INVECE CONCITA

Persino nell’inverno della storia

Il presidente Mattarella a Pordenonelegge
Il presidente Mattarella a Pordenonelegge (agf)

La libertà

di espressione

e l’accoglienza

dei perseguitati

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Una boccata di ossigeno. Non poteva cadere in un momento più opportuno il discorso di Sergio Mattarella al Teatro Verdi di Pordenone, città che sarà l’anno prossimo capitale della Cultura. Il presidente della Repubblica ha chiuso, consacrandola con la sua presenza, la storica rassegna “Pordenonelegge”, tra le più rilevanti d’Italia. Fiera del libro e della libertà, recita il sottotitolo. Le sue parole sono un manifesto in difesa del dissenso e a tutela delle minoranze fragili, perseguitate, non riconosciute e oppresse. “Questa rassegna richiama la libertà di espressione, di manifestazione del pensiero, il valore del dissenso, ancor più prezioso dove viene negato. Sono le garanzie dell’articolo 21 della nostra Costituzione ed è impegno della Repubblica concorrere a far sì che questi diritti siano riconosciuti a tutte le persone, e a tutti popoli. Ce lo ricorda l’articolo 10, ce lo ricorda l’accoglienza che ebbero in Italia i dissidenti provenienti dall’est europeo, gli esuli dall’Argentina, dal Cile, durante le dittature militari.Può accadere che il ‘diverso pensare’ appaia come un comportamento fastidioso da comprimere, o addirittura da espungere, essendo difforme rispetto a un preteso ‘comune sentire’, quasi fosse un disturbo inaccettabile lanciato contro tesi che si vogliono dominanti”. “Il pensiero unico è, naturalmente, strumento di oppressione; Norberto Bobbio ci ricordava come il discrimine tra Stato democratico e regime autoritario è segnato dal “maggiore o minore spazio dedicato al dissenso”. “L’unanimismo si addice all’autocrazia e alle dittature ed è sinonimo di immobilismo”. “Il germe della libertà di pensiero, di vita, il valore delle persone, in altri termini, continua a persistere persino nei cicli più bui della storia”. “Credo che sia utile attingere alla saggezza del poeta e artista libanese Kahlil Gibran con il suo noto aforisma: ‘Se l’inverno dicesse che ha la primavera nel cuore, chi gli crederebbe?’”. Persino nei cicli più bui della storia. Persino in inverno.

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