Prove tecniche di guerra fredda
di Paolo Garimberti , di Paolo GarimbertiL'ultimo libro di Lucio Caracciolo è dissacrante. A partire dal titolo: La pace è finita (Feltrinelli). E ancor più dal sottotitolo: "Così ricomincia la storia in Europa". Dissacrante perché il direttore di quell'eccellente rivista di geopolitica che è Limes ci mette di fronte a una realtà che molti benpensanti della geopolitica hanno ignorato. O, per essere benevoli, hanno finto di ignorare.
Il punto di partenza di questa illusione è che con la fine dell'Unione Sovietica e del suo impero il mondo sarebbe andato verso un ordinato e definitivo assestamento. Era stato il presidente George H. Bush, in un discorso al Congresso, a preconizzare un Nuovo Ordine Mondiale. "La fine della storia", appunto, come recitava il titolo di un celebre saggio di Francis Fukuyama, scritto all'indomani di un biennio in cui il vecchio ordine mondiale durato per tutti i lustri della guerra fredda sembrava esse…
L'ultimo libro di Lucio Caracciolo è dissacrante. A partire dal titolo: La pace è finita (Feltrinelli). E ancor più dal sottotitolo: "Così ricomincia la storia in Europa". Dissacrante perché il direttore di quell'eccellente rivista di geopolitica che è Limes ci mette di fronte a una realtà che molti benpensanti della geopolitica hanno ignorato. O, per essere benevoli, hanno finto di ignorare.
Il punto di partenza di questa illusione è che con la fine dell'Unione Sovietica e del suo impero il mondo sarebbe andato verso un ordinato e definitivo assestamento. Era stato il presidente George H. Bush, in un discorso al Congresso, a preconizzare un Nuovo Ordine Mondiale. "La fine della storia", appunto, come recitava il titolo di un celebre saggio di Francis Fukuyama, scritto all'indomani di un biennio in cui il vecchio ordine mondiale durato per tutti i lustri della guerra fredda sembrava essere fragorosamente crollato. Ma la profezia di Fukuyama su una "Pax americana" regolatrice dell'intero pianeta (peraltro contestata da un altro citatissimo saggio di Samuel Huntington sullo "scontro di civiltà") si è rivelata fallace prima ancora di iniziare a realizzarsi. Cioè già nella prima metà degli anni '90. Elenca Caracciolo: "Prima il lungo decennio della Guerra del Golfo e dei conflitti di successione jugoslavi, poi il ventennio della "guerra al terrorismo" con le fallimentari invasioni di Afghanistan e Iraq, infine la contestazione russa dell'ordine americano via "denazificazione" dell'Ucraina da restituire al rango di Piccola Russia, parallela all'analoga sfida cinese al primato di Washington centrata sul "rimpatrio" di Taiwan".
Altro che fine della storia: "Finita era la pace, non la storia", è l'ironica annotazione dell'autore. Difficile da contestare per chi ha seguito le atroci guerre intestine nei Balcani, mai realmente concluse neppure con gli accordi imposti da Clinton di Dayton (peraltro molto forzati da Clinton), che non hanno suturato le ferite della Bosnia e semmai hanno finito per aprirne altre (vedi Kosovo e dintorni). E che oggi vive un'altra guerra nel cuore dell'Europa, quella aperta dall'"operazione militare speciale" con la quale Putin sperava di annettere l'Ucraina alla Russia come aveva fatto con la Crimea.
Due fattori hanno contribuito a far credere che la storia fosse finita (e ha ragione Caracciolo ad affermare che è ingeneroso puntare il dito solo su Fukuyama). Il primo è "la potenza della globalizzazione, ideologia portante del Nuovo Ordine in presunta gestazione" (Il mondo è piatto, era il titolo di un libro del "columnist" del New York Times Thomas Friedman, più bravo a mio avviso come analista politico del Medio Oriente che come aedo di questa "versione geoeconomica del terrapiattismo"). Il secondo, scrive il direttore di Limes, è "il miraggio dell'Europa unita, spazio e tempo indefinito, mentre la collettività che vi si volevano vocate erano volontariamente inscritte nell'informale impero americano".
Il capitolo dedicato all'Europa è il più forte e tagliente di un libro, appunto, dissacrante. E per coloro che, come chi scrive, restano avvinghiati al sogno europeo, è un pugno nello stomaco.
Ottimismo della volontà contro pessimismo della ragione? Beh, se guardiamo all'Europa politica, quella che dovrebbe essere impersonificata oggi da Josep Borrell quale Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il pessimismo di Caracciolo è più che giustificato. Nei corridoi di Maastricht, la notte del Trattato da cui è nato l'euro, si garantiva che una volta nata l'Europa economico-monetaria quella politica avrebbe seguito "di default". Non è andata così e lo constatiamo ogni giorno. "L'idea di Europa ha perso. Ha perso perché nega la storia. E ne è dunque negata. È antistoria. Utopia", scrive Caracciolo. Di conseguenza l'ambizione coltivata da alcuni leader europei di una "parificazione fra i due poli della civiltà occidentale, l'europeo e l'americano" è andata delusa. La guerra in Ucraina l'ha messa spietatamente a nudo: "Dal 24 febbraio abbiamo appreso che nelle maree della Guerra Grande siamo zattere alla deriva trascinate da correnti avverse su cui non esercitiamo controllo". E l'Italia è naturalmente una di queste zattere, "molto più sola di prima", osserva Caracciolo. Ancora di più, aggiungerei, dopo aver perso un nocchiero come Mario Draghi.
In conclusione, c'è un rimedio al "rovesciamento della fine della storia" che stiamo vivendo? Caracciolo offre uno spunto: "Se è vero che la guerra fredda è stato l'ultimo e per noi specialmente vantaggioso ordine di pace, perché non provare a ristabilirne i princìpi, adattandoli al contesto corrente?". È un suggerimento che non va frettolosamente recepito come un adattamento dello slogan secondo cui "si stava meglio quando si stava peggio". Perché nessuno può negare che per 45 lunghi anni la guerra fredda ci ha garantito una comoda e prospera pace. Meditate, lettori, meditate.
Il libro - La pace è finita di Lucio Caracciolo (Feltrinelli, pagg. 144 euro 16)