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Lo smartphone a 12 anni aumenta il rischio di disturbi alimentari a 14: lo studio su 9mila ragazzi

(ansa)

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La ricerca dell’Università della California collega il primo telefono ad abbuffate e paura di ingrassare. In Italia, in seconda media, ce l’hanno nove bambini su dieci
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I ragazzi che a dodici anni usano regolarmente uno smartphone hanno più probabilità a quattordici di abbuffarsi, di ricorrere a lassativi e pillole dimagranti, di misurare il proprio valore sulla bilancia. A dirlo è uno studio dell’Università della California a San Francisco, pubblicato il 25 settembre sulla rivista Jama Network Open e ripreso dal Washington Post.

I ricercatori hanno seguito per due anni quasi novemila adolescenti americani. E hanno trovato un legame tra il momento in cui arriva il primo telefono e la comparsa dei sintomi dei disturbi alimentari.

I numeri, due anni dopo

Gli adolescenti coinvolti sono per la precisione 8.957. Fanno parte dell’Adolescent Brain Cognitive Development Study, la più grande ricerca di lungo periodo sullo sviluppo cerebrale e la …

I ragazzi che a dodici anni usano regolarmente uno smartphone hanno più probabilità a quattordici di abbuffarsi, di ricorrere a lassativi e pillole dimagranti, di misurare il proprio valore sulla bilancia. A dirlo è uno studio dell’Università della California a San Francisco, pubblicato il 25 settembre sulla rivista Jama Network Open e ripreso dal Washington Post.

I ricercatori hanno seguito per due anni quasi novemila adolescenti americani. E hanno trovato un legame tra il momento in cui arriva il primo telefono e la comparsa dei sintomi dei disturbi alimentari.

I numeri, due anni dopo

Gli adolescenti coinvolti sono per la precisione 8.957. Fanno parte dell’Adolescent Brain Cognitive Development Study, la più grande ricerca di lungo periodo sullo sviluppo cerebrale e la salute dei minori negli Stati Uniti. I ricercatori li hanno osservati a dodici anni e poi di nuovo a quattordici. Le differenze sono nette.

A quattordici anni riferisce almeno un sintomo il 24 per cento di chi aveva il telefono a dodici, contro meno del 16 per cento di chi, al contrario, non l’aveva. Il rischio di abbuffate è più alto del 67 per cento. Quello di comportamenti compensatori, cioè i modi per non ingrassare dopo aver mangiato, del 50: pillole dimagranti, lassativi, vomito, esercizio fisico eccessivo. E tra le ragazze è quasi triplicata la probabilità di vivere con la paura di ingrassare. Vanno però anche letti i limiti: lo studio misura sintomi, non diagnosi. I sintomi sono riferiti dagli stessi ragazzi e la correlazione non è causale, come spiegano gli autori della ricerca.

In Italia, a quell’età il telefono lo hanno quasi tutti. Secondo il policy brief dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp), Proteggere il benessere dei minori, solo un bambino su dieci non ha lo smartphone in seconda media: negli Stati Uniti dello studio, tre su dieci. E i disturbi alimentari secondo la Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza riguardano più di tre milioni di persone, con esordi possibili già a otto-nove anni.

L’auto-oggettificazione: l’arte di imparare a guardarsi da fuori

Tra gli effetti associati all’uso dei social negli adolescenti, il più marcato si chiama auto-oggettificazione, cioè l’abitudine a guardare il proprio corpo dall’esterno, come farebbe un osservatore. Lo indica una meta-analisi guidata dall’Università di Palermo e pubblicata quest’anno su Adolescent Research Review, che ha coinvolto oltre 33mila adolescenti.

Negli studi su Instagram il legame è ancora più forte. E non serve essere il bersaglio, basta assistere a commenti sul peso e sull’aspetto di altre persone. Così come non serve cercare i contenuti in maniera attiva.

Nel 2022 il Center for Countering Digital Hate, organizzazione che studia l’odio online, ha aperto su TikTok profili di finti tredicenni, l’età minima consentita. Sono bastati otto minuti per vedere comparire video sui disturbi alimentari e i 56 hashtag dedicati contavano 13,2 miliardi di visualizzazioni. Alcuni sembravano contenuti sul benessere, consigli di nutrizione. Ma quello che proponevano erano attività come il digiuno ad acqua e 24 o 48 ore senza mangiare.

Il divieto che non tiene

C’è chi, per contrastare la proliferazione anche di contenuti di questo tipo, ha deciso di correre ai ripari vietando l’uso dei social agli under16. Il governo australiano, per esempio, ha rivendicato negli ultimi mesi oltre 4,7 milioni di account disattivati, rimossi o limitati. Poi però sono arrivati i dati. Secondo il rapporto dell’autorità eSafety a tre mesi dal divieto circa metà di chi ha conservato l’account dice che la piattaforma non ha mai controllato la sua età.

In Italia il controllo è ancora più leggero: ci si iscrive da soli a 14 anni, con una semplice autocertificazione. Il disegno di legge bipartisan che alza la soglia a 15 è fermo in Parlamento. E i filtri, spesso, non tengono nemmeno in casa.

Cosa resta alle famiglie

Lo studio dell’Università della California non indica un’età giusta per il primo smartphone, ma gli autori ricavano due indicazioni: alle famiglie, di considerare il momento in cui il telefono arriva come una scelta da valutare; ai medici, di annotare il possesso di uno smartphone tra i fattori da considerare quando si valuta il rischio di disturbi alimentari o di problemi di salute mentale in un ragazzo.

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