Vi racconto questa fiaba perché la conosco dal principio: l'ho vista proprio iniziare, molti anni fa, ed è una storia che parla di nonni, di solitudini che finiscono di esserlo e di guarigioni, se così si può dire.
Andrea Satta fa il pediatra, anche. Il pediatra di base in un ambulatorio della periferia romana, in fondo alla Casilina: una delle consolari che tutte portano a Roma. Non porta mai il camice, nessuno lo chiama dottore: solo Andrea. Poi fa il cantante con i Tetes de Bois, ama le canzoni di Leo Ferrè, i tram e le vecchie bici. Con grandissima facilità convince le persone a fare le cose incredibili. Realizza palchi a pedali, per esempio, dove l'energia elettrica per i suoi concerti la danno gli spettatori in bicicletta, pedalando da fermi. Anni fa mi mostrò le prove di un video in cui Margherita Hack si era prestata, tutta sporca e ridente, a interpretare Alfonsina Strada, che nel 1924 aveva partecipato al Giro d'Italia davvero controvento. Più o meno nello stesso periodo del video di Alfonsina aveva cominciato a lavorare al progetto che oggi è il libro di cui qui parliamo, pubblicato da Treccani: Mamma quante storie. Favole in ambulatorio in treno e in piazza.
Treccani, le fiabe delle mamme raccolte da Satta diventano un libro
È cominciata così. Andrea ha messo un cartello fuori dall'ambulatorio. Diceva "vi aspetto lunedì prossimo alle 18, mamme. Venite a raccontare la fiaba con cui addormentate i vostri figli. Portate anche i bambini". Le mamme sono arrivate. Hanno portato ciascuna il suo cibo, i figli hanno giocato, loro si sono sedute in cerchio e hanno raccontato. Fiabe nigeriane, romene, cubane. Trentine e campane. Molti italiani, al Casilino, moltissimi stranieri. Bambini e genitori di più di trenta paesi diversi. Dopo qualche settimana è arrivato qualche padre. Poco a poco l'appuntamento all'ambulatorio, il lunedì, è diventato il momento più bello. Andrea ha chiesto ai genitori di scriverle, quelle storie: ciascuno nella sua lingua. Poi ha fatto in modo che tutti insieme le traducessero. Quindi, proprio come nel finale di una favola, quelle storie sono diventate un primo libro, un festival in Trentino - "Ci sarà una volta" - dove andare in treno e chiamare gli artisti a cantare, un giro d'Italia, a Bari vecchia e a Sorrento, al rione Sanità. Altre madri, altre favole, altri treni.
Quello che si pubblica oggi, con le tavole illustrate di Fabio Magnasciutti e i disegni omerici di Sergio Staino, compagno di viaggio della prima ora, è un libro che in sette anni ha visto crescere una comunità nata in un piccolo ambulatorio di periferia e diventata il luogo d'incontro di Nada, David Riondino e del pediatra Vincenzo Calia, "Un pediatra per amico", di Ambrogio Sparagna e Nati per leggere, Giovanna Marini, il Teatro Verde di Roma, i ragazzi del Premio Tenco, la Scuola di Babele, decine di altri. Fino a che anche Massimo Bray è arrivato, ha raccontato la sua favola e ha deciso di pubblicare con Treccani questo libro.
"Mamma quante storie!": Staino illustra le favole di Satta
''C'erano una volta nonno e nonna che avevano una nipotina'', racconta Marija, nata in Ucraina. ''C'erano una volta tre gallinelle di nome Pallina, Gambetto e Piumetta'', le fa eco, qualche pagina più in là Betty dalla Nigeria. Anzi no, ''C'era una volta un mugnaio che aveva una bellissima figlia'', scrive Walli di Berlino. Mamma quante storie!, è il caso di dirlo, come il titolo del coloratissimo volume edito dalla Treccani, con le illustrazioni di Sergio Staino e Fabio Magnasciutti. Sono le favole in arrivo da tutto il mondo, che mamme di ieri raccontavano alle mamme di oggi, e che Andrea Satta, anima e voce dei Têtes de Bois, ma anche medico pediatra di base, ha raccolto nel suo ambulatorio alla periferia di Roma
Appuntamento a Roma domenica alle 11, sul tram che da Termini porta a Centocelle, andata e ritorno, a raccontare fiabe ed ascoltarle. "In cammino come Migranti", così si chiama il progetto. Siamo tutti in cammino, siamo stati tutti quel neonato. Un po' lo siamo ancora.