INVECE CONCITA

Le donne il palco e la platea

Katia Cescon
Katia Cescon 

La sindaca

mamma

e i trogloditi

che commentano

1 minuti di lettura

Siamo ancora in pieno dibattito sulla lunghezza appropriata delle gonne, sulle nuore dunque sulle donne ideali — il codice Tajani — siamo qui che l’asticella si alza ogni giorno — perché certo vuoi non dire che senza gonne sono tutte meglio, più comodo l’utilizzo della loro principale funzione — insomma siamo qui a discutere se il problema sia la mentalità troglodita di chi dice, quella di chi applaude, il Bagaglino come genius loci italico, la cultura dello stupro, l’idiozia, Alberto Sordi, il maschilismo, i meme, il patriarcato, ma no dai sono solo battute, quali battute è così che si forma il senso comune, quella è gente che parla alla pancia del paese e la pancia ride. Facciamocela una risata, no? Tutto questo prendere sul serio i maschi adulti in assetto da balera, non abbiamo ancora imparato a considerarli per quello che sono, poveri cari? Ecco insomma l’ho già scritto, giorni fa, ma vorrei ripetere che abbiamo un problema molto serio e non c’è niente da ridere. Ieri scorrevo i commenti sotto un post di Katia Cescon, sindaca di Prata, Pordenone. Ha avuto una figlia da dieci mesi ed è sommersa di critiche da parte di gente, in rete, che la invita a stare a casa, a rinunciare alla carriera politica cioè al suo lavoro. Non puoi ricandidarti, le dicono. La sindaca ha risposto sui suoi profili social, l’unica forma di comunicazione con evidenza rimasta attiva. A meno che tu non sia ospite fisso di un talk, ma direi anche in quel caso, quello che la gente vede e dunque sa è quel che scrolla sul telefono: storie, post, reel, card. La comunicazione è così, carta vince carta perde, lo sa anche Mamdani che vince. D’altra parte non è che puoi pretendere che i cittadini vadano sul sito ufficiale a consultare i documenti scritti di solito in una lingua impossibile da decifrare. Ma dicevo. La sindaca Cescon è pacatissima, i commenti sguaiatissimi. Vannacci un attivista dell’uguaglianza di genere, in confronto. La ragione soccombe e il vero problema non è mai il palco: è la platea.

I commenti dei lettori