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Papà, mamma e 4 figli. Se cercare tartufi è affare di famiglia: “Viene pure la piccola di 18 mesi”

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“Ho conosciuto mia moglie grazie a dei cuccioli da addestrare” racconta Diego, il marito. L’ultima arrivata, Matilde, esplora i boschi attorno a Città di Castello in passeggino. “Le nostre uscite sono feste nella natura”
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La stagione dei tartufi per la famiglia Cenci è iniziata ieri con un’uscita da 200 grammi. “C’era confusione, tanta gente attorno a noi. Siamo rimasti solo vicino casa” spiega il padre Diego, 46 anni. Ora però anche i figli Mattia di 16 anni e Marco di 14, fresco di esame e tesserino, lo seguiranno nei boschi più promettenti attorno a Città di Castello, vicino Perugia, stipati nell’Ape di famiglia con i cani Red e Milù.

Il fratello minore Manuel di 8 anni freme, ma per ora può solo guardare e imparare. La madre Elisa Pellegrini, 37 anni, si occupa del passeggino di Matilde, 18 mesi, ma anche la donna è una provetta cavatrice (cioè cacciatrice di tartufi). Matilde intanto ha già assaggiato i tartufi. “Le sono piaciuti tantissimo” ride Diego.

Nella vostra famiglia siete …

La stagione dei tartufi per la famiglia Cenci è iniziata ieri con un’uscita da 200 grammi. “C’era confusione, tanta gente attorno a noi. Siamo rimasti solo vicino casa” spiega il padre Diego, 46 anni. Ora però anche i figli Mattia di 16 anni e Marco di 14, fresco di esame e tesserino, lo seguiranno nei boschi più promettenti attorno a Città di Castello, vicino Perugia, stipati nell’Ape di famiglia con i cani Red e Milù.

Il fratello minore Manuel di 8 anni freme, ma per ora può solo guardare e imparare. La madre Elisa Pellegrini, 37 anni, si occupa del passeggino di Matilde, 18 mesi, ma anche la donna è una provetta cavatrice (cioè cacciatrice di tartufi). Matilde intanto ha già assaggiato i tartufi. “Le sono piaciuti tantissimo” ride Diego.

Nella vostra famiglia siete tutti cercatori di tartufi?

“Le nostre uscite sono feste nei boschi. Passiamo ogni fine settimana all’aperto, lontano dai cellulari e videogiochi che certo non fanno bene ai ragazzi”.

E loro lo accettano?

“Sono più entusiasti di me. I due grandi hanno iniziato ad andare da soli. Gli ho regalato dei cagnolini e sono riusciti ad addestrarli. Il piccolo invece lo porto solo nei sentieri più puliti, perché ho paura”.

Di cosa?

“Fin quando non arriva l’inverno ci sono le vipere in circolazione. Ho avuto dei tu per tu poco simpatici e ho sempre paura che facciano male ai cani. I cinghiali invece sono scappati ogni volta che li ho incontrati. Non mi sono mai sentito in pericolo”.

La siccità compromette la stagione dei tartufi?

“In alcune zone ha piovuto un po’. Si tratterà di spostarsi per cercare i punti giusti, ma qualcosa di buono uscirà, come ogni anno”.

Anche sua moglie è un’esperta cercatrice. Come vi siete trovati?

“Merito dei cani da tartufo. Suo zio cavatore era appena morto e lei dava via dei cuccioli. Io ho letto l’annuncio e mi sono presentato per prenderne uno, così l’ho conosciuta. Era abituata a cercare tartufi con suo zio, le era sempre piaciuto. Da allora abbiamo iniziato ad andare insieme”.

Anche lei ha respirato la passione in famiglia?

“No, sono entrato in questo mondo da solo. A 18 anni lavoravo in un distributore di metano e vedevo tutti i cavatori che facevano il pieno prima delle loro uscite, accompagnati dai cani. Mi piaceva l’odore dei tartufi. Mio padre aveva un orto, ho comprato un cucciolo di due mesi e l’ho messo lì, addestrandolo da solo”.

Pensa che i tartufi coltivati finiscano per farvi concorrenza?

“Il nero riescono a coltivarlo, ma il bianco è difficile da riprodurre. Nessuno ci capisce niente. Il tartufo vuole nebbia, grandine, temporali e anche lo zolfo dei lampi e dei tuoni. E’ la natura che comanda. A volte una tartufaia nel bosco si ferma per uno o due anni senza un perché, solo per riprendere a sorpresa l’anno dopo”.

E’ vero che ognuno di voi ha dei posti segreti?

“Io ce li ho tutti in testa. Ricordo le posizioni, gli alberi e perfino i giorni in cui ho trovato i tartufi migliori per poterci tornare in futuro. A volte mi sembra di rivivere lo stesso film. Altre volte sono i cani con il fiuto migliore (noi diciamo che hanno un bel tiro di naso) che ti insegnano dei posti nuovi. Per poter trasmettere le mie tartufaie preferite ai figli però le ho anche scritte su un quaderno”.

A Città di Castello siete oltre 1.500 cercatori. Vi capita di incontrarvi nei boschi?

“Sì, ma valgono le regole del galateo. Chi arriva per primo ha diritto al tartufo. Se l’altro va a sinistra, io vado a destra”.

Mai avuto screzi?

“Non fa piacere essere preceduti. Però alla fine la passione prevale su tutto. Ci sono giornate frustranti perché torni a mani vuote. Magari vai avanti per una settimana intera senza trovare niente e ti sembra di perdere tempo. Ma andare nei boschi è così bello che alla fine torni sempre a cercare”.

Vive di questo mestiere?

“No, le stagioni sono troppo variabili, non ci riusciremmo. Non bisogna pensare che troviamo i soldi sottoterra. Ci vuole molta esperienza”.

Quanto dura un’uscita?

“Le più lunghe vanno dalle sei del mattino fino al buio la sera. A volte camminiamo anche per venti chilometri, ma non ci pesa. Trovare un tartufo dà una carica enorme per andare avanti. Abbiamo con noi il vanghino e la trisacca con il pranzo, l’acqua e qualche cioccolatino per vincere il calo di zuccheri”.

E quando si tratta di cucinarli, chi decide?

“Anche lì siamo tutti d’accordo. Alle uova preferiamo il pane abbrustolito o le tagliatelle fatte in casa con la trifola aggiunta a crudo. Lasciano in bocca un sapore dolce squisito, anche Matilde ora ne va matta”.

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