Rosellina Archinto, signora dell’editoria, compie 90 anni
di Natalia AspesiCinque figli, dieci nipoti, due bisnipoti, e la loro mamma, nipote, bisnipote, una pluribisnonna che oggi (ma la festeggeranno domenica) compie 90 anni: tutti invitati a Santa Margherita, nella casa da lei affittata, per festeggiarla come si deve, Alberica, Desideria, Francesca, Manfredo, Cristina, quattro signore e un solo uomo, perché è giusto così: con la lontananza ormai rassegnata e un minimo d’impazienza pensando a lei, alla vita che continua fuori di lì, perché lei sia contenta.
Lei, la Rosellina! Quella che ha condotto la sua bella vita come voleva, in tempi in cui una signora che lavorava era una cosa antipatica, con cinque figli poi, e una suocera abituata a comandare! Una che era diventata Archinto e che lasciava i bambini aristocratici con accreditate dame diplomate per inventarsi i libri, quel che ci voleva, libri per i suoi bambini, per i bambini di tutti, sempre più geniali e per nulla lagnosi, libri adatti ai bambini che crescevano nella contemporaneità, pensando, illu…
Cinque figli, dieci nipoti, due bisnipoti, e la loro mamma, nipote, bisnipote, una pluribisnonna che oggi (ma la festeggeranno domenica) compie 90 anni: tutti invitati a Santa Margherita, nella casa da lei affittata, per festeggiarla come si deve, Alberica, Desideria, Francesca, Manfredo, Cristina, quattro signore e un solo uomo, perché è giusto così: con la lontananza ormai rassegnata e un minimo d’impazienza pensando a lei, alla vita che continua fuori di lì, perché lei sia contenta.
Lei, la Rosellina! Quella che ha condotto la sua bella vita come voleva, in tempi in cui una signora che lavorava era una cosa antipatica, con cinque figli poi, e una suocera abituata a comandare! Una che era diventata Archinto e che lasciava i bambini aristocratici con accreditate dame diplomate per inventarsi i libri, quel che ci voleva, libri per i suoi bambini, per i bambini di tutti, sempre più geniali e per nulla lagnosi, libri adatti ai bambini che crescevano nella contemporaneità, pensando, illusione! al sol dell’avvenir come i suoi, dopo aver constatato la pochezza della letteratura vecchia fatta per loro.
Novant’anni e una breve storia di 53 pagine, perché i bisnipoti, i nipoti, i figli, se la leggano con tutta calma quando ne avranno voglia, ripensando all’alta signora di cui io, come tutte le persone che credevano di conoscerla, in realtà non ne sapevano niente. Ecco, una cosa posso dire: c’era la sua famiglia, c’erano le amiche di lavoro, c’erano le signore invitate nelle sue belle cene, c’erano i dotti e i simpatici, ma capitava di rado che le persone si mischiassero. Io so da poco quanti figli ha, eppure si è occupata molto di loro, coi nipoti mai vista, coi bisnipoti pure.
Un modo suo per distinguere la famiglia, la gente del lavoro, le amicizie. Gli amori. Nel 2018 due amiche hanno pensato di trasformare i ricordi della bella storia di Rosellina nella sua storia, e lei, sorprendentemente, ha detto di sì. A due amiche brillanti ma non troppo, in grado di ascoltare i suoi ricordi registrati. Purché rimanesse una cosa di casa, “di famiglia”, purché lo leggessero quelli che davvero l’amano, purché non fosse messo in vendita, purché non tutti potessero averlo. Un piccolo ricordo per le persone amate, i suoi cari, chiuse in un libriccino che non si acquista: la vita di Rosellina, 53 pagine che raccontano, troppo poche, la lunga e vittoriosa esistenza di Rosellina, tornata ora nel luogo della sua giovinezza dove da bambina ha cominciato la sua avventura: a Santa Margherita.
Dice al telefono, con la solita voce ferma e chiara: «Volevo una cosa per i miei, non per tutti, una cosa appunto perché mi ricordino». Eccola quindi La bambina che costruiva con la carta, con il sottotitolo “Note, appunti e bagatelle”, «testimonianze raccolte nel 2018 con affetto di Erica Giacosa ed Enrica Melossi.
Si ringrazia Margherita Oggero per l’amicizia dimostrata». E poi finalmente il “Note, appunti e bagatelle”. Chissà quanti ragazzi non conoscono il senso di “bagatelle”: che vuol dire “sciocchezzuole”, “stupidaggini”, cose così, come possono essere gli appunti, come le note. Come quando conobbe alla Cattolica il giovane Alberico e lo sposò finita l’università, a 24 anni, nel 1958. L’anno di grande felicità in America dove lei aveva già deciso di diventare editore, e poi il ritorno a Milano dove in sette anni mise al mondo cinque figli e subito a lavorare come editore improvvisato. Vivevano di fianco ai suoceri, non amata dalla di lui mamma.
«Finalmente gli dissi, o io o lei, e lui scelse lei. Siamo rimasti amici e lui ha patito molto». Come la “bagatella” del suo lungo amore: «Nessuno mi ha voluto bene come me ne ha voluto lui». Lui è stato Leopoldo Pirelli, lo schivo grande industriale che tentò di cambiare i rapporti tra lavoratori e imprese, naturalmente senza riuscirci. Rosellina, nella sua scarna autobiografia famigliare non dice di sé una cosa fondamentale: Rosellina è molto bella, lo era, bionda, a seconda di chi ne ricorda il tempo della giovinezza e della maturità, e anche dell’età che continua, bella e completa: alta, bionda, occhi chiari, aristocratica, sempre sorridente. Con una Topolino rossa rumorosissima con cui ha girato il mondo, forse un po’ fracassona. Con una magnifica casa in via Santa Valeria, silenziosa e piena di cose belle, in cui mai vidi qualcuno che non fosse un simpatico e illustre ospite, diventata poi uno spazio eccessivo, venduta senza rimorsi e sostituita con la bella casa più piccola e nuova di zecca nel centro antico di Milano.
Pare un po’ strano, ma lei a novant’anni, continua a lavorare, e ha ricomprato il marchio Archinto dalla Rcs. E di sé dice quel che diceva sino all’ultimo, la regina d’Inghilterra II: «I am still alive. Il fatto di essere viva mi entusiasma» con la sola Francesca che sta continuando il suo lavoro. Lei di libri ne ha una valanga, chissà se le viene in mente di badare ai suoi vecchi libri, tanto ne sta immaginando altri, anche se ormai chi è più in grado di scrivere le meraviglie, per esempio, delle lettere d’amore, ciò che abbiamo forse per sempre perduto e che potrebbero essere le ultime. Delle lettere recuperate lei ha fatto la forza del suo catalogo.
Mi rifiuto di rispondere di Dashiell Hammett, lettere alla commissione per le attività antiamericane; Jean Cocteau: Lettere a Jean Marais; Anna Maria Ortese: Bellezza, addio. Lettere a Dario Bellezza 1972-1992; Erich Maria Remarque, Marlene Dietrich: Dimmi che mi ami; Cosima Wagner, Friederich Nietzsche: Un’amicizia, forse. E poi tutti gli altri scovati con passione e pazienza, poi Truman Capote, Paul Celan, Antonin Artaud, Guillaume Apollinaire… Uno dei tanti rami della passione editoriale di Rosellina Archinto, dall’infanzia al saggio, dalla poesia ai viaggi.