad approvare una legge che non istituisce il suicidio medicalmente assistito. Il suicidio medicalmente assistito è un istituto che è stato delineato dalle sentenze della Corte Costituzionale, in particolare nel 2025 e nel 2026. Quindi dire che qui si istituisce il suicidio medicalmente assistito significa dire una cosa falsa dal punto di vista giuridico».
E Luca Zaia, «stiamo cercando di apportare un processo organizzativo a un servizio che dovrebbe erogare il Sistema sanitario. Perché alla fine ci sono due categorie di cui non possiamo dimenticarci: i malati terminali e i sanitari, che quotidianamente accompagnano nella fase finale della loro vita pazienti molto sofferenti e che devono decidere quanta morfina dare. Noi non possiamo girarci dall’altra parte e pensare che sono cavoli del sanitario o del familiare», sempre sperando di non finire in una situazione del genere, nell’ipocrisia che governa i più.
L’Associazione Luca Coscioni
E c’era anche Marco Cappato, e altri dell’Associazione Luca Coscioni, a seguire i lavori, nella lunga giornata di telefonate, scazzi silenziosi, messaggi whatsapp, mentre passavano di mano in mano i 38 emendamenti, tra cui uno (presentato da Stefani su proposta di Fratelli d’Italia) che permetterebbe l’accesso nelle aziende sanitarie «agli enti e alle associazioni che perseguono finalità di tutela alla vita». A disposizione del malato terminale, spiegandogli perché non deve chiedere il suicidio assistito.
Ma Cappato è fiducioso: «Gli emendamenti non scalfiscono il senso e l’utilità della legge. Perché nell’applicazione pratica si possono sempre trovare pretesti per sabotare le regole. Ma è peggio l’assenza di regole. Sarà un passo avanti di chiarezza, per i malati e per i medici», aspettando questo “atto di civiltà” veneto, infine.