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“Io, operaio con orgoglio. Ma per arrivare a fine mese è meglio non ammalarsi”

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Seconda puntata della serie “Piccoli salari”. Parla Mauro Esposito: “Un incremento salariale di 400 euro in vent’anni. La quarta settimana non finisce mai, ho tagliato cinema e ristoranti”
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Mauro Esposito racconta che da bambino il suo papà Antonio, metalmeccanico Fiat, lo portava con sé al cancello 31 di Mirafiori dove si facevano i picchetti. «L’orgoglio operaio mi è nato lì». Racconta Mauro, 56 anni, operaio a sua volta, che ogni tanto dalle case vicine arrivava una pentola di pastasciutta. «Ho respirato l’atmosfera di quelle lotte di classe, il sentimento della cosa giusta da fare e di un lavoro di cui non vergognarsi mai». Però oggi è cambiato quasi tutto, ed è difficilissimo resistere e arrivare alla fine del mese. «La quarta settimana, quella dove devi stare attento anche alla benzina e alla frutta che comperi, non finisce mai».

Mauro è da vent’anni magazziniere alla Valeo, multinazionale francese dei ricambi auto. Vive con la moglie Sara e la figlia Vittoria, sette anni, a Orbassano, prima cintura torinese, la periferia di una volta, e lavora a Santena, 27 chilometri da casa. «Ogni giorno ne faccio quasi 60 con la mia Pandina che è diventata maggiorenne, e io le …

Mauro Esposito racconta che da bambino il suo papà Antonio, metalmeccanico Fiat, lo portava con sé al cancello 31 di Mirafiori dove si facevano i picchetti. «L’orgoglio operaio mi è nato lì». Racconta Mauro, 56 anni, operaio a sua volta, che ogni tanto dalle case vicine arrivava una pentola di pastasciutta. «Ho respirato l’atmosfera di quelle lotte di classe, il sentimento della cosa giusta da fare e di un lavoro di cui non vergognarsi mai». Però oggi è cambiato quasi tutto, ed è difficilissimo resistere e arrivare alla fine del mese. «La quarta settimana, quella dove devi stare attento anche alla benzina e alla frutta che comperi, non finisce mai».

Mauro è da vent’anni magazziniere alla Valeo, multinazionale francese dei ricambi auto. Vive con la moglie Sara e la figlia Vittoria, sette anni, a Orbassano, prima cintura torinese, la periferia di una volta, e lavora a Santena, 27 chilometri da casa. «Ogni giorno ne faccio quasi 60 con la mia Pandina che è diventata maggiorenne, e io le dico di resistere. L’anno in cui la cambierò è sempre il prossimo, però se si rompe la cinghia di trasmissione sono dolori».

Siamo a casa di Mauro e Sara. Lui si siede sul divano e spiega cos’è, o cosa dovrebbe essere, una vita dignitosa: «Quella dove hai quanto ti serve, niente di più e niente di meno, paghi tutte le spese senza slittare di un mese e per il resto stai sereno senza esagerare». Inevitabile cominciare dallo stipendio, la bussola di ogni viaggio. «Guadagno da 1700 a 1800 euro al mese, dipende dagli straordinari: se faccio un sabato, che è ben pagato, sono 100 euro in più. Quando ho cominciato nel 2006, di euro ne prendevo 1350, però pesavano di più. Prima ero stato operaio interinale, avevo vagato parecchio. Alla fine, per qualche anno sono stato alla Fiat con papà, che è ancora vivo anche se un po’ malandato».

La paga, in questo tempo di aumenti vorticosi e inevitabili rinunce, viene suddivisa ogni giorno con esattezza scientifica. «Soltanto per la benzina spendo 60 euro a settimana, prima per il pieno ne bastavano 40. E ogni tre mesi arriva il Telepass. L’affitto ci costa 600 euro, poi ci sono le bollette sempre più alte, la luce specialmente: ogni volta sono botte da 150 euro. Abbiamo tagliato quasi tutto, e meno male che Sara ha un impiego, altrimenti non ce la faremmo. Mi ritengo fortunato».

Il ristorante e la pizzeria sono le prime voci cancellate quasi del tutto. «Ci andavamo più o meno una volta a settimana. Adesso, se va bene, una al mese. È diventato caro persino il cinese». Anche per la spesa serve occhio da chirurgo: «Si entrava da Carrefour e si riempiva il carrello con disinvoltura, adesso andiamo in tre discount a rotazione, perché abbiamo imparato cosa conviene comprare nell’uno piuttosto che nell’altro. Per la carne ci permettiamo ancora il macellaio, non so fino a quando. E guai prendere qualcosa che non sia segnato nella lista, qualcosa di non indispensabile».

Una vita in cui sperare di non ammalarsi, e che non si guasti un elettrodomestico. «Non mettiamo più niente da parte, è impossibile. Se non ci sono imprevisti, si arriva puliti alla fine del mese. Io recentemente ho avuto bisogno di visite mediche per una diagnosi urgente, e ho speso 500 euro in due mesi. Ora mi servirebbero impianti ai denti, il preventivo è 8 mila euro: ne metterò uno ogni anno e mezzo, pagando a rate. Il nostro frigorifero è come la Panda, vecchiotto, e faccio il tifo per lui: anche se ha quasi due decenni, è importante che non rimanga vuoto l’ultima settimana del mese».

Nella vita di Mauro e Sara, il superfluo è una voce inesistente. «Siamo appassionati di musica, ma ormai ci concediamo un solo concerto all’anno, il biglietto non costa mai meno di 100 euro a testa. Io canto per hobby in una rock band, però non compro più supporti musicali, mi faccio bastare la musica che ho messo insieme in cinquant’anni tra vinili e cd. In vacanza, quest’anno ci sarebbe piaciuta la Grecia ma ci hanno chiesto 3700 euro per una settimana, così siamo andati in macchina in Campania, dove un nostro amico ha una casa, a Sapri». Anche per l’abbigliamento si sono ridimensionate le spese: «Andiamo all’Ovs per la bambina, a noi due non manca niente, ci basta quello che abbiamo nell’armadio». La figlia è l’unica a non dover patire i tagli: «Le elementari non costano tanto, ma dalle medie ci saranno centinaia di euro di libri. Per adesso compriamo il materiale, i quaderni, le copertine, e c’è il contributo volontario per il fondo cassa. Lo sa che bisogna portare a scuola anche la carta igienica?».

Una vita passata a lavorare e far di conto, che vita è? «Piena di stress. Gli unici lussi sono Netflix, Disney Channel e Prime Video, almeno qualche film e qualche serie la sera vogliamo vederli? Andavo in palestra, ho smesso: in garage ho appeso il sacco da boxe, mio fratello mi fa un po’ da istruttore e va bene così. Non so neanche quanto costa il biglietto del cinema, invece qualche anno fa eravamo abbonati, compravamo i pacchetti completi, Sara è molto appassionata di film e teatro, pazienza. Quando ci mettiamo a leggere l’estratto conto della banca, ci domandiamo come sia possibile non risparmiare più niente, e qualche volta andare sotto. Eppure, mi creda, non c’è una voce che potremmo ancora tagliare, a parte forse le piattaforme tivù. Il tenore di vita è proprio cambiato, ma c’è chi sta peggio». E il lavoro, dietro i cancelli della fabbrica che affascinarono Mauro bambino, cos’è diventato? «Si fatica di più, perché il contenimento dei costi da parte delle aziende incide sui lavoratori. Nelle mense, per esempio, si fanno le gare al ribasso. Ma ormai lo è tutto, sempre più giù. E dire che il mio mestiere mi piace ancora».

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