Salute

Disturbi alimentari, il 10% è under14. Nei giochi la prima ‘trappola’ che ‘ingabbia’ corpo e mente

(Foto Getty)
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In occasione della Giornata Mondiale dei DCA del 2 giugno, i dati su un’epidemia che coinvolge 3 milioni di persone, sempre più giovani. L’età d’esordio è crollata e le modalità di sofferenza sono sempre più complesse

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Il 10% di chi si ammala ha meno di 14 anni. Non parliamo più soltanto di adolescenti, ma di bambini e bambine tra gli 8 e i 12 anni che, in piena età prepubere, iniziano una guerra spietata contro lo specchio. L’allarme che squarcia il velo di ipocrisia attorno ai disturbi del comportamento alimentare (DCA) è questo: in Italia, su oltre 3 milioni di persone colpite, l’età d’esordio è crollata drasticamente e le modalità di sofferenza si sono fatte violentemente complesse.

In occasione della Giornata Mondiale dei DCA del 2 giugno, i dati e le storie raccolti “in trincea” da Laura Dalla Ragione, psichiatra, psicoterapeuta e docente al Campus Bio-Medico di Roma, tracciano una mappa del disagio profondamente mutata, ben descritta nel suo ultimissimo saggio “Attacco al corpo. Ferite e mutamenti in età evolutiva” (Il Pensiero Scientifico Editore, marzo 2026), scritto insieme alla neuropsichiatra infantile Renata Nacinovich.

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Il condizionamento precoce

Nessun bambino nasce odiando la propria carne, il proprio corpi. L’insoddisfazione corporea e il dogma distruttivo del “grasso è male” vengono appresi precocemente, già intorno ai 3-5 anni, attraverso un bombardamento culturale perenne. I modelli proposti dall’intrattenimento e dall’industria dei giocattoli, secondo gli esperti, sono ancora profondamente distorti.

Il test sulla Barbie

A dimostrazione di quanto l’ambiente modelli la mente dei più piccoli, Dalla Ragione cita uno studio condotto su un campione di bambine tra i 6 e gli 8 anni: “I ricercatori hanno diviso le bambine in tre gruppi: il primo ha giocato con una Barbie, il secondo con un bambolotto tradizionale e il terzo ha fatto da gruppo di controllo. Sottoposte a un test della merenda dopo soli dieci minuti, le bimbe che avevano usato la Barbie hanno consumato il 30% di cibo in meno. Questo dimostra che l'influenza esterna sui bambini, fin dalla tenerissima età, è pervasiva, perenne e immediata”.

Questo condizionamento non deforma solo i giocattoli, ma si insinua nei cartoni animati della primissima infanzia, creando una gabbia ideale che cancella la spensieratezza. “Crescere con l’ideale di principesse filiformi o con i modelli dei cartoni asiatici odierni, che propongono costantemente personaggi efebici, magrissimi e dalle proporzioni anatomiche impossibili, spinge milioni di preadolescenti a un'imitazione ossessiva sui social media. Il rischio reale è l’azzeramento della propria percezione corporea pur di non sentirsi esclusi dal gruppo”.

L’autolesionismo

Negli ultimi anni, il panorama dei disturbi alimentari nell’under14 è andato incontro a una mutazione drammatica. Nel 60% dei casi, la malattia si presenta in una forma “impura”, associata ad altre severe manifestazioni psichiatriche: depressione, disturbi di personalità, ansia sociale e, soprattutto, autolesionismo superficiale non suicidario come cutting, escoriazioni e bruciature. “Oggi assistiamo a una vera e propria frammentazione dei quadri clinici: nel 60% dei casi i disturbi alimentari non sono più puri”, spiega Dalla Ragione.

“Se fino a dieci anni fa i pazienti si limitavano a digiunare o a ricorrere al ciclo abbuffata-vomito mantenendo un parziale funzionamento sociale, oggi lo scenario è dominato dall’autolesionismo superficiale, un fenomeno ormai diffusissimo tra i giovanissimi. Recentemente - continua - ho curato una ragazzina di 14 anni, in terza media, che si provocava gravi ustioni posizionandosi un cucchiaino incandescente sull'addome. Il suo corpo era martoriato dai cheloidi. Era stata pesantemente bullizzata e mi ha spiegato con disarmante chiarezza il senso del suo gesto: ‘Io mi sento meglio se faccio così, perché il dolore fisico riesce ad allentare un’angoscia interna altrimenti intollerabile’”.

Il corpo

Secondo l’esperta, in una società in cui la tecnologia ‘smaterializza’ il contatto fisico, il corpo dei bambini diventa l’unica terra rimasta da abitare, una terra di nessuno da tagliare o affamare per compattare un'identità poco coesa. “Il prezzo di questa deriva è altissimo: il suicidio in età evolutiva ha smesso di essere un evento eccezionale”, sottolinea l’esperta. “I dati più recenti indicano infatti che un giovane affetto da DCA va incontro a un rischio di tentare il suicidio ben sei volte superiore rispetto ai propri coetanei”, aggiunge.

Nuovi campanelli d’allarme

In un’epoca in cui i modelli estetici sono filtrati, alterati e persino ricreati dall'intelligenza artificiale, i segnali per i genitori sono diventati più difficili da cogliere. “I genitori non devono commettere l’errore di aspettare il rifiuto del cibo a tavola”, spiega Dalla Ragione. “I primi campanelli d’allarme sono precoci, sfumati e colpiscono quasi sempre la sfera relazionale e sociale. Il disagio si manifesta inizialmente con l'isolamento, il ritiro dalle attività quotidiane e, molto spesso, con il rifiuto di andare a scuola. Questo isolamento - continua - si traduce in un’immersione totale e totalizzante nel mondo digitale: la camera da letto diventa un rifugio e lo schermo uno scudo protettivo che nasconde il corpo allo sguardo altrui. Il disturbo alimentare vero e proprio emerge solo in un secondo momento, configurandosi come il drastico tentativo di compensare e anestetizzare una profonda e dolorosa ansia sociale”.

La prevenzione

La Giornata Mondiale del 2 giugno deve servire a scardinare le ipocrisie commerciali. Le campagne pubblicitarie basate sul mostrare corpi gravemente malati come deterrente non funzionano, così come non funziona l'enfatizzazione delle taglie oversize. “La strada della prevenzione - sottolinea Dalla Ragione - non passa per la contrapposizione ideologica tra modelli fisici, non basta dire che ‘grasso è bello’. I dati clinici ci dicono piuttosto che il primo passo si compie in famiglia, interrompendo l'abitudine di rivolgere commenti sferzanti o giudizi sulla forma fisica dei figli fin da quando sono piccolissimi; le critiche dei genitori feriscono nel profondo e rendono poi difficilissimo sentirsi accettati dal mondo esterno. Una prevenzione efficace deve agire in modo sinergico su quattro aree chiave – scuola, famiglia, sport e social media – promuovendo un unico, fondamentale concetto: il valore assoluto dell’unicità di ogni essere umano”.

Il messaggio più prezioso che la clinica contemporanea ci consegna è un superamento del dualismo mente-corpo: ogni corpo ha un intrinseco diritto di esistere. “La vera sfida educativa e terapeutica è restituire a ogni bambino e adolescente il diritto di avere la propria faccia, il proprio viso, i propri occhi e il proprio mondo, trovando finalmente il coraggio di abitare la realtà con il corpo che si ha e che si è”, conclude Dalla Ragione.