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Regeni, cosa succederà dopo la condanna dei tre 007 egiziani

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Nessuno è stato condannato per l’omicidio. Probabilmente, la Procura ricorrerà in appello
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Tre condanne e un’assoluzione. Ma dopo oltre 10 anni non è ancora finita. Perché se è vero che la verità su Giulio Regeni è stata sancita da una sentenza, è altrettanto reale un fatto: nessuno è stato condannato per l’omicidio. Questo, probabilmente, porterà la Procura a ricorrere in appello.

Ad ogni modo, una condanna c’è stata. L’impianto della procura ha retto.

Adesso occorrerà attendere le motivazioni che hanno portato alla sentenza. Ci vorranno 90 giorni, poi, entro un mese e mezzo, la procura potrà proporre appello. E anche le difese. Ma attenzione, perché il caso Regeni non è solo complesso, è anche giuridicamente particolare.

Imputati assenti

Perché gli imputati sono assenti. E il processo è stato celebrato ugualmente solo grazie all’intervento…

Tre condanne e un’assoluzione. Ma dopo oltre 10 anni non è ancora finita. Perché se è vero che la verità su Giulio Regeni è stata sancita da una sentenza, è altrettanto reale un fatto: nessuno è stato condannato per l’omicidio. Questo, probabilmente, porterà la Procura a ricorrere in appello.

Ad ogni modo, una condanna c’è stata. L’impianto della procura ha retto.

Adesso occorrerà attendere le motivazioni che hanno portato alla sentenza. Ci vorranno 90 giorni, poi, entro un mese e mezzo, la procura potrà proporre appello. E anche le difese. Ma attenzione, perché il caso Regeni non è solo complesso, è anche giuridicamente particolare.

Imputati assenti

Perché gli imputati sono assenti. E il processo è stato celebrato ugualmente solo grazie all’intervento della Consulta, che ha stabilito che quando uno Stato estero non collabora si può procedere anche senza la notifica degli atti agli imputati. Il dato rimane: gli imputati sono assenti. E un avvocato, per fare appello, secondo la legge Cartabia, ha bisogno della procura speciale firmata dal suo assistito. Che potrebbe arrivare anche in sua assenza. Considerando la peculiarità del caso, è probabile che gli avvocati facciano appello per poi impugnare un ipotetico rigetto davanti alla Consulta e affrontare il caso.

C’è anche un’altra ipotesi. Potrebbe accadere che tra anni gli imputati appaiano dal nulla e siano in grado di dimostrare che non erano a conoscenza di un procedimento a loro carico. Fatto alquanto improbabile. Ma comunque potrebbe avvenire la “rescissione del giudicato”, disciplinata dall’articolo 629-bis del Codice di procedura penale. Si tratta di un mezzo di impugnazione straordinario che permette di riaprire un processo conclusosi con una sentenza definitiva di condanna.

La cattura e l’estradizione

Un altro aspetto riguarderà invece la cattura e l’estradizione degli imputati condannati. Una pratica che potrebbe diventare spinosa per il governo, impegnato a ricucire i rapporti con l’Egitto.

In astratto, basandosi sulla procedura penale, la procura potrebbe intraprendere due strade. La prima prevede che i pm chiedano alla Corte una misura cautelare. I giudici la emettono, facendo partire le ricerche in ambito internazionale, quindi inserendo i dati nel circuito Interpol. Ad ogni modo, gli imputati non potrebbero essere arrestati in Egitto. Manca infatti un accordo bilaterale di estradizione. L’Italia, inoltre, non sarebbe neanche in grado di garantire la reciprocità, visto che l’articolo 26 della Costituzione spiega che senza accordi bilaterali non vengono estradati cittadini all’estero. Ne segue che non possono neanche essere avanzate pretese.

L’altra strada avviene invece dopo la condanna definitiva. I pm emettono un ordine di esecuzione. Le forze dell’ordine, a quel punto, comunicano che gli imputati non sono in Italia. Quindi i pm potrebbero bussare alla porta della procura generale. L’ordine di cattura arriverà nelle mani dell’Interpol italiana, che comunicherà ai colleghi egiziani. Considerando il comportamento tenuto in passato dal Cairo, non ci sarà collaborazione. Il risultato più evidente sarà che gli imputati non potranno uscire dall’Egitto, perché in altri Paesi potrebbero essere arrestati.

I rapporti con l’Egitto

Dunque, dopo il verdetto ci sarà da affrontare la questione più concreta e più difficile: quella degli imputati. Catturarli e, soprattutto, farseli consegnare dall’Egitto.

È una partita che rischia di mettere il governo davanti a una scelta complicata. Da una parte ci sono i rapporti con il Cairo, che negli ultimi anni Roma ha cercato di ricostruire. Dall’altra c’è una sentenza italiana che deve essere eseguita. E per farlo l’Italia dovrà chiedere all’Egitto di consegnare quattro suoi cittadini.

È difficile immaginare che il Cairo possa accettare.

L’Italia potrebbe non chiedere l’estradizione

Ma c’è un’altra possibilità, almeno sul piano politico: che l’Italia non chieda la loro estradizione. Ed è una possibilità altrettanto difficile da sostenere. Anche perché il governo nel processo è già presente. Palazzo Chigi si è costituito parte civile. L’Avvocatura dello Stato ha chiesto due milioni di euro di risarcimento e una provvisionale immediatamente esecutiva di almeno 500 mila euro. Il giudice ha riconosciuto che i tre imputati, solo come provvisionale, dovranno versare 200 mila euro ai genitori di Giulio Regeni, 100 mila alla sorella e 150 mila euro al governo italiano. Che dunque, oltre al capitolo della cattura e dell’estradizione, dovrà anche aprire la partita dei risarcimenti.

La richiesta economica è formalmente rivolta agli imputati. Ma una condanna potrebbe produrre conseguenze che vanno oltre loro. La questione potrebbe spostarsi dal piano individuale a quello dello Stato. Perché a quel punto si porrebbe il problema di stabilire se anche l’Egitto possa essere chiamato a rispondere dei danni provocati dai suoi apparati e dai suoi funzionari.

E sarebbe un altro capitolo, ancora più complicato, della storia giudiziaria e politica cominciata quasi undici anni fa.

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