Il grido è lo stesso, da una piazza all’altra d’Italia, dove il fermo di Youssef Siher, la mente del Movimento 17 ottobre, non ha bloccato la protesta e la rabbia. «Torneremo presto», urlano studenti, antagonisti, ma soprattutto giovanissimi, molti minorenni e ragazzi di seconda generazione. È il volto inedito delle manifestazioni che hanno attraversato il paese. Cortei in larga parte pacifici, dove non sono mancati momenti di tensione.
Da Roma a Firenze, da Torino a Bologna. Nessun saccheggio, ma lanci di bottiglie, petardi, bombe carta e cariche della polizia per riportare la calma. Con una presenza massiccia di giovanissimi, molti a volto coperto, che in diverse città hanno preso la testa dei cortei e cercato di forzare i blocchi.
Il grido è lo stesso, da una piazza all’altra d’Italia, dove il fermo di Youssef Siher, la mente del Movimento 17 ottobre, non ha bloccato la protesta e la rabbia. «Torneremo presto», urlano studenti, antagonisti, ma soprattutto giovanissimi, molti minorenni e ragazzi di seconda generazione. È il volto inedito delle manifestazioni che hanno attraversato il paese. Cortei in larga parte pacifici, dove non sono mancati momenti di tensione.
Da Roma a Firenze, da Torino a Bologna. Nessun saccheggio, ma lanci di bottiglie, petardi, bombe carta e cariche della polizia per riportare la calma. Con una presenza massiccia di giovanissimi, molti a volto coperto, che in diverse città hanno preso la testa dei cortei e cercato di forzare i blocchi.
A Roma niente Circo Massimo. I manifestanti si sono accodati a un corteo contro la guerra. Circa 4mila, tra studenti, autonomi e minorenni hanno attraversato il centro per aggirare gli sbarramenti della polizia. Il blitz al Colosseo, con un centinaio di ragazzi entrati per qualche minuto nell’anfiteatro, è stato il momento più eclatante del pomeriggio in cui la tensione è esplosa veramente solo alle 19, quando la manifestazione non autorizzata è tornata in piazza della Repubblica, a pochi passi dal Quirinale. Sono partiti lanci di bottiglie, oggetti e bombe carta, seguiti dalle cariche della polizia e dall’intervento degli idranti. Diversi i feriti tra manifestanti e forze dell’ordine.
Tensione anche a Bologna, dove la folla si è radunata in piazza Nettuno. In strada più di duemila persone, tra cui numerosi ragazzi incappucciati e vestiti di nero. Alcuni gruppi hanno preso la testa del corteo puntando verso la stazione, ma hanno trovato uno sbarramento in via Marconi. Da lì sono cominciati gli scontri: lanci di oggetti, bombe carta, cassonetti incendiati e assalti agli autobus. La polizia è intervenuta con cariche di alleggerimento. Una ventina i feriti tra manifestanti e forze dell’ordine.
Scene simili a Torino, dove nel pomeriggio migliaia di persone si sono ritrovate in piazza Castello, blindata dalle forze dell’ordine. A rendere ancora più tirata la piazza l’arresto di Sara Munari, una dei leader di Askatasuna, finita ai domiciliari poche ore prima della manifestazione. In strada antagonisti e giovanissimi di seconda generazione che alle 17 hanno dato vita a un fitto lancio di oggetti, fumogeni e bombe carta, fino agli scontri in piazzetta Reale e nella zona nord della città, dove la polizia ha risposto con cariche, lacrimogeni e idranti. Numerosi i feriti.
A Firenze, i manifestanti partiti da Santa Maria Novella hanno puntato verso via Tornabuoni, la strada delle vetrine del lusso, ma sono stati bloccati dalla polizia sul ponte Santa Trinita. Diversi i momenti di tensione, con contatti tra manifestanti e polizia, lanci di oggetti, cariche e manganellate.
A poca distanza si sono radunati anche alcuni gruppi di estrema destra, che hanno intonato cori per la “remigrazione” prima di essere allontanati. Dopo le 20 la protesta si è spostata verso la stazione di Santa Maria Novella. Momento clou della giornata è la motosega, priva di lama, accesa in via Tornabuoni. Un messaggio chiaro in vista dei prossimi appuntamenti.