Non è facile stare dietro a Richard Bach. Per il padre de Il gabbiano Jonathan Livingston ( Bur- Rizzoli) la Terra è solo una tappa di un viaggio più celeste. Bach preferisce stare con "Puff", un piccolo idrovolante. E così, come il delicato ribelle del suo bestseller (decine di milioni di copie vendute dopo il rifiuto di decine di editori), fende il cielo per ricucire l'anima lacerata dalla consuetudine e dagli schemi, che impediscono a idealisti e sognatori di volare nella libertà "che vive nel profondo di noi". A dispetto dei suoi anni (76) e del grave incidente aereo del settembre 2012 che gli ha procurato fratture, il coma e una lunga riabilitazione.
"MA ora sto bene", assicura lo scrittore americano, "e, per favore, non lo chiami "incidente". Perché è stata una benedizione, che mi ha fatto capire molto della vita e della morte". Bach, ex pilota dell'aeronautica Usa e alfiere della folta falange di scrittori-aviatori, da Saint-Exupéry a Dahl, fino a D'Annunzio, Faulkner e Salter, ha deciso di incidere le cicatrici di quello schianto nel suo ultimo Illusions I-I. È il sequel di Illusioni (1977), uscito solo in America e che Bach ha appena autopubblicato sul web con la piattaforma fai-da-te Amazon Singles. Una rivalsa nei confronti dell'editoria che lo ha snobbato in passato. Arriverà in Italia, invece - in autunno, per Rizzoli - la nuova edizione del Gabbiano Jonathan Livingston, con un quarto capitolo inedito, "ritrovato ", spiega Bach, "in un mucchio di cartacce da Sabryna", la sua attuale compagna.
Bach, perché la scelta radicale di pubblicare sul web a 76 anni?
"Gli anni non li conto, sarebbe masochistico. E poi nella mia vita ho perso troppo tempo a causa degli editori. Quanto li ho aspettati mentre decidevano il layout, le illustrazioni, i tempi di pubblicazione, la distribuzione! Con gli ebook e il self-publishing online, invece, tutto questo scompare. I libri cartacei diventeranno merce sempre più rara e preziosa".
E continuerà a scrivere libri?
"Forse sì, forse no. I libri arrivano all'improvviso, come una rete che ti piomba addosso. Quando mi capita, l'unica maniera per liberarmene è fermarmi e scrivere, sfilando la rete parola dopo parola".
Intanto, a 44 anni dall'esordio, ritorna Jonathan Livingston . Qual è il segreto del suo successo?
"Semplicemente, è una metafora della vita. Jonathan ci insegna che non siamo incapaci o incompresi, come ci vorrebbero far credere, e che non serve seguire "la folla" a scapito delle nostre passioni. Perché solo ciò che amiamo dà senso alla vita. Non a caso, tutte le persone di successo hanno seguito le loro passioni. Per me è stato il volo, per altri la danza, la tecnologia, la pubblicità. Se si seguono le passioni, le nostre vite saranno certo più complicate di chi vi rinuncia. Ma saranno anche più felici".
La sua ne è un valido esempio, nel bene e nel male.
"Continuerò a volare, fino alla fine. Adoro il mio aereo, che tra l'altro è stato riparato meravigliosamente. Certo, ora i fili dell'alta tensione cerco di evitarli".
Cosa ricorda di quella caduta quasi fatale?
"Mentre l'aereo precipitava, dopo aver tranciato i fili, all'improvviso la vita è diventata un sogno: un nuovo mondo pieno di vecchi amici. I giornali hanno parlato di "incidente". Ma per me è stato un atterraggio placido e dolce. Ho sentito persino il fruscio dell'erba prima di toccare terra. No, non stavo volando. Stavo sognando. A un certo punto, qualcuno mi ha chiesto per tre volte se avessi voglia di tornare sulla Terra".
E cosa ha risposto?
"Ci ho pensato un attimo. Poi ho detto sì. E mi sono ritrovato in un ospedale. Ero stato in coma per sette giorni, secondo i medici, anche se mi sembrava fosse passato solo un quarto d'ora".
Ha avuto paura di morire in quei momenti?
"No. Anzi, ho capito che la morte non esiste. Semplicemente, a un certo punto della nostra esistenza, scivoliamo dalle credenze di questa vita a quelle di un'altra. E ognuna di queste vite è un piccolo passo per ricongiungerci con l'Amore".
In che senso?
"L'amore è la nostra unica realtà, l'unico vero senso possibile. Per me è come una piccola voce che ascolto tutti i giorni. A quest'età non riesco a odiare niente, così come non credo in un Dio che odia (ho abbandonato la Chiesa scientista). Credo che ogni sfida della vita sia un test per arrivare all'Amore. Ricorda cosa diceva la volpe al Piccolo Principe di Saint-Exupéry? "Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi"".
È per questo che i protagonisti dei suoi libri cercano sempre di fuggire dalla realtà?
"Il mondo dei mortali non è la realtà, ma semplicemente l'insieme delle nostre credenze, finzioni, illusioni, dell'enfasi e della gioia di condividere le nostre storie. L'unica realtà è l'Amore immacolato dallo spazio e dal tempo. Punto".
Nel capitolo inedito di Jonathan Livingston, questa fuga contempla anche il suicidio.
"Quando il mondo degli altri è radicalmente diverso dalla vita che vogliamo vivere, esiste anche questa possibilità. Non a caso, Gesù Cristo rappresenta il primo suicidio di un personaggio storico: si è consegnato nelle mani dei suoi carnefici, nonostante potesse scamparla".
Leggendo l'inedito, però, il suicidio spunta perché le nuove generazioni, anche per colpa dei padri, si sentono smarrite: rifiutano il passato e rinnegano persino un mito come Jonathan.
"Purtroppo, gran parte della storia e dei ricordi viene inevitabilmente dimenticata. E noi mortali ripetiamo, senza sosta, gli errori umani. Come gli Stati Uniti, che da sempre combattono guerre nel mondo senza mai pensare alle conseguenze. Comunque, anche se questo paese sparisse, un altro al suo posto farebbe le stesse misere scelte".
Allo stesso tempo, però, il "divino" Jonathan diventa paradossalmente un avatar dell'establishment, sbiadito rituale dei vecchi gabbiani che sfruttano la sua immagine. Perché?
"Perché il vero pericolo per la nostra libertà è l'influenza dei governi e delle religioni, che pretendono di spiegarci come dovremmo vivere, anche quando non hanno potere reale su di noi. Per questo ignoro il più possibile ogni tipo di autorità. L'importante è vivere con dolcezza e gentilezza. La storia ci ha raccontato di molte civiltà senza guerre né crimini, perché fondate sul rispetto verso gli altri. Purtroppo, parte del genere umano questo non l'ha ancora capito".
"MA ora sto bene", assicura lo scrittore americano, "e, per favore, non lo chiami "incidente". Perché è stata una benedizione, che mi ha fatto capire molto della vita e della morte". Bach, ex pilota dell'aeronautica Usa e alfiere della folta falange di scrittori-aviatori, da Saint-Exupéry a Dahl, fino a D'Annunzio, Faulkner e Salter, ha deciso di incidere le cicatrici di quello schianto nel suo ultimo Illusions I-I. È il sequel di Illusioni (1977), uscito solo in America e che Bach ha appena autopubblicato sul web con la piattaforma fai-da-te Amazon Singles. Una rivalsa nei confronti dell'editoria che lo ha snobbato in passato. Arriverà in Italia, invece - in autunno, per Rizzoli - la nuova edizione del Gabbiano Jonathan Livingston, con un quarto capitolo inedito, "ritrovato ", spiega Bach, "in un mucchio di cartacce da Sabryna", la sua attuale compagna.
Bach, perché la scelta radicale di pubblicare sul web a 76 anni?
"Gli anni non li conto, sarebbe masochistico. E poi nella mia vita ho perso troppo tempo a causa degli editori. Quanto li ho aspettati mentre decidevano il layout, le illustrazioni, i tempi di pubblicazione, la distribuzione! Con gli ebook e il self-publishing online, invece, tutto questo scompare. I libri cartacei diventeranno merce sempre più rara e preziosa".
E continuerà a scrivere libri?
"Forse sì, forse no. I libri arrivano all'improvviso, come una rete che ti piomba addosso. Quando mi capita, l'unica maniera per liberarmene è fermarmi e scrivere, sfilando la rete parola dopo parola".
Intanto, a 44 anni dall'esordio, ritorna Jonathan Livingston . Qual è il segreto del suo successo?
"Semplicemente, è una metafora della vita. Jonathan ci insegna che non siamo incapaci o incompresi, come ci vorrebbero far credere, e che non serve seguire "la folla" a scapito delle nostre passioni. Perché solo ciò che amiamo dà senso alla vita. Non a caso, tutte le persone di successo hanno seguito le loro passioni. Per me è stato il volo, per altri la danza, la tecnologia, la pubblicità. Se si seguono le passioni, le nostre vite saranno certo più complicate di chi vi rinuncia. Ma saranno anche più felici".
La sua ne è un valido esempio, nel bene e nel male.
"Continuerò a volare, fino alla fine. Adoro il mio aereo, che tra l'altro è stato riparato meravigliosamente. Certo, ora i fili dell'alta tensione cerco di evitarli".
Cosa ricorda di quella caduta quasi fatale?
"Mentre l'aereo precipitava, dopo aver tranciato i fili, all'improvviso la vita è diventata un sogno: un nuovo mondo pieno di vecchi amici. I giornali hanno parlato di "incidente". Ma per me è stato un atterraggio placido e dolce. Ho sentito persino il fruscio dell'erba prima di toccare terra. No, non stavo volando. Stavo sognando. A un certo punto, qualcuno mi ha chiesto per tre volte se avessi voglia di tornare sulla Terra".
E cosa ha risposto?
"Ci ho pensato un attimo. Poi ho detto sì. E mi sono ritrovato in un ospedale. Ero stato in coma per sette giorni, secondo i medici, anche se mi sembrava fosse passato solo un quarto d'ora".
Ha avuto paura di morire in quei momenti?
"No. Anzi, ho capito che la morte non esiste. Semplicemente, a un certo punto della nostra esistenza, scivoliamo dalle credenze di questa vita a quelle di un'altra. E ognuna di queste vite è un piccolo passo per ricongiungerci con l'Amore".
In che senso?
"L'amore è la nostra unica realtà, l'unico vero senso possibile. Per me è come una piccola voce che ascolto tutti i giorni. A quest'età non riesco a odiare niente, così come non credo in un Dio che odia (ho abbandonato la Chiesa scientista). Credo che ogni sfida della vita sia un test per arrivare all'Amore. Ricorda cosa diceva la volpe al Piccolo Principe di Saint-Exupéry? "Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi"".
È per questo che i protagonisti dei suoi libri cercano sempre di fuggire dalla realtà?
"Il mondo dei mortali non è la realtà, ma semplicemente l'insieme delle nostre credenze, finzioni, illusioni, dell'enfasi e della gioia di condividere le nostre storie. L'unica realtà è l'Amore immacolato dallo spazio e dal tempo. Punto".
Nel capitolo inedito di Jonathan Livingston, questa fuga contempla anche il suicidio.
"Quando il mondo degli altri è radicalmente diverso dalla vita che vogliamo vivere, esiste anche questa possibilità. Non a caso, Gesù Cristo rappresenta il primo suicidio di un personaggio storico: si è consegnato nelle mani dei suoi carnefici, nonostante potesse scamparla".
Leggendo l'inedito, però, il suicidio spunta perché le nuove generazioni, anche per colpa dei padri, si sentono smarrite: rifiutano il passato e rinnegano persino un mito come Jonathan.
"Purtroppo, gran parte della storia e dei ricordi viene inevitabilmente dimenticata. E noi mortali ripetiamo, senza sosta, gli errori umani. Come gli Stati Uniti, che da sempre combattono guerre nel mondo senza mai pensare alle conseguenze. Comunque, anche se questo paese sparisse, un altro al suo posto farebbe le stesse misere scelte".
Allo stesso tempo, però, il "divino" Jonathan diventa paradossalmente un avatar dell'establishment, sbiadito rituale dei vecchi gabbiani che sfruttano la sua immagine. Perché?
"Perché il vero pericolo per la nostra libertà è l'influenza dei governi e delle religioni, che pretendono di spiegarci come dovremmo vivere, anche quando non hanno potere reale su di noi. Per questo ignoro il più possibile ogni tipo di autorità. L'importante è vivere con dolcezza e gentilezza. La storia ci ha raccontato di molte civiltà senza guerre né crimini, perché fondate sul rispetto verso gli altri. Purtroppo, parte del genere umano questo non l'ha ancora capito".