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Dolan, l’americano: “Che brutta figura il mio presidente vestito da Papa”

Il cardinaleTimothy Dolan 

 (reuters)
Malumori tra i porporati Usa anche per le ingerenze del vicepresidente JD Vance
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La foto di Trump vestito da Papa «non è stata una cosa buona». Si è sentito offeso, eminenza? «You know, gli italiani dicono: ha fatto una brutta figura». E l’endorsement che il presidente Usa le ha fatto per il Conclave? Smorfia, gesto con la mano a scacciare l’idea. «Io voglio solo fare l’arcivescovo di New York. A proposito, alla cattedrale di San Patrizio la domenica mattina facciamo due colazioni, ci sono anche qui?». Qui, alla parrocchia nel quartiere Monte Mario di cui Timothy Dolan è titolare, il rinfresco l’hanno preparato, certo.

Avevano anche predisposto un ingresso riservato in un cortile laterale per evitare che le tv americane circondassero il cardinale prima della messa. Invece Dolan fa fermare il van in piazza, scende a stringere la mano ai carabinieri del servizio d’ordine, saluta la gente: «C’è anche il mio avvocato preferito, come sta la famiglia? Dov’è il mio caro parroco don Gianfranco?». Poi va proprio a cercare microfoni e telecamere: «C’è anche la stampa…

La foto di Trump vestito da Papa «non è stata una cosa buona». Si è sentito offeso, eminenza? «You know, gli italiani dicono: ha fatto una brutta figura». E l’endorsement che il presidente Usa le ha fatto per il Conclave? Smorfia, gesto con la mano a scacciare l’idea. «Io voglio solo fare l’arcivescovo di New York. A proposito, alla cattedrale di San Patrizio la domenica mattina facciamo due colazioni, ci sono anche qui?». Qui, alla parrocchia nel quartiere Monte Mario di cui Timothy Dolan è titolare, il rinfresco l’hanno preparato, certo.

Avevano anche predisposto un ingresso riservato in un cortile laterale per evitare che le tv americane circondassero il cardinale prima della messa. Invece Dolan fa fermare il van in piazza, scende a stringere la mano ai carabinieri del servizio d’ordine, saluta la gente: «C’è anche il mio avvocato preferito, come sta la famiglia? Dov’è il mio caro parroco don Gianfranco?». Poi va proprio a cercare microfoni e telecamere: «C’è anche la stampa italiana? Voglio ringraziare Roma e tutta l’Italia per l’ospitalità incredibile dai funerali del Papa a questi giorni di conclave». Sa già che gli toccherà commentare quell’immagine creata con l’intelligenza artificiale. Sarebbe opportuno rimuoverla? Servirebbero scuse da parte del presidente? «Chi lo sa?», ribatte in italiano alla domanda posta in inglese. La conferenza episcopale dello Stato di New York ha definito «offensivo» il post, quel termine lui non lo ripete. Ma le esuberanze della Casa Bianca stanno sicuramente imbarazzando il presule che ha guidato la preghiera prima dell’insediamento di Trump. Così come indiscrezioni raccontano di un malumore dei porporati Usa per alcune pressioni da parte del vicepresidente Vance che vorrebbe spingerli a sponsorizzare un pontificato americano, col rischio di portare il voto verso uno stallo.

Dolan scherza quando gli chiedono se abbia chance di diventare lui il Papa. Dice che questo conclave lo sta affrontando con uno stato d’animo più rilassato rispetto al 2013: «Forse sono solo più vecchio. In realtà mi sono detto: ci sono tanti cardinali nuovi e voglio ascoltarli. Stanno parlando della Chiesa universale, delle sfide. Non ne ho ancora scelto uno, ma abbiamo ancora due giorni di riunioni, basteranno». Vorrebbe un Francesco II? «Speriamo, ne avrei bisogno». Però, attenzione: che caratteristiche dovrebbe assicurare il nuovo Papa? «Penso che sarebbe una benedizione avere una miscela degli ultimi». Quindi Francesco, d’accordo, «ma anche l’intensità intellettuale di Benedetto XVI e il coraggio di Giovanni Paolo II».

Racconta un aneddoto: «La mattina dopo il conclave del 2013, quando il nuovo Papa si rivolgeva a noi cardinali, l’arcivescovo di Vienna mi disse: parla come Gesù. E io gli risposi: sì, è il suo mestiere adesso». Di Bergoglio, durante la messa, Dolan cita una raccomandazione: «Voleva prediche brevi, quindi mi fermo qui». Aveva iniziato da appena quattro minuti e mezzo, i fedeli entusiasti si abbandonano a un applauso irrituale. Il Vangelo del giorno è profetico per i giorni del conclave, aveva sottolineato don Gianfranco nel suo saluto: c’è la seconda volta in cui Pietro viene incaricato da Gesù di guidare la Chiesa. Dolan glissa, si limita a chiedere preghiere per tutti i cardinali: «Abbiamo bisogno che lo Spirito Santo ci illumini».

Indica l’immagine della Nostra Signora di Guadalupe a cui è dedicata la parrocchia: «A New York abbiamo tanti messicani che le sono devoti», ricorda sfidando il collegamento inconscio che evoca ancora Trump, il muro, le deportazioni. Alla fine della funzione Dolan si ferma alla porta della chiesa come faceva Francesco nei primi periodi. Saluta tutti quelli che escono, uno a uno. Prende in braccio un bambino, abbraccia una donna ammalata che scoppia in lacrime, dialoga con una suora congolese: «Conosco il tuo cardinale, siamo amici». A una signora chiede: «Che si mangia a pranzo?». «Spaghetto aglio e olio, eminenza. Se viene da me lo preparo al volo».

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