Cultura

I messaggi dei nostri lettori: l'ultimo saluto a Eugenio Scalfari

7 minuti di lettura

Sono tanti i lettori che ci hanno voluto manifestare affetto, partecipazione e cordoglio per la perdita del nostro direttore Eugenio Scalfari. Qui riportiamo le loro testimonianze.

 

Angela Calderan

Ho 25 anni e sono abbonata a Repubblica da quando ho letto per la prima volta un articolo di Eugenio Scalfari.
Voglio salutarlo con voi, perché per me è stato nonno, compagno e soprattutto esempio.
Oggi per me è un giorno molto triste perché muore una persona che mi ha insegnato un sacco di cose “estremamente importanti per chi pensa e vive”.
Tra queste cosa significa la fede, cosa significa essere umani, cosa significa la parola e soprattutto cosa significa l’emozione estetica della parola.
Eugenio se ne va come fosse una poesia di García Lorca:
“Stendardi e lampioni invadono le piazze
Attraverso gli specchi singhiozzano ballerine senza fianchi
Acqua e ombra
Ombra e acqua”
Addio, ma comunque arrivederci.
 
Luca Dordoni
Da  aspirante giornalista e trentenne ho scoperto purtroppo la figura del Fondatore e mai dimenticato Direttore Scalfari con ritardo in particolare durante i dibattiti scolastici e nell'analisi dei vari giornali dove spiccava sempre "La Repubblica" con un suo editoriale.
Ho di lui il ricordo forse riduttivo per la sua aurea filosofica cosi ricca di un alfiere del giornalismo d'inchiesta  contro tutti i poteri in particolare gli
anni bui del berlusconismo.
Non sono stato sempre d'accordo con i suoi articoli ma la precisione,la ricchezza di citazioni letterarie  profondamente filosofiche mi ha sempre affascinato e  spesso spiazzato.
Un Maestro prezioso con cui un giovane potrebbe discutere ed arricchirsi.
Se ne va sicuramente un pezzo di vero giornalismo che ormai sembra non esistere più ma ci lascia pure un profondo e appassionato intellettuale in mezzo ad una crisi culturale e politica sempre più profonda.
Un vecchio proverbio africano dice che: "Quando un anziano saggio muore é come se bruciasse una biblioteca". Ecco oggi la biblioteca Italia brucia.. 
 
 
Massimo Mura

Esprimo da intellettuale giurista e anche artista quale sono e orgogliosamente nipote di valorosi partigiani della Resistenza contro il nazifascismo e avendo sempre masticato Cultura fin dall'infanzia, le mie più sentite e profonde condoglianze per la scomparsa del Vostro fondatore ed ex Direttore , non solo un monumentale Maestro Giornalista  ma,  come lo fu il grandissimo Indro Montanelli, molto di più : un uomo che ha eletto a  ragione di vita l'impegno sistematico e la promozione di un' informazione schietta, senza fronzoli e di una ricerca laicamente filosofica e sociologica delle profonde ragioni dell' esistenza individuale e collettiva  e delle istanze  anche default della Politica , nonchè di tutte le facce poliedriche del prisma della  Cultura, dell'Arte e financo dello Sport! Un grandissimo Maestro del Dialogo non solo tra intellighentia laica e mondo cattolico-cristiano, come ha dimostrato con la Sua amicizia con Papa Francesco,  ma tra laicità e dimensione religiosa sic et simpliciter quale essa sia,  anche   sull'orlo di quell'abisso per tutti ineluttabile del mistero della morte  che ha varcato senza mai tradire, a soli due anni dal suo centesimo genetliaco, i suoi princìpi e valori di coerenza, professionalità esemplare e magistrale, di radicata umanità e di saggezza che ha travalicato la Sua già abbondante sapienza pluridisciplinare che ha lasciato in eredità con i suoi ineguagliabili saggi, editoriali, fondi, elzeviri e confronti con colleghi, esponenti del mondo della politica, dell'economia, della religione, della Cultura e dei lettori e stimatori non solo "suoi" ma trasversalmente. Riposa la Pace senza fine dei Giusti Direttore Maestro Dott. Eugenio Scalfari.          

Direttore artistico della "Compagnia Mura di Flamenco Andaluso", via Dei Palumbo 27, cap 73100 Lecce,

 

Enzo Sciame', Nembro (Bg)
 
Mi ha sempre affascinato la grandezza del Suo pensiero, il modo in cui scriveva e discuteva.
Ho imparato moltissimo da Eugenio Scalfari ma è l'Italia intera a dovergli gratitudine.
Scalfari ha amato questo Paese, lo ha   amato in modo critico e passionale, laico e profondo.
La Sua cultura e i suoi scritti sono un patrimonio di cui essere fieri.
Riposa in pace, Direttore.
Un abbraccio grande ai familiari e a tutta la grande famiglia de La Repubblica.
Grazie dell'ospitalità e cordiali saluti.
 
Luca Sacco
Ai familiari e alla Redazione di Repubblica voglio inviare il segno del mio più profondo dolore per la scomparsa di Eugenio Scalfari. Posso tranquillamente dire, anche per le cose che avevo scritto in occasione del compleanno del 2020, che la mia vita, e quella dell'Italia, in un periodo di almeno 40 anni, non sarebbero state le stesse senza l'intelligenza, il coraggio e l'onestà di Eugenio Scalfari. 
 
Walter Violi
    Sappi che ti ho ascoltato, perché avevo bisogno delle tue impronte /e vedevo il chiarore nelle tue parole./ Sei stato una guida per tanti giovani che non sentivano ancora  lo Stato/ attorno. E la tua laicità ha diffuso radici preziose.
     Un forte abbraccio ai tuoi familiari
 
Lettera firmata
Profondamente addolorata per la perdita di Eugenio Scalfari ,
ricordo ancora il suo primo numero di Repubblica da allora il giornale rappresenta per noi lettori un punto importante di riferimento,
vi prego non perdete mai lo spirito del suo fondatore.
 
Berardino Persichetti L'Aquila
Grandissimo scrittore magnifico direttore TI sia lieve la terra!!! Grazie per quello che ci hai donato!!
 

 Andrea Rossi   

Mio padre, accompagnandomi in auto alle elementari, si metteva alla guida e mi passava puntualmente Repubblica. Sul sedile di dietro, leggevo gli articoli di Eugenio Scalfari e mi chiedevo quanto quel signore avesse letto, quante persone avesse conosciuto. Fantasticavo sui salotti che aveva frequentato. Era l’Italia sulla quale, in autunno, potevi aspettarti di vedere la pioggia cadere quasi ogni giorno. Era un Paese certamente migliore. C’era ancora mio padre. E c’era Eugenio Scalfari.

Piero Masiello, Legnano 
La scomparsa di Eugenio Scalfari apre una breccia di amareggiante silenzio e di fitta cupezza nel mondo del giornalismo e della cultura del nostro Paese, oggi più che mai bisognoso di figure illuminanti come la sua per ritrovare l’orientamento nel labirinto di incertezze in cui si ritrova per effetto dei profondi drammi correlati al contesto internazionale allarmante. Mancherà, in particolare, a tutti noi lettori di Repubblica la limpidezza intellettuale del suo pensiero diafano e acutissimo, spalancato sui grandi temi escatologici così come sulla complessità del rapporto tra l’Uomo e il Potere. Qualunque fosse l’essenza del principio divino al quale ha dedicato appassionate e inobliabili riflessioni, ora la verità brilla nel cuore eterno del suo pensiero vivace e inestinguibile. A tutti voi giornalisti e redattori di Repubblica, un solidale segno di vicinanza. 
 
Massimo Morozzi, Imola
In questa circostanza ineluttabile, mi sento in dovere di omaggiare un grandissimo che mi ha accompagnato per gran parte della mia esistenza. Ricordo lucidamente quando nei primi anni settanta, ai tempi del liceo, attendevo con impazienza l'uscita dell'Espresso, per poter interpretare quelli che erano gli accadimenti di quella stagione politica. E poi in seguito, con l'avvento di Repubblica, quell'appuntamento è diventato addirittura da settimanale a quotidiano. Grazie e ancora grazie.
 
Vittore Trabucco
Ho iniziato a leggere i quotidiani appena entrato al ginnasio e, mentre tutti erano "corrieristi", io mi buttai a peso morto su una testata appena nata, il Giornale fondato e diretto da un transfuga del Corriere, Indro Montanelli . Di lui mi piaceva la schiettezza ed il periodare intriso dell'umorismo toscano che mi avvinghiavano alla pagina . Quando però, correva l'anno 1977, l'editore divenne il cavaliere di Arcore la cui debordante presenza si faceva pesantemente sentire pagina dopo pagina snaturando completamente quel quotidiano che avevo amato, cambiai rotta ed approdai all'unico approdo che mi dava continuità di idee e di pensiero: Repubblica sorta nel 76 dal binomio Scalfari-Caracciolo col primo direttore ed il secondo,IX principe di Castagneto e IV duca di Melito come editore. Non l'avrei più abbandonata appassionandomi alla prosa, assai diversa dal Fucecchiese fustigatore, di quel signore di Civitavecchia dall'aria distaccata ma sempre in prima fila per le battaglie civili del nostro paese. Era l'appuntamento fisso del mattino, cascasse il mondo, alla mia edicola - perchè i giornali si debbono prendere solo lì, nel "tempio" loro dedicato- scorrere i titoli, puntare su qualche pezzo particolare ed iniziare la giornata, fosse stata di studio, prima, e di lavoro poi.  Sottobraccio assieme alla Repubblica avevo il quotidiano cittadino perchè il quadro informativo a cui tenevo fosse completo ed esaustivo. Scalfari lo considero l'ultimo dei grandi direttori, non me ne vogliano gli attuali,  i tempi sono cambiati, com'è giusto che sia, ma consentite ad un vecchierello di avere un pizzico di nostalgia e di rimpianto. Le sia lieve la terra Direttore!
 

Gianni Mereghetti 

Eugenio Scalfari lo aspettavo ogni domenica con il suo editoriale, era una sfida la sua ad usare la ragione di fronte ai problemi che lui sapeva ben identificare e per cui si impegnava a cercare una soluzione. Erano gli inizi degli anni novanta e io fui colpito da un suo editoriale in cui sosteneva che tra noi esseri umani e gli animali la differenza è che noi abbiamo coscienza di finire nel nulla, gli animali no, per cui noi soffriamo di più. Fui colpito non dalla risposta, ma dalla domanda e glielo scrissi dicendogli di lasciare aperta la domanda. Da allora cominciai questo dialogo con lui che ha fatto crescere me, in quanto sempre la sfida è stata ad alto livello esistenziale, Scalfari aveva un punto di partenza stoico, ma in lui la domanda rimaneva aperta, mai ingabbiata dentro una gabbia ideologica. Per questo Scalfari mi è molto caro, un amico che mi ha sfidato sul senso della vita. Gli ultimi suoi articoli sulla vecchiaia li conservo con tanta cura, sono la testimonianza di un uomo in cammino.

Nel gennaio di quest'anno un suo articolo in cui parlava della vecchiaia mi ha molto colpito, è di una grande intensità, si sente che è un tema che gli stava molto a cuore. Per affrontare questo tema Scalfari aveva riportato un dialogo del 1996 con Mastroianni e Gassman e ripropone la loro posizione, quella di giocare sulla questione, sostanzialmente di non volerla affrontare, ma da come ne parlava si capiva che Scalfari cercava qualcosa di diverso, si capiva che desiderava trovare la strada per affrontare questo tema e in un modo significativo.
Oggi amo ricordare Scalfari di fronte alla sua vecchiaia teso a cercare ciò che la rendeva degna di essere vissuto, la vecchiaia come ogni altro momento della vita, perchè la questione ritorna ad ogni passo, e quel chissà se avevate ragione voi a non prendere sul serio la vecchiaia torna prepotente, perchè lui, Scalfari, era determinato sulle sue idee, ma con dentro quel "chissà?" che appartiene alla natura della ragione, una curiosità mai spenta, una curiosità che fa essere giovani. 
Ora Scalfari il suo cammino lo ha compiuto e vede le sue domande prese sul serio, così amo oggi pensare a lui, ad un amico che vede come stanno le cose.
 
Luciano Stigliani
Ero un ragazzo di 16 anni con idee confuse e cercavo risposte, e prima con L’Espresso e poi con Repubblica dal primo giorno di pubblicazione ho cominciato a seguire Scalfari e tutti voi. Sono passati quasi 50 anni e lo faccio ancora, non potrei farne a meno. GRAZIE EUGENIO! Maestro di pensiero libero, che la terra sia leve.
 
Mimmo Rosani
Leggo Repubblica dal giorno del primo numero: 14 gennaio 1976....e non l'ho più abbandonata.E' un giornale stupendo!!!
Ho letto tutti i libri di Scalfari...uno più  bello dell'altro....il vuoto che Eugenio lascia sarà  difficile da colmare...
 
Salvatore Castaldi
 
Come molti lettori anch'io sento il bisogno di esprimere il mio cordoglio per la perdita del fondatore di Repubblica. È stato davvero un grande giornalista e un intellettuale dalle idee di valore. Le numerose manifestazioni di stima e di affetto, specialmente delle persone comuni: tracciano il suo profilo di giornalista nazional-popolare amato dai lettori che in lui hanno trovato un importante punto di riferimento intellettuale. 
Eugenio Scalfari e' morto, ma le sue idee e il suo valore professionale e umano: rimarranno eternamente un punto di riferimento importante per tutti i lettori di Repubblica e di quanti hanno potuto conscerlo in maniera più diretta.
 
Pier Antonio Ceschi
 
Ero un ragazzo, e vedevo mio nonno leggere quel giornale così diverso dagli altri e così appassionante.
Iniziai a leggerlo anch’io e così per tanti anni, tutte le domeniche non perdevo l’editoriale di Scalfari ed ho letto Repubblica anche quando mi capitava di non condividere alcune cose. 
Ho avuto la fortuna di ascoltare Scalfari a Genova a Repubblica delle idee qualche anno fa, e ad Anteprime a Pietrasanta, aveva già 92 anni e stupiva la sua lucidità e lungimiranza di analisi.
Come disse Montanelli, Scalfari sapeva essere direttore e insieme capiva come sviluppare un nuovo prodotto editoriale, e Repubblica lo è stato un giornale innovativo.
Francesco Rucco
Un ennesimo guizzo geniale, il momento dell'uscita di scena, dovuto certo al destino, ma di cui il direttore non può non dirsi per certi versi artefice: morire il 14 luglio, giorno che a suo tempo segnò l'inizio del tempo della ragione, che egli ha eccezionalmente impersonato. Grazie
 
Giovanni Piccitto
Da fedele lettore di Repubblica dagli anni del liceo, ancora oggi, leggendo l'edizione odierna, provo orgoglio e riconoscimento per appartenere a questa grande comunità. Repubblica da sempre aiuta non solo a conoscere, ma apre la mente. Ci mancheranno sempre gli editoriali del più grande giornalista italiano quale è stato Eugenio Scalfari, ma al tempo stesso siamo consapevoli che la sua Repubblica resisterà e continuerà a stimolare il pensiero per gli anni futuri. Grazie Direttore