Cultura

Monza: il respiro fotografico di Henri Cartier-Bresson

Villa Reale ospita un viaggio straordinario nel mondo del grande fotografo francese, attraverso 140 immagini, testimonianze artistiche di realtà storiche e sociologiche
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"Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell'istante, la cattura dell'immagine si rivela un grande piacere fisico. Fotografare è mettere sulla stessa linea la testa, l'occhio, il cuore. Per me fotografare è un modo di capire che non differisce dalle altre forme di espressione visuale. E' un grido, una liberazione. Non si tratta di affermare la propria originalità, è un modo di vivere". Non poteva essere più chiaro Henri Cartier-Bresson, nell'esprime l'essenza della sua poetica, in questo estratto da "Immaginario dal vero", volume che indaga il suo linguaggio, tanto aderente alla realtà, quanto capace di svelarne gli aspetti più lirici.

Ora alla Villa Reale di Monza l'incontro con le immagini del grande maestro della fotografia moderna è ravvicinato: 140 fotografie ripercorrono l'intera sua vita e carriera nella mostra "Henri Cartier-Bresson, fotografo", che rimmarrà aperta fino al 26 febbraio 2017. Questa esibizione fu concepita dallo stesso Henri Cartier-Bresson e dall'amico ed editore Robert Delpire nel 2003, ha girato il mondo raccogliendo sempre enorme attenzione e per l'dattamento italiano è stata affidata alla curatela di Denis Curti, che l'ha interpretata e messa in relazione con lo spazio in cui è allestita al Secondo Piano Nobile della Reggia. L'immagine guida scelta per questa rassegna monografica è stata scattata dal maestro francese quando aveva appena 24 anni, con la sua prima Leica acquistata da soli due anni e risale al periodo in cui era ancora alla ricerca del suo futuro professionale: “Sono solo un tipo nervoso, e amo la pittura.” …”Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla” affermava il fotografo. Il percorso dell'esposizione però non è cronologico, ma è pensato come: "Un flusso continuo di immagini, un andamento emotivo. Ci sono i ritratti, ci sono i paesaggi e ci sono soprattutto le storie che ha voluto raccontare e che ha raccolto in tutto il mondo", sottolinea Denis Curti.

Quindi, Henri Cartier-Bresson (Chanteloup, Seine-et-Marne, 1908 - Montjustin, Provenza, 2004) inizia la sua carriera artistica come pittore e assistente del regista Jean Renoir, figlio del pittore e anticipatore della Nouvelle vague, ma decide poi di abbracciare la fotografia. Nel 1947, è tra i fondatori del gruppo Magnum-Photo con Robert Capa e David Seymour, e firma servizi di fotogiornalismo documentaristico da tutto il mondo (dall'Africa, dal Messico, dagli Stati Uniti e dalla Spagna). Nelle sue fotografie, realizzate "nel momento decisivo", la scelta sapiente del punto di ripresa concorre a creare immagini spontanee con una combinazione ottimale degli elementi compositivi, in cui non si avverte la presenza del fotografo, "per dare un senso al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino. Tale atteggiamento comporta concentrazione, disciplina mentale sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione", sostenne in un'occasione.

Soprannominato "l'occhio del secolo, Henri Cartier- Bresson è stato il fotografo che più di qualunque altro collega ha saputo riscrivere il vocabolario moderno della fotografia", portando fortissime innovazioni nel linguaggio, fatto di intuito e rigore compositivo e capace di imprimere attraverso l'obbiettivo appunti sulla realtà, che sono diventati illustrazioni imprescindibili per interpretare e capire la nostra storia recente.

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