Henri Cartier-Bresson, 140 scatti a Villa Reale di Monza
La Villa Reale di Monza ospita uno dei più grandi maestri della fotografia: Henri Cartier Bresson. Con 140 scatti si ripercorre la sua ricerca e attività. Il primo scattato proposto, lo fece a soli 24 anni, quando ancora era incerto sul suo destino professionale, ma non tardò a svelarsi la vocazione che lo fece interprete trai più alti del nostro tempo. "I suoi scatti colgono la contemporaneità delle cose e della vita. Le sue fotografie testimoniano la nitidezza e la precisione della sua percezione e l’ordine delle forme. Egli compone geometricamente solo però nel breve istante tra la sorpresa e lo scatto. La composizione di Henri Cartier-Bresson è il riflesso che gli consente di cogliere appieno quel che viene offerto dalle cose esistenti, che non sempre e non da tutti vengono accolte, se non da un occhio disponibile come il suo". La mostra sarà aperta fino al 26 febbraio 2017
Quindi, Henri Cartier-Bresson (Chanteloup, Seine-et-Marne, 1908 - Montjustin, Provenza, 2004) inizia la sua carriera artistica come pittore e assistente del regista Jean Renoir, figlio del pittore e anticipatore della Nouvelle vague, ma decide poi di abbracciare la fotografia. Nel 1947, è tra i fondatori del gruppo Magnum-Photo con Robert Capa e David Seymour, e firma servizi di fotogiornalismo documentaristico da tutto il mondo (dall'Africa, dal Messico, dagli Stati Uniti e dalla Spagna). Nelle sue fotografie, realizzate "nel momento decisivo", la scelta sapiente del punto di ripresa concorre a creare immagini spontanee con una combinazione ottimale degli elementi compositivi, in cui non si avverte la presenza del fotografo, "per dare un senso al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. Tale atteggiamento comporta concentrazione, disciplina mentale sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione", sostenne in un'occasione.
Soprannominato "l'occhio del secolo, Henri Cartier- Bresson è stato il fotografo che più di qualunque altro collega ha saputo riscrivere il vocabolario moderno della fotografia", portando fortissime innovazioni nel linguaggio, fatto di intuito e rigore compositivo e capace di imprimere attraverso l'obbiettivo appunti sulla realtà, che sono diventati illustrazioni imprescindibili per interpretare e capire la nostra storia recente.
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