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La protesta dei ragazzi non si ferma: “Il 30 ottobre scenderemo in piazza più furiosi”

Riflettori accesi sui 50mila che hanno manifestato sabato scorso nonostante il fermo del promotore del Movimento 17 Ottobre
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«Ma caro governo, se le piazze sono invase e le strade prese d’assalto, non è per la mente di uno, è per la rabbia di tutti. Il 30 ottobre scenderemo in piazza ancora più furiosi. Tutti liberi! Youssef libero».

Youssef Sahir è in carcere, le pagine del suo Movimento 17 ottobre ferme ormai da tre giorni ma la protesta delle migliaia di ragazzi che avevano aderito agli account Telegram e Instagram non si ferma. I 50mila scesi in piazza sabato scorso in tutta Italia, nonostante il disorientamento provocato dal mancato arrivo delle indicazioni sui luoghi dove ritrovarsi città per città, preoccupano il Viminale. I manifestanti sono comunque riusciti a ritrovarsi, hanno dato vita a cortei non autorizzati, in alcune città si sono anche scontrati con le forze dell’ordine.

Le prossime manifestazioni guidate da Usb

La preoccupazione, dunque, a pochi giorni dalla nuova giornata di manifestazioni indetta per venerdì 30 ottobre dal sindacato autonomo Usb è quella solita. E cioè che possa verificarsi, soprattutto in alcune città come Torino, Milano, Bologna, Roma, quella che l’intelligence definisce la saldatura tra anarchici, antagonisti, centri sociali, studenti, Propal e naturalmente le migliaia di ragazzi molto giovani che si erano riuniti sotto le bandiere del Movimento 17 ottobre.

Cybersecurity segue i flussi sul web

In questi giorni il lavoro degli esperti della Polizia postale e della Cybersecurity scandaglia il web per seguire il flusso delle adesioni a vecchi e nuovi gruppi, su chat criptate e piattaforme come Telegram e Signal. Molti i gruppi che sono già venuti allo scoperto con post su Instagram come Galassia antisionista, associazioni di giovani di seconda generazione, Potere al Popolo, tutti uniti nella solidarietà a Youssef Siher al grido di “Quindi organizzare una manifestazione è reato? Organizzare il dissenso è reato? Siamo con Youssef Siher”.

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