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Regeni, Colaiocco: “Sentenza storica, così lo Stato di diritto ha vinto contro ogni omertà”

Claudio Regeni (D) con il PM Sergio Colaiocco (S) in aula prima della sentenza del processo per la morte di Giulio Regeni (ansa)

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“Stasera in quell’aula abbiamo visto cosa significa vivere in una democrazia dove tutti collaborano alla ricerca della verità”
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Alle otto della sera il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco cammina da solo in uno dei lunghi corridoi del palazzo di giustizia di Roma. Ha tra le mani un bouquet di fiori gialli. In questi quasi undici anni è stato la faccia della giustizia, anche quando sembrava che la giustizia non potesse arrivare. Ha visto per primo il corpo martoriato di Giulio Regeni, «prima dei suoi genitori: non lo dimenticherò mai». Ha visto gli amici di Giulio, il giorno del funerale, mettersi in fila per consegnare telefoni, computer, qualsiasi cosa potesse servire alle indagini. Ha ascoltato bugie, versioni costruite, promesse. «Un estenuante tira e molla con l’Egitto, dodici incontri di apparente cortesia, sfiancanti, nei quali però c’era soltanto un’assenza totale di collaborazione».

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Alle otto della sera il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco cammina da solo in uno dei lunghi corridoi del palazzo di giustizia di Roma. Ha tra le mani un bouquet di fiori gialli. In questi quasi undici anni è stato la faccia della giustizia, anche quando sembrava che la giustizia non potesse arrivare. Ha visto per primo il corpo martoriato di Giulio Regeni, «prima dei suoi genitori: non lo dimenticherò mai». Ha visto gli amici di Giulio, il giorno del funerale, mettersi in fila per consegnare telefoni, computer, qualsiasi cosa potesse servire alle indagini. Ha ascoltato bugie, versioni costruite, promesse. «Un estenuante tira e molla con l’Egitto, dodici incontri di apparente cortesia, sfiancanti, nei quali però c’era soltanto un’assenza totale di collaborazione».

È soddisfatto, procuratore Colaiocco?

«Soddisfatto. Il pensiero adesso è soprattutto per Giulio e per la sua famiglia».

È una vittoria della Procura?

«È una vittoria dello Stato. Che dimostra, come è accaduto altre volte nelle vicende più tragiche della nostra storia, penso ai grandi processi di mafia dopo le stragi, di saper dare risposte straordinarie quando c’è la partecipazione di tutti».

Chi sono “tutti”?

«Non c’è stata soltanto la magistratura. C’è stata la forza dei genitori di Giulio e dei cittadini, quella dei loro avvocati. C’è stato il lavoro della polizia e dei carabinieri, della diplomazia, dell’intelligence. Tutti hanno contribuito a questo risultato. Che è la risposta di uno Stato di diritto, capace di arrivare a una condanna soltanto quando la responsabilità è provata oltre ogni ragionevole dubbio».

Che sentenza è?

«È una sentenza storica. La Corte, condannando i tre imputati per il sequestro di Giulio Regeni, ha affermato che quanto gli è accaduto è attribuibile agli apparati di sicurezza egiziani. Questo ha un peso enorme».

Ma Sharif non è stato condannato per l’omicidio.

«Dalla lettura del dispositivo sembra emergere che gli elementi raccolti durante le indagini non siano stati ritenuti sufficienti per ricondurre specificamente, all’interno degli apparati, proprio al maggiore Sharif l’omicidio nel quale è culminato il sequestro. In questo un ruolo sicuramente lo ha avuto il muro di omertà dell’Egitto».

Che ha pensato questa sera?

Colaiocco guarda il corridoio, poi i fiori gialli che tiene tra le mani. «Stasera in quell’aula abbiamo visto che cosa significa vivere in una democrazia: rispondere all’orrore della tortura con la forza del diritto».

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