Cultura

Prato. La nuova era del Centro Pecci

Un nuovo, grande spazio dedicato al contemporaneo. L'istituzione d'arte della città toscana si ripropone oggi in veste totalmente nuova: un edificio avveniristico opera dell'architetto olandese Maurice Nio. Si comincia con una grande mostra colletiva coniugata al futuro

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Sembra proprio una dorata astronave pronta per decollare e la vera partenza ci sarà, non manca molto: il 16 ottobre il Centro Pecci di Prato per l’arte contemporanea, tornerà  con un intenso programma esposito e non solo. Il nuovo spazio pubblico dedicato all’arte dei nostri tempi, tra i pochi in Italia, già battezzato dal premier Matteo Renzi alcune settimane fa, che l’ha scelto come finestra per un importante annuncio sulle Olimpiade del 2024, oltre a cogliere la sfida già egregiamente affrontata in passato (il Centro è nato alla fine degli anni ’80 per volontà sia pubblica che privata), cercherà di dare fin dalla sua riapertura il senso di quello che potrebbe essere in futuro: “un luogo di ricerca, perché stiamo cambiando tanto rapidamente, che ciò che è stato fino ad oggi non è più per domani, quindi, nuove modalità per offrire l’arte al pubblico, ma anche indagare che significato ha l’arte e sviluppare una relazione tra pubblico e cultura per pensare a come sarà il domani”. Questa è la grande missione di tutte le istituzioni d’arte e il Centro Pecci la fa sua, come ci ha spiegato il neo direttore Fabio Cavallucci incaricato per tre anni a guidarne le sorti. Le linee programmatiche pensate dalla nuova direzione per coordinare le attività sono poche ma chiare. Innanzitutto la cifra più identificativa sarà quella di aprirsi ad una mescolanza dei linguaggi, per cui non solo arte visiva, ma musica, teatro, danza, cinema, affinché diventi "uno spazio per le arti contemporanee complessive". Altro fondante proposito è quello di avvicinare l’arte il più possibile alla società, attraverso diverse modalità. Sarà proposta una larghissima attività educativa, scegliendo temi che possono interessare più persone possibili: “Adesso siamo in una fase centripeta, ma quando inizierà la fase centrifuga porteremo l’arte dove la gente vive e lavora”, è l’intento di Cavallucci, che sottolinea inoltre, “l’arte ha valore se ha un senso generale per le persone, non è da vedersi come in vitro, nel museo, in certi momenti della storia l’arte è stata molto presente nella realtà quotidiana, fosse la chiesa, fosse la grotta, fosse il palazzo aveva una presenza costante e viva. Purtroppo, quando la si racchiude in un luogo la si fa morire. Allora dobbiamo accettare la grande scommessa di farla uscire e renderla accessibile”.

Grande potere di attrazione l’avrà Sensing the wave, la struttura stilisticamente "spaziale", progettata da Maurice Nio, architetto di origine cinese, ma di crescita olandese, ampia quasi 3mila mq, con 21 dipendenti a tempo indeterminato a gestirla. Il Centro Pecci ripropone il modello anni ’90 di spazi progettati da Archistar, edifici che già valgono una visita per loro stessi, dal Guggenheim a Bilbao di Frank O. Gehry, al romano MAXXI di Zara Hadid. Questa struttura però sembra distinguersi sotto un aspetto determinante:  “Quasi tutti i musei firmati hanno un difetto enorme: costano tantissimo, sia su un piano della realizzazione, che della gestione. Il centro ha un aspetto di astrazione, può piacere o no, ma colpisce e ha il grande pregio di non essere così costoso”, confessa il direttore. La cifra spesa è di quasi 15 milioni, tra Comune e Regione e la nuova struttura affiancherà il vecchio spazio di Italo Gamberini, con funzioni diverse,: ospiterà il ristorante, una sala lettura, mentre l’auditorium e il cinema si trovano nell’edificio già esistente. Le gallerie sono raddoppiate e permettono l’attività performativa e di conferenza.

La prima mostra che ospiterà il Centro è una collettiva dal titolo "La fine del mondo" e rimanda subito ad una dimensione apocalittica: "Ma se la si immagina in partenza nella futuribile navicella spaziale di Nio, dovrebbe portare a vedere la nostra epoca come fosse proietta a qualche anno luce di distanza, dandoci la possibilità di analizzarla come fosse un'era passata", assicura il direttore. Certo, di questi tempi, le cronache in arrivo da Prato riguardano problematiche concrete e molte complesse, anche per ciò il tessuto in cui si innesta il rinnovato Centro Pecci può rendere l'attività di ricerca ancor più stimolante. La pensa così anche il direttore Cavallucci che sostiene:  “Questa è una città che sta manifestando una sfida verso l’innovazione, una città modello, con tanti problemi, basti pensare all’enorme immigrazione da tanti continenti e nazioni diverse. E’ la seconda Chinatown d’Europa, una città composita  come le grandi megalopoli e in più si trova in Toscana, regione di immense glorie passate. Tutto ciò la rende luogo perfetto di ricerca sul futuro e sulla contemporaneità”.