Un dito solo. Un dito che ammonisce, non certo benedice. Donald Trump non è il Pantocrator dal volto sereno delle icone bizantine o dei mosaici delle chiese, come nella volta della meravigliosa cattedrale di Monreale, dove il Cristo luminoso alza due dita. Trump – per quanto si senta, e non lo nasconda, d’essere in gloria come Gesù – non benedice nessuno, anzi più facilmente disdice e aggredisce. Forse non conosce il significato originario della parola greca attribuita al Figlio di Dio, “dominare con forza”, ma se lo sapesse lo condividerebbe. Del resto, somiglia allo Zio Sam, quello dei manifesti dell’arruolamento, ma al posto del puntato “I want you” il suo dito levato vale: Guai a voi. Un comando. Che altro potrebbe indicare questo gesto in un uomo che non conosce altra forma espressiva se non quella dell’imposizione? L’espressione in cagnesco del Presidente-Papa con gli occhi socchiusi, le labbra all’ingiù e la mandibola serrata ne esplicita il significato palese.
Che Trump ambisca al potere assoluto di un Pontefice di Santa Romana Chiesa l’aveva già detto a voce: una battuta poteva sembrare, nata da una volontà cui forse non aveva mai pensato prima di partecipare al funerale di Papa Francesco: c’è un posto libero, perché non occuparlo? È come un bambino che si traveste con la tiara, l’abito candido, la mantellina, la croce al petto e naturalmente si siede in trono. Uno scherzo? Forse dopo dirà così: dire e disdire è un suo costume consueto. Che male c’è poi a vestirsi da Papa, seppure con l’aiuto dell’intelligenza artificiale? Non è giusto dare una forma visiva ai propri desideri? Per fortuna oggi c’è modo di chiederlo direttamente a lei, l’AI: tutto o quasi diventa fattibile, almeno in immagine.
Bisogna riconoscere al Presidente americano, alla sua megalomania patologica, una forma d’innocenza che travalica tutte le regole, le convenienze, il bon ton e la necessaria eleganza che la carica che ricopre esigerebbe da lui. Un’innocenza che convive perfettamente con la sua notoria perfidia, anzi è il complemento perfetto della bizzosità. Un bambino, poi, come ci ha spiegato Freud, non conosce limiti nella propria immaginazione, è la sua peculiarità: la fantasia in lui può correre senza barriere. Come l’ha definito il padre della psicoanalisi, il bambino è un “perverso polimorfo”. L’atto di diffondere, dal proprio sito e da quello ufficiale dei social presidenziali della Casa Bianca, questa icona di potenza fantastica non è altro che un sogno realizzato, anche se dura lo spazio di un mattino. Di sicuro avrà pensato: vi ho ancora una volta sorpresi e spiazzati, non è questo che devo fare ogni giorno? Così a Conclave quasi iniziato, con tutti gli occhi del mondo puntati su Roma, saranno tutti lì a scrivere, cosa che del resto sto facendo io stesso, per chiosare questa nuova irriverenza in qualche modo blasfema verso una figura così carica di sacralità come è il Papa di Roma.
Cosa dobbiamo fare? Scandalizzarci per l’ennesimo sfregio alle regole? Trump è fuori da ogni regola, salvo quelle che istituisce lui e che, come nei giochi infantili, durano il tempo deciso da lui: gioca da solo e questo gioco di raffigurarsi nei panni del prossimo Papa manifesta non solo una forma d’onnipotenza, ma mette a nudo, senza alcun pudore e vergogna – chi ancora è capace di vergognarsi nelle stanze del potere oggi? –, la sua aspirazione, quella conscia ovviamente, di Comandante in capo degli Stati Uniti: governare per sempre. Non è forse così che fa un Papa?, gli avranno detto.
Una curiosità e una domanda per chi ne sa, o almeno dovrebbe saperne più di noi, dell’animo umano, un interrogativo per gli psicoanalisti: ma un uomo così avrà un inconscio oppure è decisamente senza inconscio? Come non ricordare in un altro contesto, ben più problematico, un’affermazione di Primo Levi: «Ogni individuo è un oggetto talmente complesso che è vano prevederne il comportamento». Parole sagge. Purtroppo Trump, per sua e nostra sorte, non è un individuo qualsiasi, ma il Presidente del più potente Stato mondiale, la sua la bussola e la sua guida. In lui è tutto è così spudoratamente evidente da lasciarci ogni volta attoniti e stupefatti.