Cultura

Zoro al Festival del giornalismo: "Dai migranti a Bruxelles, la nostra ironia al servizio della cronaca"

La truppa di Gazebo sbarca a Perugia e come ogni anno fa il tutto esaurito. Diego Bianchi, Andrea Salerno e gli altri parlano delle prospettive future: sempre più reportage in nome del servizio pubblico

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PERUGIA - Si può raccontare la guerra col cazzeggio? Diciamola meglio: è possibile fare giornalismo, andare fin sotto le bombe, vivere il terrore di chi sente la propria vita in pericolo, senza perdere quel tono scanzonato che spesso ci assiste anche nei momenti più difficili? Raccontare un assedio in modo diverso, senza avere le rovine fumanti alle spalle, senza l'intonazione di chi, comprensibilmente, sente il dovere di comunicare ai telespettatori la gravità della situazione.
Diego Bianchi si stringe sulle spalle e sospira. Di fatto è un sì: "In fondo, dopo gli attentati di Parigi, quando abbiamo percorso strade e metropolitane considerate ad altissimo rischio, dopo esserci beccati la carica della polizia nella jungle di Calais, dopo il rischi di essere impallinato da chi non si fida che sei giornalista perché non hai il tesserino e da chi vorrebbe farti secco perché, pure senza tesserino, somigli troppo a quei bastardi dei giornalisti, ormai sono pronto a tutto".

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Lui e la truppa di Gazebo hanno fatto il solito pienone, al Festival del Giornalismo. Una presenza fissa, passata in pochi anni dalle allegre e affollate colazioni dentro l'Hotel Brufani ai tutto esaurito del Teatro Morlacchi. Un'evoluzione anche sotto il profilo del racconto giornalistico, perché di questo si parla, oggi. Del progressivo e inesorabile avvicinamento al reportage di cronaca da parte di una band che ha raccolto l'eredità della satira di casa Raitre ma che ora sta diventando un'altra cosa. Basta vedere gli ultimi servizi di Diego Bianchi, sempre meno Zoro, e Pierfrancesco Citriniti, il rubizzo aspirante regista che con una telecamerina a 360 gradi, un attrezzo da 200 euro, segue il suo compagno di viaggio nelle tre dimensioni inventando un linguaggio di ripresa tutto suo.

Diego, sorpreso da questa trasformazione?
"In verità fin dalle prime esperienze con Tolleranza Zoro, con i servizi su l'Aquila, Lampedusa, Taranto, ho sempre cercato di entrare nei fatti della cronaca nazionale".

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E adesso? Ti senti pronto a spingerti oltre, a portare il tuo iPad anche in zone di guerra?
"Personalmente sì. Ma Gazebo è una squadra, bisogna vedere cosa ne pensano gli altri".

Stavolta è Andrea Salerno, autore e alter ego di Bianchi, a stringersi tra le spalle. La sua pausa dura un po' di più.
"In verità esiste la mozione Tenco, se ne parla spesso in redazione...".

Cos'è la mozione Tenco?
"Diego si immola, cade sul campo al massimo della popolarità e consente a noi di vivere i giorni che ci restano commemorandolo comodamente da casa".
Scongiuro doveroso. Quindi il tono riprende più rassegnato, diciamo pure preoccupato. "In effetti potrebbe accadere".

Che poi verrebbe da dire "chi ve lo fa fare?". Si portano a casa più ascolti con le graduatorie dei tweet che con i reportage...
"Probabilmente sì anche se non ci facciamo molto caso. Sono talmente gratificanti i messaggi che ci arrivano, quando dicono che siamo tra i pochi spazi di servizio pubblico. In effetti non esiste trasmissione capace di parlare tre quarti d'ora, ininterrottamente, dell'emergenza migranti. O di andare avanti per venti minuti con un'intervista sottotitolata".

Anche Salerno dice la sua. "E' stato molto importante, la sera degli attentati di Bruxelles, sentirci chiamare dalla direzione per organizzare una puntata speciale. Segno che anche loro hanno capito che non siamo solo cazzeggio".

Cambierà qualcosa nella formula Gazebo?
"Non ce ne sarebbe motivo - dice Diego Bianchi, sempre meno Zoro - Noi abbiamo un serio limite imposto dalle due dirette settimanali che ci comportano trasferte mordi e fuggi, con il continuo terrore di sforare sui tempi di ritorno. Per il resto continuiamo alla nostra maniera, entrando con il massimo rispetto nel racconto dei fatti. Per noi il diritto di cronaca non va preteso, va conquistato. E le bombe non le cerchiamo".

E se arrivano...
"Ce scanseremo".