✕

La piazza. “Che peccato una decisione lampo avrebbe fatto la storia”

Ascolta l'audio

Tra i 50mila a San Pietro: “Ci eravamo illusi dopo la lunga attesa”. E c’è chi scommette: “È questione di ore, ormai hanno le idee chiare”
3 minuti di lettura

Città del Vaticano – Questo è il popolo del Papa, ed è misto, credenti e non, eppure tutti in piedi a fissare un affascinante comignolo lontano, e pur sapendo che il fumo sarà nero, e nero sarà, in una impressionante assemblea che aspetta qualcosa, anzi qualcuno. Ed è il più grande spettacolo del mondo, al momento, e perché non essere dunque nel pigia pigia anche cattivo, che straripa su via della Conciliazione, riempie il Colonnato fin dal pomeriggio presto, e ora si accascia dalla stanchezza e pure dall’emozione. «Io sono molto emozionata», dice Annalisa Marcon, che si dice «cattolica, ma anticlericale». E allora, che ci fa qui. «Voglio sapere chi sarà, e il papa è anche vescovo di Roma. Sono romana, è anche una cosa nostra», e allargando lo sguardo comprende la moltitudine, i bambini addormentati nei passeggini, le suore che pregano in ginocchio, o fotografano voli di gabbiani, le colonne di pellegrini stravolti che spingono verso il centro di piazza San Pietro.

…

Città del Vaticano – Questo è il popolo del Papa, ed è misto, credenti e non, eppure tutti in piedi a fissare un affascinante comignolo lontano, e pur sapendo che il fumo sarà nero, e nero sarà, in una impressionante assemblea che aspetta qualcosa, anzi qualcuno. Ed è il più grande spettacolo del mondo, al momento, e perché non essere dunque nel pigia pigia anche cattivo, che straripa su via della Conciliazione, riempie il Colonnato fin dal pomeriggio presto, e ora si accascia dalla stanchezza e pure dall’emozione. «Io sono molto emozionata», dice Annalisa Marcon, che si dice «cattolica, ma anticlericale». E allora, che ci fa qui. «Voglio sapere chi sarà, e il papa è anche vescovo di Roma. Sono romana, è anche una cosa nostra», e allargando lo sguardo comprende la moltitudine, i bambini addormentati nei passeggini, le suore che pregano in ginocchio, o fotografano voli di gabbiani, le colonne di pellegrini stravolti che spingono verso il centro di piazza San Pietro.

(reuters)

Sarà impossibile, e intanto la folla ondeggia in un moto inutile, perché non si va più da nessuna parte, e ogni tanto parte un applauso, come per farsi sentire da quelli chiusi nella Cappella Sistina. «Solo questa grande folla, da sola è uno spettacolo», dice il docente universitario Stefano. «Vengono da tutto il mondo, e sono qui aspettando una fumata che sanno essere nera», lui compreso, che viene da Bologna e spera nell’elezione del cardinale Zuppi. «Io immagino un papa che si voglia chiamare Paolo Francesco, cioè una figura che tenga insieme Francesco, e la Chiesa che sta camminando, e Paolo VI, con quella Chiesa più tradizionale, che pure fa ancora presa su molti». E «guardi quanti sono!». Beh, guardiamoci. Alle otto di sera nessuno ha più un goccio d’acqua, i telefoni sono scarichi, e comunque off line, le ginocchia tendono a cedere.

Intanto, passa una donna con un povero cane mostruoso, in quanto travestito da Papa, con una mitra che gli nasconde il muso (molto fotografato, purtroppo). Intanto e finalmente, esce quel fumo nero su uno sfondo di cielo tendente ormai all’indaco, e quindi la piazza fa un ohhhh di delusione, ma moltiplicato per 50mila, e subito abbassa i telefoni e fa istantaneo dietrofront, verso casa o albergo o convento, e almeno un pezzo di spettacolo lo si è visto. «L’importante è che non si torni indietro, con un papa conservatore, che non accetti il percorso di Bergoglio”, spiega l’impiegata Patrizia Valente, “e che sia relativamente giovane», non dunque gli anzianissimi cardinali che sono sfilati sui maxischermi, con voce incerta recitando la formula del giuramento, i tedeschi con la pronuncia dura del latino, “Evanghelia”, gli americani e gli inglesi, “quello è Dolan!”, e quell’altro è Tagle, il filippino, ognuno riconosce i suoi.

Marion, suora filippina arrivata giusto dall’aeroporto con il suo trolley molto consumato, «nessuno di noi può scegliere il Papa, che viene scelto dallo Spirito Santo. Noi possiamo solo accettare», sottinteso che è sbagliato fare un tifo nazionalistico, ma aspettare una decisione che non arriva neanche dalla Sistina, «ma da un altrove, lei mi capisce?». Lo capisce persino Todor Penchev, che aspetta la fumata con la moglie Dessie: «Noi siamo ortodossi, da Sofia, Bulgaria. E il Papa è importante per molti popoli, non solo i cattolici, ma tutti i cristiani, e anche le altre religioni». Per tutti quelli «che hanno una fede, e infatti quanti non cristiani sono qui in questa piazza, ora?».

«Noi, cattoliche. Scozzesi di Glasgow», racconta Michela, che fa la farmacista. E oggi tornerà qui con madre e amiche, aspettando il fumo bianco, sperando «in un papa che sia umano, come prima cosa. E che sia aperto al mondo», come era Francesco. «Siamo sicure che questo succederà sabato, ma lo aspetteremo tutti i giorni, fino a quando sarà scelto». E la delusione di una signora Rosanna, sull’età dei cardinali non ottantenni ma quasi, «speravo lo scegliessero subito, del resto ormai sono tutti stranieri, e vogliono tornarsene a casa presto». Invece no, «eppure hanno avuto il loro tempo per discutere, decidere». E quel «disgustoso totopapa, e quelli che scommettono dei soldi, pure». Inutili le sue personali preghiere alla Madonna della Traspontina, affinché si decidesse subito il successore di Francesco, e di Pietro (poi, a lei Francesco «non piaceva proprio, a cominciare da quel buonasera detto invece del “sia lodato Gesù Cristo”, e io c’ero, quella volta»). Ma non c’è più tempo, bisogna tornarsene a casa, difendendosi dal flusso diretto verso la cena, la gente avanza a spallate, e anche a gomitate, e macché delusione, qui oggi si replica e quindi torneranno tutti qui, e anche di più.

Leggi i commenti