“Ferroviere da vent’anni, guadagno più di prima eppure oggi vivo peggio”
di Francesco Manacorda«Vent’anni fa, appena entrato alle Ferrovie, guadagnavo poco meno di mio padre che era capostazione con una certa anzianità. Non dico che all’epoca mi sono sentito sistemato, ma certo ho potuto fare subito una serie di cose importanti. Ho acceso il mutuo per la casa e ho cambiato la macchina: al posto della Pandina che avevo pagato 1.500 euro una Grande Punto, sempre usata».
E adesso, invece, Antonio Pittelli, 46 anni, capotreno e sindacalista della Fit-Cisl, riflette sul fatto che nella sua provincia di Udine «mi sento classe media, ma una classe media che deve usare alcune accortezze, una classe media che sta un po’ sfumando».
Del resto, non siamo certo dalle parti dei lavoratori poveri a casa — di proprietà — di Pittelli e di sua moglie Federica, «1.850 euro al mes…
«Vent’anni fa, appena entrato alle Ferrovie, guadagnavo poco meno di mio padre che era capostazione con una certa anzianità. Non dico che all’epoca mi sono sentito sistemato, ma certo ho potuto fare subito una serie di cose importanti. Ho acceso il mutuo per la casa e ho cambiato la macchina: al posto della Pandina che avevo pagato 1.500 euro una Grande Punto, sempre usata».
E adesso, invece, Antonio Pittelli, 46 anni, capotreno e sindacalista della Fit-Cisl, riflette sul fatto che nella sua provincia di Udine «mi sento classe media, ma una classe media che deve usare alcune accortezze, una classe media che sta un po’ sfumando».
Del resto, non siamo certo dalle parti dei lavoratori poveri a casa — di proprietà — di Pittelli e di sua moglie Federica, «1.850 euro al mese io, che sono in fascia B, e circa 1.650 lei, impiegata in un ufficio amministrativo, alla fine il budget familiare per noi e le nostre due bambine, una alle medie e una alle elementari — è di circa 3.500 euro».
Non poco, in assoluto. E se Pittelli assicura «che qui in Friuli Venezia Giulia l’inflazione è più alta che in molte altre zone d’Italia, anche perché tanti austriaci e sloveni vengono a fare acquisti qua e spingono in alto i prezzi», è anche vero che in una delle Regioni più ricche d’Italia — 24.781 euro di reddito disponibile per abitante nel 2024 secondo i dati Istat, il settimo valore a livello nazionale — c’è un welfare che marcia e a cui ci si può appoggiare. Ma certo, «anche se dieci anni fa guadagnavo circa 400 euro meno di adesso, allora il potere d’acquisto era più alto».
Così, welfare o meno, servono comunque anche i suoceri — che siano sempre benedetti — accanto a cui la famiglia Pittelli ha preso casa a Basiliano, campagna ma sette minuti di treno da Udine: «Le bambine non hanno mai fatto il nido perché avevamo la fortuna di avere i nonni vicino. Anche adesso, finite le lezioni, spesso vanno da loro».
Welfare familiare a parte, i conti sono presto fatti: «Cinque anni fa ho venduto il primo appartamento e ho preso la casa in campagna: ho usato i soldi della vendita e ci ho aggiunto un mutuo venticinquennale a tasso fisso, 500 euro al mese. La spesa sono non meno di 300 euro a settimana; appena stamattina mia moglie è andata a farla — non quella grossa — e ha pagato 130 euro. Le bambine, i vestiti, le spese per la scuola, «e il centro estivo per tutte e due, 600 euro in tutto, compresa la prima settimana di settembre», con prezzi che sono comunque calmierati dall’intervento pubblico.
E poi le auto di famiglia «due Kia, ne abbiamo bisogno entrambi per andare al lavoro. Sono macchine piccole, ma anche per loro l’aumento della benzina si sente eccome. Ho appena fatto il pieno alla mia che non era nemmeno in riserva: 78 euro, mai speso così tanto. E se ogni settimana sono 15 euro in più per i rifornimenti, a fine mese l’effetto si sente» .
Anche il cambiamento climatico passa alla cassa: «Qui c’è la bolletta dell’elettricità da giugno a settembre, sono 708 euro. Molto più di altre estati, perché quest’anno si soffocava e anche se quando abbiamo ristrutturato casa abbiamo messo i pannelli solari non abbiamo accumulatori e così la notte per l’aria condizionata bisogna collegarsi alla rete».
Ma il clima impazzito colpisce anche in altro modo: «Non so se si ricorda quando tre anni fa in regione abbiamo avuto grandinate violentissime. Ecco, anche là danni alla casa, come gli abbaini o il comando elettrico del cancello, che l’assicurazione non ha rimborsato e abbiamo dovuto pagare di tasca nostra» .
Le vacanze? Una settimana al mare in agosto, «ma quest’anno siamo andati a Parigi con le bambine, naturalmente in treno» e poi la casetta dei suoceri in montagna, nel paesino di Pontebba da cui vengono sia lui sia sua moglie.
Nel bilancio di casa Pittelli c’è comunque spazio anche per un po’ di risparmio: «Sia io sia mia moglie abbiamo aderito al fondo pensione delle nostre aziende e poi abbiamo un piano di accumulo che ci consente di mettere da parte qualcosina. Quanto? In media 300 euro al mese».
E poi, la stessa ristrutturazione della casa, con gli sgravi fiscali diventa una piccola fonte di liquidità: «Quando a luglio arriva il rimborso del 730 è il modo per pagarci le vacanze». Niente angoscia da quarta settimana, insomma, ma spesso arriva anche qualche imprevisto a guastare i programmi e a intaccare i risparmi che magari erano destinati ad altri progetti: «Una delle ultime spese impreviste sono i 5.800 euro per l’apparecchio ai denti di mia figlia maggiore. Il dentista ci ha proposto subito di farlo a rate, sa che è una spesa pesante».
Eppure per Pittelli la rata è l’extrema ratio: «Mio nonno diceva sempre che non voleva morire lasciando debiti e io e mia moglie, anche per formazione culturale, che ci viene dai nostri genitori, siamo così». Unica eccezione, «la possibilità di pagare in più rate quando si usa Paypal, ad esempio per l’assicurazione delle auto».
Si torna al discorso iniziale: dove sta la famiglia Pittelli nel grande puzzle dei redditi, dei consumi, delle abitudini e delle aspirazioni, in due parole, della classe sociale? «Non certo tra i poveri, perché sarebbe ingiusto definirsi così. Mi sento parte di una classe media che però sta subendo un impoverimento di fatto».
La grande discriminante per chi vive dello stipendio, oggi, la vede soprattutto nella casa: «Tra i miei colleghi più giovani chi sta ancora con i genitori può vivere bene; a chi invece deve pagarsi un appartamento resta abbastanza poco».
Si torna alla famiglia: «A noi, in fondo, basta davvero poco e, più che a fare rinunce, siamo abituati ad aspettare: se, per esempio, ci serve un nuovo elettrodomestico, aspettiamo un pochino, finché non ci saranno i soldi per comprarlo» . Una vita di «accortezze» nel ricco Nord Est.