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Il lato pop degli unti dal Signore

(reuters)
Il commento
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Non ho le prove e, tuttavia, penso che nessuno si sia potuto sottrarre alla curiosità di sapere “cosa mangiano i cardinali in attesa del Conclave”. Di conseguenza, ritengo che bene abbiano fatto i principali quotidiani, italiani e non, a dar conto delle preferenze gastronomiche — spaghetti alla carbonara e spigola in crosta di sale — dei porporati; e a informarci delle passioni sportive, per il gioco del calcio o per quello delle carte, delle grandi ambizioni e delle ancora più grandi frustrazioni, delle invidie piccine e delle vanità modeste di quanti sono chiamati a eleggere il nuovo pontefice. E resta memorabile la scena di due cardinali che, entrati in una gelateria di Borgo Pio e riconosciuti da alcuni clienti, li hanno visti inginocchiarsi e chiedere loro la benedizione. Insomma, quegli oltre centotrenta uomini celibi e di età non più giovane, pur ispirati dallo Spirito Santo, restano innanzitutto uomini in carne e ossa. E questo “umano troppo umano” è parte integrante e, a mio …

Non ho le prove e, tuttavia, penso che nessuno si sia potuto sottrarre alla curiosità di sapere “cosa mangiano i cardinali in attesa del Conclave”. Di conseguenza, ritengo che bene abbiano fatto i principali quotidiani, italiani e non, a dar conto delle preferenze gastronomiche — spaghetti alla carbonara e spigola in crosta di sale — dei porporati; e a informarci delle passioni sportive, per il gioco del calcio o per quello delle carte, delle grandi ambizioni e delle ancora più grandi frustrazioni, delle invidie piccine e delle vanità modeste di quanti sono chiamati a eleggere il nuovo pontefice. E resta memorabile la scena di due cardinali che, entrati in una gelateria di Borgo Pio e riconosciuti da alcuni clienti, li hanno visti inginocchiarsi e chiedere loro la benedizione. Insomma, quegli oltre centotrenta uomini celibi e di età non più giovane, pur ispirati dallo Spirito Santo, restano innanzitutto uomini in carne e ossa. E questo “umano troppo umano” è parte integrante e, a mio avviso, preziosa, della personalità di coloro che sceglieranno il successore di Francesco. Ispirati, dicevo, e assistiti dallo Spirito Santo, ma non esautorati delle loro inclinazioni e delle loro contraddizioni, delle loro ansie e delle loro aspirazioni, delle loro opzioni politiche e delle loro radici culturali; e tantomeno, delle loro tentazioni. Non c’è di che scandalizzarsi e, in effetti, nessuno si scandalizza troppo: e anche l’immagine di Donald Trump travestito da Pontefice risulta, più che blasfema, patetica.

Come uno di quegli abiti in maschera, tagliati e agghindati approssimativamente da una sarta maldestra che non ha tempo da perdere. D’altra parte non è una novità. Il popolo dei fedeli, dove la devozione si mescola alla dissacrazione e la fede si intreccia alla miscredenza, ha spesso trattato il Papa con un rispetto venato di irriverenza: dove il riconoscimento dell’autorità di derivazione divina non impediva lo sberleffo: anche perché tra Medioevo e Rinascimento, più di un Pontefice si è prestato egregiamente al sarcasmo popolare. La vita dissoluta di alcuni di loro era oggetto di cachinni e motteggi che, certamente, contribuirono all’indebolimento del potere temporale e della stessa fede di massa. Ma, nel complesso, i “peccati della Chiesa” non portarono alla sua fine, bensì alla sua umanizzazione e, dunque, a una maggiore prossimità tra Dio e il suo popolo. Qui non è possibile non citare il grande Gioacchino Belli e il suo anticlericalismo radicale che, nella prima metà dell’800, trattò la curia romana e il suo Vescovo con una ironia ruvida e sferzante e tuttavia indulgente, come è proprio di un rapporto di familiarità burrascoso eppure tenace e, soprattutto, sincero.

E poi, come dimenticare, ai giorni nostri, la figura del cardinale Voiello, magnificamente impersonato da Silvio Orlando, che nella serie televisiva The Young Pope, diretta da Paolo Sorrentino, tra un intrigo e una prece, si struggeva d’angoscia per le sorti calcistiche del suo Napoli football club. Infine, a leggere gli articoli prima citati vengono in mente quei racconti di David Riondino dove alcuni cardinali stranieri, allontanatisi furtivamente dal Vaticano, raggiungono le hostarie di zona (in particolare la da Giggi) e lì, consumando fiori di zucca e una minestra di broccoli e arzilla, canzonano il collega africano dicendogli: “Sì, sì, vedrai che diventerai Papa”. Uno scherzo sulfureo (Robert Bresson: “il diavolo probabilmente”) o una profezia?

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