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Nasce l'app per aiutare i ragazzi a liberarsi dall'incantesimo dei social

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“Behind your screen” spiegherà ai giovanissimi come riconoscere i meccanismi che li tengono incollati agli schermi. Coinvolgerà 3.500 studenti che la adotteranno come strumento didattico
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Ci si entra quasi per caso, e non si riesce quasi più a uscirne. Si guarda un breve video e poi un altro ancora. E un altro ancora. Tutti sembrano interessanti e realizzati su misura per noi. E così si va avanti per ore, a testa china verso lo schermo luminoso del cellulare. Sembra quasi un incantesimo. Ma non lo è. Si tratta invece del meccanismo con cui le app dei social tengono stretti a sé i giovanissimi.

Ma come riuscire a venirne fuori davvero? Come riuscire a utilizzare i social in maniera fruttuosa ed essere consapevoli utilizzatori del proprio tempo e dei propri interessi? A dare una risposta, che sia utile soprattutto per i più giovani, è ora l'app Behind your screen, presentata in questi giorni dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea. «Supportiamo questo progetto - ha detto Claudio Casini, il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea - perché dobbiamo proteggere il nostro futuro e i nostri giovani dalle attività che possono essere nocive…

Ci si entra quasi per caso, e non si riesce quasi più a uscirne. Si guarda un breve video e poi un altro ancora. E un altro ancora. Tutti sembrano interessanti e realizzati su misura per noi. E così si va avanti per ore, a testa china verso lo schermo luminoso del cellulare. Sembra quasi un incantesimo. Ma non lo è. Si tratta invece del meccanismo con cui le app dei social tengono stretti a sé i giovanissimi.

Ma come riuscire a venirne fuori davvero? Come riuscire a utilizzare i social in maniera fruttuosa ed essere consapevoli utilizzatori del proprio tempo e dei propri interessi? A dare una risposta, che sia utile soprattutto per i più giovani, è ora l'app Behind your screen, presentata in questi giorni dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea. «Supportiamo questo progetto - ha detto Claudio Casini, il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea - perché dobbiamo proteggere il nostro futuro e i nostri giovani dalle attività che possono essere nocive per loro».

Lo strumento è stato pensato in particolare per gli studenti di scuola media, i soggetti più esposti al rischio dell'infinite scroll, lo scorrimento infinito di contenuti digitali. La fase operativa su scala nazionale coinvolgerà quindici medie e circa 3.500 studenti che adotteranno ufficialmente l'app come strumento didattico. L'obiettivo è aiutare i ragazzi a comprendere come feed, algoritmi e contenuti virali siano presentati loro proprio per trattenerli dentro quello spazio digitale.

Mentre negli Stati Uniti una giuria ha condannato Meta e Google per aver progettato piattaforme che creano dipendenza nei più giovani, in classe con Behind your screen si prova a partire dalle domande necessarie: è davvero una mia scelta quello che vedo? Chi guadagna da tutto il tempo che trascorro dentro un'app social? Mi è mai capitato di comprare qualcosa dopo aver visto una pubblicità di un prodotto di cui avevo parlato online?

Attraverso l'app e un ebook narrativo con quattro personaggi, i ragazzi devono infatti affrontare delle situazioni molto vicine alla loro esperienza quotidiana. Vengono invitati a farsi domande e a trovare le giuste risposte. L'intento complessivo non è quello di tenere i ragazzi lontani dagli schermi ma di aiutarli a guardare il mondo digitale dei social con più consapevolezza e comprendere a fondo i meccanismi che li muovono.

L'app, progettata e realizzata da Vik School, è uno sviluppo di quella realizzata lo scorso anno con Repubblica, Missione anti bufala, mirata a combattere il fenomeno delle fake news. «La scuola per noi - ha detto Pasquale Battaglia, fondatore di Vik School - non è soltanto il luogo in cui portare un progetto educativo. È il luogo in cui ascoltare le nuove generazioni, capire che cosa sta cambiando e verificare se un intervento produce davvero un effetto». Il nuovo progetto è stato sviluppato grazie anche all'interazione con gli studenti dell'Istituto Comprensivo Orsa Maggiore e della scuola media Guicciardini di Roma.

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