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Se sei di sinistra vai in vacanza con lo zainetto

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Estate, tempo di partire. Sì, ma come? Con la valigia grande? Va bene solo se sei di destra. Chissà però come faranno i progressisti a far entrare tutto in una borsa piccola. Scopritelo anche su Robinson
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C’è una cosa su cui la sinistra è ancora compatta, e che va dai riformisti ai rivoluzionari combattenti; è rimasta l’unica, e quindi tutti se la tengono stretta. Tanti anni di idee, ideologie discutibili, programmi politici e scissioni hanno sfaldato giorno dopo giorno quello che continuiamo a immaginare come un mondo intero progressista, ma che in realtà non lo è mai stato. Però un’idea del mondo, anzi una vera e propria ideologia, una sola, tiene insieme compattamente questa parte del Paese. Non credo che sia utile a costruire un futuro, e non sono sicuro sia una ideologia sensata. Ma resiste a tutto, negli anni, senza arretrare, e risulta una discriminante: la grandezza delle valigie. Le persone di sinistra possono discutere di tutto, insultarsi, litigare; ma sono compatte e immutabili solo su questo: quanto più la valigia è grande, tanto più sei di destra (non sei uno di noi); quanto più la valigia è piccola, tanto più sei di sinistra (sei uno di noi).

Su questo punto la sinistra…

C’è una cosa su cui la sinistra è ancora compatta, e che va dai riformisti ai rivoluzionari combattenti; è rimasta l’unica, e quindi tutti se la tengono stretta. Tanti anni di idee, ideologie discutibili, programmi politici e scissioni hanno sfaldato giorno dopo giorno quello che continuiamo a immaginare come un mondo intero progressista, ma che in realtà non lo è mai stato. Però un’idea del mondo, anzi una vera e propria ideologia, una sola, tiene insieme compattamente questa parte del Paese. Non credo che sia utile a costruire un futuro, e non sono sicuro sia una ideologia sensata. Ma resiste a tutto, negli anni, senza arretrare, e risulta una discriminante: la grandezza delle valigie. Le persone di sinistra possono discutere di tutto, insultarsi, litigare; ma sono compatte e immutabili solo su questo: quanto più la valigia è grande, tanto più sei di destra (non sei uno di noi); quanto più la valigia è piccola, tanto più sei di sinistra (sei uno di noi).

Su questo punto la sinistra esercita vecchie rigidità, che credevamo scomparse. Il trolley è particolarmente mal tollerato, perché ha il difetto delle ruote (che adesso sono quattro, a qualcuno un giorno è venuto in mente: facciamone quattro) e quindi ha una caratteristica anticomunista: è comodo. Quindi non va bene. Se hai il trolley sei una persona sospettabile, hai idee diverse dalle nostre, vuoi vivere bene, non vuoi soffrire, non sei solidale con gli altri. Però se almeno è uno di quelli piccoli, ma molto piccoli, ti può far rientrare nel gregge, anche se accolto con sospetto e messo sotto osservazione. Il massimo però a cui tutti aspirano, il vero simbolo incontrastato della storia della sinistra italiana, quello che ha superato tutti i cambi di nome e ha attutito con disinvoltura il colpo della caduta del Muro, quello che mette d’accordo riformismo ed estremismo è uno solo. Lo zainetto.

Se parti per un fine settimana, o per un festival di letteratura o cinema, o per una vacanza, o per un congresso, per un viaggio di lavoro, con lo zainetto, la tua superiorità morale è acquisita per sempre. Il tuo corpo e la tua mente rilucono di intelligenza e vitalità. Puoi diventare un maestro, un leader, un intellettuale egemonico, uno spirito libero, un carismatico. Io, poverino, a casa ho due valigie: una piccola e una grande. Una cosa che tra l’altro ero convinto fosse molto di sinistra: due sole valigie, il minimo indispensabile. Se vai pochi giorni prendi quella piccola, se vai molti giorni prendi quella grande. Quella più grande è comoda, perché ci infili dentro una camicia in più, una giacca; non arrivo a un altro paio di scarpe, ma spazio ci sarebbe – ma questo è davvero da fascisti – il secondo paio di scarpe.

Quando arrivo alla stazione dove ho un appuntamento con un amico o un collega, quelli cominciano a ridere da lontano, mi indicano; altri passanti di sinistra (ce ne sono, sono una minoranza, ma non così minoranza da non essercene qualcuno alla stazione) capiscono e ridono e mi indicano anche loro. Ma quanto tempo devi stare? Cosa ti sei portato? Guarda me. E tutti, anche i passanti, come in una coreografia di un musical, si girano di spalle e indicano uno zainetto minuscolo. Ma stiamo una settimana, dico io. Embè? rispondono. Qui c’è quello che mi basta. Lì dentro quello zainetto minuscolo ci devono essere indumenti intimi e camicie di ricambio per una settimana, spazzolini e deodoranti. E, cazzo, dei libri! Ci sono anche i libri lì dentro? Oppure è per questo che l’egemonia culturale della sinistra sta finendo? Perché gli zaini sono troppo piccoli per metterci anche i libri e quelli di sinistra non leggono più? Oppure devono scegliere tra cambiarsi con abiti puliti e leggere libri? È per questo che la sinistra è così tormentata? Non sa se essere pulita o colta? Io ho sia libri sia indumenti puliti, ho quattro rotelle che mettono la mia valigia-trolley accanto a me come una compagna di vita, avanziamo insieme felici e abbiamo spazio a volontà se ci va di comprarci qualcosa, se ci regalano dei cataloghi della città che visitiamo, se rubiamo bagnoschiuma e asciugamani dagli alberghi. La mia valigia dice: prendili, li tengo io.

E ci sono altre questioni a favore: quando arrivi nei festival o alle presentazioni del tuo libro c’è sempre qualcuno che si mette discosto dagli altri, e aspetta di essere l’ultimo e da solo per parlarti; e di solito ti chiama: Maestro. Non sa nemmeno che libri hai scritto, e non vuole saperlo, ma vuole che tu legga il suo. Te lo porge con parole suadenti e scompare, perché non ha nessuna intenzione nemmeno di restare alla presentazione; cioè vuole che tu legga il suo libro, ma non vuole in nessun modo leggere il tuo. Però, io, con la mia valigiona, lo infilo dentro (non so se poi lo leggerò) e me lo porto a casa. Quelli di sinistra con lo zainetto invece lo lasciano in albergo, o lo buttano nel primo cesto dei rifiuti (dove il poverino lo vedrà, ripassando per portare il suo libro a un altro Maestro); e tutto questo perché non c’è spazio nello zainetto.

Nello zainetto non c’è spazio per niente. quelli di sinistra sono sporchi, puzzano, hanno mutande sporche, si sente il sudore delle ascelle da lontano, perché non hanno spazio nemmeno per un deodorante. Però poi quando ti vedono con la valigia ridono sarcastici, dicono e quanti mesi devi stare? Cosa ti sei portato? E ridono, ridono; e poi dicono guarda qua: e mostrano lo zainetto minuscolo. Quanto tempo stai fuori? dico io. Tre settimane mi risponde. Poi arriva un altro di corsa - quelli di sinistra amano il dibattito su valigie e zainetti, si accalcano subito quando capiscono che sta per succedere – e comincia una gara in cui si mostra o lo zainetto più piccolo di tutti, o il viaggio più lungo di tutti con lo zainetto. E questa gara non è solo questa gara, ma è molto di più: stanno dicendo, con altri mezzi, chi è più di sinistra.

Qualcuno che ha un trolley, però, come ho detto, si trova sempre (le minoranze ci sono anche all’interno di quelle che già sono delle minoranze). Però è minuscolo. E soprattutto, quelli di sinistra con il trolley sono meravigliosi perché la prima cosa che dicono è che il trolley non è loro, o è frutto di circostanze complicatissime. Fanno una lunga e circostanziata spiegazione del perché hanno un trolley. E di solito sono storie strazianti, tipo che glielo ha lasciato in eredità la mamma dicendogli sul letto di morte: quel trolley sono io, dovunque lo porterai avrai me con te, e se lo lascerai a casa la mia anima dannerà all’inferno. Quindi credi all’inferno? chiedo io incredulo. Ma a lui non importa, importa solo riuscire a giustificare il fatto che ha un trolley. Sono rari, quelli di sinistra che hanno un trolley. Ma sono visibili a distanza: hanno la faccia schifata mentre lo portano con leggerezza, e urlano: a me non piace il trolley! Sono stato costretto! non è mio!

Ma, devo ammetterlo, pur avendo trovato una compagna di vita ideale come la mia valigia grande, non sono più considerato di sinistra. E forse davvero, avendo fatto questa scelta, mi rigiro di notte nel letto pensando: forse davvero non lo sono più. Anche io, quindi, nel portare la mia valigia, sono consapevole che non sono più lo stesso, che sono cambiato. Qualcuno, quando mi vede arrivare, dopo aver riso sonoramente e avermi indicato a tutti gli altri, mi dice che sono diventato meloniano, che era prevedibile che andavo dove tirava il vento, che sono un voltagabbana, che voglio qualche poltrona - dicono che lo sapevano già che ero così perché mi avevano già visto in passato con valigie troppo grandi, e so che parlavano male di me.

Torno a casa, e stavolta, sconfitto, decido che non voglio smettere di essere di sinistra. Quindi la cosa migliore è uniformarsi. Compro uno zainetto, cerco di ficcarci roba dentro, ma non c’entra niente, giusto un paio di mutande e una maglietta. Se farà freddo, di notte, dormirò vestito e il giorno dopo sarò ancora più sporco. Non potrò più rubare niente dagli alberghi, ma questo mi renderà una persona migliore. E soprattutto quando arriverò mi accoglieranno come il figliuol prodigo (ma quindi credete alla parabola del figliuol prodigo?) nei ranghi uniformi e compatti della sinistra italiana, del Grande Partito Degli Zainetti Per Tantissimi Giorni Lontano Da Casa. Quello che vincerebbe le elezioni a mani basse, tra l’altro.

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