Cultura

Il doppio anniversario di Bridget Jones

Il doppio anniversario di Bridget Jones
Nel 2020 il romanzo di Helen Fielding ha compiuto un quarto di secolo, mentre nel 2021 si celebra il ventennale del primo film. Ecco perché la single inglese è diventata un'icona pop. Senza perdere la sua ironia e la sua freschezza
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Per uno di quegli strani incroci astrali che a volte accadono, in letteratura come nella vita, questo momento di passaggio tra il 2020 e il 2021 è all'insegna del fenomeno Bridget Jones. Con l'accavallarsi di due anniversari belli tondi: nel 1995, un quarto di secolo fa, usciva il primo libro della serie, firmato Helen Fielding; mentre nell'anno che sta per cominciare si celebrerà il ventennale dell'omonimo film con mattatrice Renée Zellweger, che amplificò - se mai se ce fosse stato bisogno - il clamoroso successo del romanzo.

E ricordarlo, oggi, non è solo una questione di nostalgia. Per vari motivi. Primo: in un periodo triste come questo, la parabola tragicomica della single imbranata e sovrappeso, fumatrice accanita, armata di travolgente autoironia, è un antidoto naturale alla depressione. Secondo: la saga a lei dedicata ha continuato a produrre nuovi capitoli, sia in libreria (l'ultimo, su un totale di sei romanzi, nel 2013) che al cinema (il più recente, fra i tre finora girati, è del 2016). Terzo: Bridget non è affatto un personaggio vintage. E' un'icona che resiste nel tempo, incarnazione di una piccola rivoluzione dei costumi destinata a durare. Ha insegnato a noi donne ma non solo, con la forza del pop, che la perfezione non esiste. Che possiamo ridere dei nostri difetti, fisici e soprattutto caratteriali. Che gli amori contano, però le amicizie un po' di più. E, per chi è dotato di spirito romantico, che un Darcy contemporaneo, ispirato all'eroe di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, può perfino esistere.

Ma facciamo un passo indietro. Tutto comincia quando l'Independent, giornale britannico, chiede a Helen Fielding di pubblicare degli articoli settimanali sulla sua vita da single a Londra. Il successo che ottengono la spinge a raccoglierli, a inserirli in una struttura unica e a portare il tutto in libreria con il titolo Il Diario di Bridget Jones. Un boom immediato, e non solo in patria: la nostra BJ diventa un personaggio familiare in mezzo mondo. Anche grazie al sequel: Che pasticcio, Bridget Jones!, uscito nel 1999.

Di fronte a tanto consenso, e con una protagonista così ben disegnata (per non parlare dei dialoghi scoppiettanti), il passaggio su grande schermo, via Hollywood, è solo questione di tempo. E tra le attrici di scatena la caccia al ruolo. A spuntarla, a sorpresa, è un'interprete piccola, minutissima, texana doc, emergente ma non ancora star a tutto tondo: si chiama Renée Zellweger, studia forsennatamente l'accento British, si ingozza di pizza e burro di arachidi per prendere peso. Vedendola in versione Jones, nessun dubbio: Bridget è lei. Il resto è storia: tre film - il primo nel 2001, con tanto di candidatura agli Oscar per lei - e molta gloria.

E nel futuro? Oltre a rimanere un pilastro della cultura di massa tra i due Millenni, il personaggio creato da Helen Fielding potrebbe tornare sullo schermo: infatti la storia dell'ultimo romanzo, in cui lei è impegnata in una relazione con un uomo più giovane, cinematograficamente è ancora inesplorata. Zellweger, interpellata, si è detta disponibile: finora, però, nulla di fatto.

Ma per chi ha ancora voglia di immergersi nel mondo del personaggio, più dell'attesa per un futuro e magari un po' stanco quarto film, il nostro consiglio è di fare un salto al Bridget Jones Online Archive, che custodisce , fra tanto altro materiale, gli articoli originali di Fielding - usciti sull'Independent, ma anche sul Daily Telegraph. Ritroverete in pieno quella freschezza e originalità che ce l'hanno fatta amare.