Joseph Conrad (1857-1924) vide la nave dei migranti. La vide capovolgersi all'alba, poi il relitto si spostò e liberò alcuni cadaveri. Sulla spiaggia arrivò una bambina, piccola bionda, con un abitino rosso. Poi "si videro sagome scure dalle gambe nude tra le capriole della schiuma, e uomini rudi, donne dai volti chiusi venivano intanto trasportati rigidi e grondanti su barelle, stuoie, scale a pioli in lunga processione, per essere composti in fila sotto la parete nord della chiesa". Se ne salvò uno solo, un naufrago venuto da lontano. E non morì per la fame, né per una violenza, ma per il sospetto e la paura che generava negli altri, anche nei più istruiti, perfino nei più buoni, ai quali tuttavia causava "il terrore di un'estraneità indecifrabile".
Appena ripubblicata da Einaudi Amy Foster è una novella conradiana di assoluta attualità, che tutti i parlamentari italia…
Joseph Conrad (1857-1924) vide la nave dei migranti. La vide capovolgersi all'alba, poi il relitto si spostò e liberò alcuni cadaveri. Sulla spiaggia arrivò una bambina, piccola bionda, con un abitino rosso. Poi "si videro sagome scure dalle gambe nude tra le capriole della schiuma, e uomini rudi, donne dai volti chiusi venivano intanto trasportati rigidi e grondanti su barelle, stuoie, scale a pioli in lunga processione, per essere composti in fila sotto la parete nord della chiesa". Se ne salvò uno solo, un naufrago venuto da lontano. E non morì per la fame, né per una violenza, ma per il sospetto e la paura che generava negli altri, anche nei più istruiti, perfino nei più buoni, ai quali tuttavia causava "il terrore di un'estraneità indecifrabile".
Appena ripubblicata da Einaudi Amy Foster è una novella conradiana di assoluta attualità, che tutti i parlamentari italiani, quelli che strillano contro l'invasione e quelli che si mostrano tolleranti, dovrebbero leggere. In fondo, sono appena 55 pagine, più dieci dell'illuminante introduzione di Hisham Matar.
Entrambi, autore e prefatore, hanno la migrazione nel destino. Conrad nacque nell'attuale Ucraina, allora regno di Polonia. Se ne andò per mare da giovane, ci rimase per vent'anni, poi si stabilì in Inghilterra, nella cui lingua, sua terza, (piccandosi di renderla alta e ostica) scrisse. Matar è nato negli Stati Uniti, da famiglia libica e ha fatto la spola tra New York e Tripoli. Entrambi hanno avuto il padre dissidente di un regime e per questo perseguitato. Nel guardare la marea sanno quel che sulla costa riverserà. Nell'osservare gli uomini intuiscono quel che penseranno. Amy Foster e la sua introduzione ne sono una dimostrazione.
Potrebbe avvenire oggi. Un uomo di nome Yalko lascia il suo villaggio nei Carpazi e la sua troppo numerosa famiglia per andare a cercare la garantita fortuna in America, dove si ricevono paghe da sogno e si raccoglie l'oro da terra. Mancano soltanto la televisione con gli sgargianti spettacoli di varietà e l'insegna del cinema sulla collina. Per pagare il suo biglietto a una banda di truffatori il padre vende animali e terra agli usurai. In cambio il figlio riceve alloggio in una cassa in stiva da cui non vedrà mai il mare finché la carretta speronata non ci affonderà. Un destino che si ripete nei secoli. Sospinto a riva, coperto di fango, lo straniero viene scambiato per un animale, un alieno, un pazzo. Frustato dall'uomo a cavallo che cerca di fermare per chiedere soccorso, preso a sassate dai bambini dei quali implorava la compassione. Lui che viene da "un paese dove anche chi non dava elemosine era gentile con i mendicanti". Anche una volta ripulito, messo al lavoro nei campi, anche dopo che si sia dimostrato un simile, non lo diventa. Perché? L'ostacolo principale è la lingua, sono le parole che mette nelle frasi e perfino nelle canzoni. Quelle parole sono il suo unico patrimonio, disfatto il fagotto che si era portato da casa. Sono famiglia, tradizione, patria. Al tempo stesso indicano il confine, alzano quel muro di "estraneità indecifrabile" che genera il terrore. Non comprendere significa, troppo spesso, fraintendere. I gesti sono univoci, significanti. Un uomo che prega è un uomo che prega, quale che sia la sua religione. Sì, ma per che cosa starà pregando? Quale grazia o disgrazia invoca al suo dio? Perché non si adegua? Perché quando anche abbia imparato la lingua del posto si rifugia come in un abbraccio nelle sue vecchie ballate? Perché vuole tramandare a suo figlio, in forma di linguaggio, quel mondo sconosciuto? Come si permette? Che cosa gli starà davvero insegnando con quel codice Enigma che è ogni vocabolario straniero?
Davanti ai cancelli chiusi di questi interrogativi si ferma la mente di chi non vuole conoscere. Oltre, va il cuore. Ma dove può arrivare? Questa è la forza della novella di Conrad. Come annota Matar, il titolo non è il nome del protagonista, Yanko Goorall, ma quello di Amy Foster. La ragazza, sempliciotta e bruttina, è la sola ad avere un gesto di solidarietà con il naufrago: gli porta un pezzo di pane "del tipo che al suo paese mangiavano i ricchi". Lui la vede angelicata. Lei vede una possibilità. Si innamorano, per come ne sono capaci. Si sposano e hanno un figlio. Perché allora, anche lei poi lo respinge, ne rifugge, lo rende di nuovo quel fantasma ignoto e pericoloso sputato dal mare? È ancora la lingua, la madre di tutte le incomprensioni e gli equivoci. Basta non sottomettersi per una volta soltanto alla comunanza stabilita per tornare diversi e lontani.
Ma come? Non era lei l'alfiere della tolleranza? Qui soccorre Matar ricordandoci che "tolleranza" è un attributo positivo, "ma chi di noi vorrebbe essere tollerato?". Quanta sufficienza e disparità in una parola considerata benevola. Che cosa si chiede, quando senza barriere si incontra l'altro: tolleranza o piuttosto rispetto? Come si supera la paura? Conrad afferma che la compassione si basa sulla capacità di immaginare l'altro. È questo il suo messaggio in bottiglia che il mare ha portato a noi attraverso i secoli. Non sarà neppure la conoscenza a renderci migliori, non sarà sapere dove sono i confini, quali le usanze, non aver attraversato i villaggi dell'Egitto, i deserti dello Yemen, abitato nelle repubbliche baltiche. Si parla spesso di "slancio di fede". Occorre allora uno "slancio d'immaginazione" (la ragione non basta) per accettare, più ancora che capire, le vite che non sono la nostra.
Il libro - Amy Foster di Joseph Conrad (Einaudi, traduzione di Susanna Basso, Anna Nadotti, pagg. 72, euro 12)