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Gaetano Mosca. Il prezzo della democrazia

Gaetano Mosca. Il prezzo della democrazia

A ottant’anni dalla morte del grande politologo torna di attualità l’analisi sulle distorsioni economiche dei regimi parlamentari

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"Quando si dice che gli elettori scelgono il loro deputato si usa una locuzione impropria; la verità è che il deputato si fa eleggere dagli elettori", attraverso amicizie influenti e costose campagne pubblicitarie. A pronunciare queste parole non è un polemista dei nostri giorni, ma il fondatore riconosciuto della scienza politica italiana, Gaetano Mosca, in Elementi di scienza politica, scritto nel 1896 e ripubblicato, aumentato di una seconda parte inedita, nel 1923. È il testo, ormai classico, che l'editore Aragno ha opportunamente ridato alle stampe, introdotto da un breve scritto di Piero Gobetti che segnala l'evoluzione di questo "conservatore gentiluomo". E infatti, partito da un'aspra critica al parlamentarismo e alla democrazia rappresentativa, Mosca non esita, dopo il delitto Matteotti, a prendere le distanze dal fascismo, fino a firmare il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Croce. Come egli stesso ricorda nella conclusione del libro, dopo aver messo a nudo le "magagne" del regime rappresentativo, quando l'età avanzata rende i giudizi più ponderati, davanti al fascismo imperante, non può che raccomandare alla nuova generazione di tornare al regime parlamentare.


Ma partiamo dall'inizio. Accademico e politico - divenne, oltre che deputato e senatore, sottosegretario alle colonie -, scrive nel 1884 Sulla teorica dei governi e sul governo parlamentare, in cui analizza le disfunzioni dello Stato unitario italiano. Fin da allora elabora una concezione realistica della circolazione del potere, poi ripresa nella teoria delle élites da Vilfredo Pareto, ma non estranea neanche al pensiero di Gramsci. Per tutti e tre, pur collocati politicamente agli antipodi, l'autorappresentazione dei regimi liberali nasconde, dietro la retorica dell'uguaglianza dei cittadini, il ferreo dominio di gruppi oligarchici che detengono il potere con mezzi leciti e illeciti. Ciò conduce Mosca a criticare la secolare teoria delle forme di governo, distinte in monarchie, aristocrazie e democrazie. Se non ci si ferma all'apparenza, e nonostante le ovvie differenze costituzionali, si tratta pur sempre di sistemi oligarchici. Infatti in ogni regime politico il potere è sempre gestito da una minoranza organizzata che lo esercita spregiudicatamente su una maggioranza disorganizzata. La forza di una minoranza compatta prevarrà sempre su un insieme di individui separati e discordi. Anche quando la massa degli scontenti riesce ad abbattere l'élite dirigente, è costretta a sostituirla con un'altra del tutto simile alla prima.


Si tratta di una circostanza confermata tante volte dalla storia da assumere i caratteri regolari una vera e propria legge. Per quanto le élites tendano a legittimarsi con una serie di ideologie, che l'autore denomina "formula politica", non fanno che trasformare un potere di fatto in un potere di diritto. Perfino nelle democrazie più avanzate, come quella americana, "le elezioni si fanno sempre a suon di dollari", cosicché un candidato ricco, appoggiato dalle grandi lobbies finanziarie, prevarrà sempre su uno meno abbiente, vanificando la conclamata parità tra gli elettori. Certo, ognuno è libero di votare chi vuole, ma finirà per concentrare il proprio voto sui pochissimi che hanno possibilità effettiva di essere eletti. Mosca decostruisce tutte le utopie politiche in circolazione, senza risparmiarci le considerazioni più crude: tra le minoranze organizzate "vince quella che più spende e inganna"; in America "chiunque abbia molto da spendere può anche concedersi il lusso di ammazzare un uomo con la quasi sicurezza dell'impunità". La ricchezza economica condiziona la politica fino a corromperla, consegnandola a una casta finanziaria e burocratica priva di responsabilità.


Naturalmente non bisogna equivocare: questa critica alle distorsioni dei regimi liberaldemocratici non è mossa dal versante progressista e, tantomeno, da un punto di vista socialista. Al contrario la "democrazia sociale", in tutte le sue forme, riformiste e radicali, costituisce l'obiettivo polemico di Mosca. Essa rappresenta ai suoi occhi la degenerazione del modello democratico di Rousseau, basato sul criterio della sovranità popolare. A differenza di Montesquieu, che individua il fondamento dei sistemi liberali nella separazione dei poteri, Rousseau, sostenendo il primato della volontà popolare, impedisce che si formi un ceto dirigente adeguato. Mosca spinge la sua critica della sovranità popolare al punto di rifiutare il suffragio universale. Non solo perché spiana la strada ai socialisti, ma perché rende i candidati proclivi ad accettare i pregiudizi popolari più corrivi. È possibile leggere in queste espressioni una precoce critica del populismo, evidentemente venata di forti elementi conservatori. Il rischio intravisto da Mosca è che il criterio del numero, o della quantità, prevalga su quello della qualità, bloccando il ricambio fisiologico delle élites al potere.


Ma, come si diceva, dopo "la terribile crisi morale" del dopoguerra la posizione di Mosca si sfuma, fino a modificarsi sensibilmente agli inizi degli anni Venti. Con tutti i suoi difetti, lo Stato rappresentativo resta superiore a ogni altro sistema politico perché consente la partecipazione al potere di una molteplicità di forze sociali altrimenti escluse. L'esito dittatoriale cui arriva in Italia la critica della democrazia lo convince che il pluralismo parlamentare resta il sistema migliore per dare rappresentanza alle minoranze illuminate cui affidare la rinascita del paese: "la vecchia casa minaccia di crollare prima che siano pronti i materiali per costruire la nuova". Se ogni democrazia rappresentativa comporta al proprio interno elementi aristocratici, neanche l'aristocrazia - come l'autore la concepisce, vale a dire come primato dei migliori - può fare a meno della democrazia. Mosca, conclude Gobetti, non poteva arrivare a intendere la superiorità politica e sociale della democrazia, "ma la prova della sua attualità è che noi riusciamo a giungerci con la sua scorta".

Elementi di scienza politica di Gaetano Mosca (Aragno, euro 40)