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Baby sitter e colf escluse dal bonus mamma, il tribunale di Milano: “Incostituzionale”

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Accolto il ricorso di una lavoratrice domestica. Gli atti alla Consulta. Associazioni, sindacati e opposizioni: «Misura discriminatoria, il governo intervenga”
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L’esclusione delle lavoratrici domestiche dal bonus mamma è incostituzionale. Lo dice il tribunale di Milano in una ordinanza depositata dalla giudice Eleonora Palmisani.

Nel provvedimento, viene sollevata la questione di costituzionalità perché il beneficio – in misura di 40 euro mensili nel 2025, 60 euro nel 2026 – viene riconosciuto a tutte le lavoratrici dipendenti con due o più figli tranne che a colf e baby sitter.

La giudice ha accolto le tesi prospettate nel ricorso proposto da una lavoratrice cingalese e dalle associazioni Asgi, Apn e dalla Cgil Lombardia. Nell’ordinanza di legge che l'esclusione vìola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione e l'obbligo di tutela della maternità previsto dall’ex artic…

L’esclusione delle lavoratrici domestiche dal bonus mamma è incostituzionale. Lo dice il tribunale di Milano in una ordinanza depositata dalla giudice Eleonora Palmisani.

Nel provvedimento, viene sollevata la questione di costituzionalità perché il beneficio – in misura di 40 euro mensili nel 2025, 60 euro nel 2026 – viene riconosciuto a tutte le lavoratrici dipendenti con due o più figli tranne che a colf e baby sitter.

La giudice ha accolto le tesi prospettate nel ricorso proposto da una lavoratrice cingalese e dalle associazioni Asgi, Apn e dalla Cgil Lombardia. Nell’ordinanza di legge che l'esclusione vìola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione e l'obbligo di tutela della maternità previsto dall’ex articolo 31, poiché è evidente che le esigenze di tutela delle lavoratrici con figli siano le stesse, a prescindere dal loro lavoro.

«Vìola però anche il divieto di discriminazione – aggiunge in una nota l’Asgi – perché costituisce una discriminazione indiretta nei confronti delle lavoratrici straniere che costituiscono la parte maggioritaria delle lavoratrici domestiche e che hanno diritto a godere del medesimo trattamento riservato alle italiane».

La giudice ha così deciso di inviare tutti gli atti alla Corte costituzionale affinché si esprima. Ma intanto le associazioni e il sindacato che hanno promosso il ricorso «rilevano che la vicenda esprime una inammissibile disattenzione, da parte del legislatore, delle condizioni di lavoro nel settore del lavoro di cura; un settore che invece – spiegano – per le basse retribuzioni medie e per la elevata concentrazione di lavoratrici straniere, che già soffrono delle ulteriori difficoltà derivanti dalla condizione di migranti, meriterebbe significativi interventi di sostegno». E per questo «invitano il legislatore a intervenire quanto prima quantomeno sul bonus mamma, riportando a una condizione di uguaglianza tutte le lavoratrici madri».

A intervenire sono anche i parlamentari del Movimento cinque stelle nelle commissioni Lavoro di Camera e Senato: «Lo avevamo denunciato in Parlamento – dicono – Avevamo presentato emendamenti per correggere questa evidente disparità e garantire il bonus anche alle lavoratrici domestiche. Neanche a dirlo, la maggioranza li ha bocciati. Ci auguriamo ora che il governo prenda finalmente atto dell'errore e intervenga nel primo provvedimento utile, senza aspettare oltre».

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