Prato, il nuovo volto del Centro Pecci per l'arte contemporanea
Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci riaprirà al pubblico il 16 ottobre 2016 con una mostra collettiva che ospiterà importanti artisti internazionali, insieme a giovani emergenti. Finalmente si potrà varcare la soglia di Sensing the wave, il progetto attraverso cui l’architetto Maurice Nio, si è innestato sul nucleo originario firmato da Italo Gamberini. La fine del mondo è la prima grande mostra colletiva proposta, coinvolgerà oltre a Prato, Firenze, Pisa e Vinci. Un itinerario artistico il cui primo atto sarà l’esposizione di un’opera di Anish Kapoor al Museo di Scienze Planetarie di Prato, che mette in chiaro la filosofia del nuovo Centro secondo il direttore Fabio Cavallucci, un’istituzione che punta a divenire forza collaborativa e “centrifuga, prima ancora di essere, con il nuovo edificio, centripeta”
Grande potere di attrazione l’avrà Sensing the wave, la struttura stilisticamente "spaziale", progettata da Maurice Nio, architetto di origine cinese, ma di crescita olandese, ampia quasi 3mila mq, con 21 dipendenti a tempo indeterminato a gestirla. Il Centro Pecci ripropone il modello anni ’90 di spazi progettati da Archistar, edifici che già valgono una visita per loro stessi, dal Guggenheim a Bilbao di Frank O. Gehry, al romano MAXXI di Zara Hadid. Questa struttura però sembra distinguersi sotto un aspetto determinante: “Quasi tutti i musei firmati hanno un difetto enorme: costano tantissimo, sia su un piano della realizzazione, che della gestione. Il centro ha un aspetto di astrazione, può piacere o no, ma colpisce e ha il grande pregio di non essere così costoso”, confessa il direttore. La cifra spesa è di quasi 15 milioni, tra Comune e Regione e la nuova struttura affiancherà il vecchio spazio di Italo Gamberini, con funzioni diverse,: ospiterà il ristorante, una sala lettura, mentre l’auditorium e il cinema si trovano nell’edificio già esistente. Le gallerie sono raddoppiate e permettono l’attività performativa e di conferenza.
La prima mostra che ospiterà il Centro è una collettiva dal titolo "La fine del mondo" e rimanda subito ad una dimensione apocalittica: "Ma se la si immagina in partenza nella futuribile navicella spaziale di Nio, dovrebbe portare a vedere la nostra epoca come fosse proietta a qualche anno luce di distanza, dandoci la possibilità di analizzarla come fosse un'era passata", assicura il direttore. Certo, di questi tempi, le cronache in arrivo da Prato riguardano problematiche concrete e molte complesse, anche per ciò il tessuto in cui si innesta il rinnovato Centro Pecci può rendere l'attività di ricerca ancor più stimolante. La pensa così anche il direttore Cavallucci che sostiene: “Questa è una città che sta manifestando una sfida verso l’innovazione, una città modello, con tanti problemi, basti pensare all’enorme immigrazione da tanti continenti e nazioni diverse. E’ la seconda Chinatown d’Europa, una città composita come le grandi megalopoli e in più si trova in Toscana, regione di immense glorie passate. Tutto ciò la rende luogo perfetto di ricerca sul futuro e sulla contemporaneità”.