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Maruotti: “Giudici e pm indipendenti, è la prova che non serviva la separazione delle carriere”

ROCCO MARUOTTI SEGRETARIO GENERALE ANM 

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“L’esecutivo che fa il processo a un altro potere dello Stato varca una soglia rischiosa. Ci vogliono obbedienti”
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«È come se si volesse addossare ai magistrati la responsabilità del disagio sociale, o di un senso di insicurezza. Ma l’esecutivo che fa il processo pubblico a un altro potere dello Stato varca una soglia rischiosa. Siamo all’abc dell’architettura costituzionale». Rocco Maruotti, 49 anni, pm a Rieti, è segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, espressione dei progressisti di Area.

Segretario Maruotti, prima della polemica, il dubbio dei cittadini. Perché un pm ritiene Siher il regista di scontri e devastazioni a Milano e un gip non ci vede nessun indizio, boccia tutto e lo scarcera?

«Capisco la domanda. Merita due risposte. Chi ha a cuore lo stato di diritto deve spiegare al cittadino preoccupato che questo è il fisiologico svolgimento della dialettica processuale. L’alternativa sarebbe considerare inutile il vaglio del giudice e affidare le indagini preliminari alla sola valutazione della polizia giudiziaria e del pm. Significa affievolire tutele e garanzie, e torna…

«È come se si volesse addossare ai magistrati la responsabilità del disagio sociale, o di un senso di insicurezza. Ma l’esecutivo che fa il processo pubblico a un altro potere dello Stato varca una soglia rischiosa. Siamo all’abc dell’architettura costituzionale». Rocco Maruotti, 49 anni, pm a Rieti, è segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, espressione dei progressisti di Area.

Segretario Maruotti, prima della polemica, il dubbio dei cittadini. Perché un pm ritiene Siher il regista di scontri e devastazioni a Milano e un gip non ci vede nessun indizio, boccia tutto e lo scarcera?

«Capisco la domanda. Merita due risposte. Chi ha a cuore lo stato di diritto deve spiegare al cittadino preoccupato che questo è il fisiologico svolgimento della dialettica processuale. L’alternativa sarebbe considerare inutile il vaglio del giudice e affidare le indagini preliminari alla sola valutazione della polizia giudiziaria e del pm. Significa affievolire tutele e garanzie, e tornare indietro di 50 anni. La seconda risposta la merita la politica, e questo esecutivo».

Qual è?

«Ma la riforma Nordio-Meloni non è questo che prometteva agli italiani? La maggioranza predicava un giudice che non fosse asservito alla tesi dell’accusa, che non fosse amico del pm. Perciò chiedeva di separare le due carriere. Ora viene il brutto sospetto che la riforma bocciata dagli italiani volesse altro: una magistratura solo meno indipendente. Obbediente ai desiderata della politica».

Per gli spot dell’Anm che lo dicevano, siete stati denunciati.

«Eppure i nudi fatti rischiano di darci ragione».

La vostra nota contro l’ultimo attacco della premier Meloni alla gip Landoni è comunque durissima.

«Da anni assistiamo a reazioni scomposte ogni qualvolta un giudice adotta un provvedimento sgradito al governo. Ma quando attacchi di questa violenza vengono dalla presidente del Consiglio è difficile non parlare di intimidazione. L’impressione è che non solo si voglia fare propaganda sulla pelle del pm o giudice di turno. Ma si voglia far ricadere sui magistrati la responsabilità del mancato raggiungimento di determinati obiettivi politici».

La premier vi vuole collaborativi?

«Lo ha anche esplicitato, tempo fa. Ma il compito dei magistrati è solo applicare la legge, non cooperare all’attuazione del programma di governo».

Si usa come randello il fatto che la gip firmò l’appello su Gaza. Non ci si espone firmando queste petizioni?

«È uno schema consolidato che manipola la realtà. Non si critica un provvedimento giudiziario, si mina l’imparzialità del giudice, si scava nel suo passato, e si finisce per usare in chiave ritorsiva anche il legittimo esercizio di manifestare un pensiero. È tutto molto grave».

Il caso Apostolico fa scuola?

«Il caso Apostolico è stato solo il primo di una lunga serie. Tra i tanti mi torna alla mente il caso del giudice di Bologna Marco Gattuso, e tanti altri da Albano a Minniti, da Musolino a Fabbrini e Breggia, bersagli di campagne violente».

Dopo i veleni del referendum, il clima non doveva migliorare?

«Credo sia sotto gli occhi di tutti non solo che il clima peggiora in prospettiva di eventuali elezioni. Ma che sotto attacco non ci sono solo i singoli, ma l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati».

Come mai Mi, corrente di destra in Csm, non ha firmato la richiesta a tutela della gip di Milano?

«In effetti, mi colpisce che a fronte di un attacco così scomposto la pratica non sia stata sottoscritta da tutti i togati. Se non ora, quando?».

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