Steven Holl: “La mia architettura che protegge la natura”

Steven Holl: “La mia architettura che protegge la natura”
A Milano la mostra “Half Earth” del celebre artista americano. Che abbiamo intervistato
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“La prima volta che stato a Tokyo mi ha affascinato l’incredibile densità urbana, quella stratificazione di edifici, palazzi, case, strade, ponti, sopraelevate, negozi, alberi, interstizi, che sembrano annodati fra loro in un equilibrio instabile ma funzionale. Tutto si muove all’unisono: i negozi di udon, i minuscoli spazi commerciali, gli edifici a un solo piano che nascondono gigantesche strutture retrostanti, i treni e le auto. Il movimento fluviale dei cittadini della città, evoca i percorsi e le traiettorie di migrazione dei milioni di specie che abitano il pianeta”.

Esordisce l’architetto americano Steven Holl nel giardino della Galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura a Milano. E’ appena arrivato per Half Earth la sua seconda mostra alla galleria nata da un’idea di Fulvio Irace e curata da Steven Holl Architects Studio. E’ una riflessione militante sul ruolo dell'architettura nella salvaguardia dell’ambiente. Il suo riferimento, da cui deriva il titolo della mostra è Half Earth, il libro scritto dal biologo Edward O. Wilson nel 2016, in cui si ipotizza che per salvare il pianeta ‘basterebbe’ lasciare completamente libera da ogni intrusione umana metà della terra, in modo che le risorse e le diverse specie non umane possano, non solo salvarsi, ma rigenerarsi per dare respiro anche all’altra metà della terra. Una strategia che , in fondo, converrebbe anche al genere umano. 

“La teoria antropocentrica viene completamente ribaltata dalla proposta di Half Earth” continua l’architetto. “Secondo questa teoria, le rotte migratorie delle specie che garantiscono la biodiversità, sono più importanti dei modelli di città espansi orizzontalmente, mentre l'idea di insediamenti densi, e di densità metropolitana consentirebbe di preservare maggiormente il paesaggio naturale, e gli ecosistemi fondamentali per la sopravvivenza”.
Studio sulla 31 Street a Manhattan, con una seconda sede che include archivio, fondazione e residenza per giovani architetti a Rhinebeck, nell’ Hudson Valley, appena fuori NY, che è anche, il luogo dove scrive disegna e progetta, Steven Holl, nato a Washington nel 1947, si racconta con parole e magnifici disegni appesi in galleria in cui distilla le sue intuizioni, i progetti, i desideri l’idea di una città densa e compatta, per lasciare spazio alla natura.

"Sono cresciuto a Manchester, nella baia di Puget Sound fuori Seattle, e già da bambino ho notato che le periferie si espandevano a dismisura divorando il paesaggio naturale” - spiega il progettista, occhi azzurri, sguardo inteso, linguaggio preciso – “Dopo gli studi a Roma nei Settanta, ho capito che bisognava fare qualcosa per conservare i paesaggi naturali, e per cambiare il nostro modo di vivere e costruire le città”.

In quegli anni si confronta anche con il contesto artistico di San Francisco: James Turrel, Bob Irwin, il movimento Light and Space che già all’epoca aveva ben presente l’urgenza ecologica e la responsabilità nei confronti del pianeta blu, magico e meraviglioso, l’unico che abbiamo. E’ così che Steven Holl inizia a pensare a un’architettura a impatto minimo, utilizzando i più avanzati sistemi energetici ecologici integrati, ovvero tecnologia e progetto per sostenere la natura. 

“Nel 1988, grazie a una borsa di studio del Walker Art Center di Minneapolis, sono riuscito a formalizzare questi pensieri con il progetto Edge of a City, in cui propongo di invertire lo sprawl, di densificare gli insediamenti umani, e di riportare i paesaggi naturali al loro ruolo di sostegno alla vita. Oggi quest’idea è più urgente che mai, e la mia speranza è che possiamo lavorare su questa strategia di conservazione e allo stesso tempo creare architetture stimolanti e interessanti. Per me questa è la missione della nostra generazione" dichiara Holl.

In Spiroid Sectors per Dallas, un intrigante disegno esposto in galleria, traccia con matita e acquerelli un sistema di edifici alti e bassi che si intersecano fra loro come in una greca. Sembra fantascienza, ma in realtà la caratteristica di questi edifici grigi che costeggiano la linea dell’orizzonte è la concentrazione. Questo come gli altri disegni in mostra liberi e visionari, molto distanti dall’idea dei disegni tecnici d’architettura, raccontano un immaginario antagonista e radicale come i progetti dell’architetto a iniziare da quello per il Gran Sasso.

“Il Gran Sasso, è la montagna più alta dell'Appennino, qui ho studiato un progetto di riqualificazione che coinvolge la metà del paesaggio creando una piazza pubblica intorno a cui costruire tutti gli edifici, alberghi, case, e un edificio iconico ispirato a Giorgio Morandi” continua l’architetto mostrando un grande disegno sulla parete di fondo della galleria che dal pavimento sale fino al soffitto. “Il progetto è stato approvato dagli organi di governo municipali, locali e regionali, e attualmente è in attesa di finanziamenti europei. Utilizziamo il riscaldamento e il raffreddamento geotermico, rispettiamo pratiche edilizie ecologiche, rispondiamo ai principi di mantenimento dei modelli migratori e di conservazione dei paesaggi naturali all’insegna di Half Earth. Riflette Steven Holl mentre ci spostiamo in giardino.

“In realtà Half Earth è una questione politica” spiega, l'attuale presidente degli Stati Uniti, un democratico, sta cercando di riattivare alcune politiche di conservazione del territorio volute da un altro presidente democratico, Theodor Roosevelt che aveva destinato milioni di ettari di terreno ai parchi naturali. L’ultimo presidente invece, un repubblicano, Donald Trump aveva abolito la protezione dei parchi naturali. Ora si sta cercando di ripristinarla, ne abbiamo un estremo bisogno”.

Prosegue con un eloquio coinvolgente di anni di lezioni alla Columbia University di New York dove insegna dal 1981. “In uno dei miei progetti più recenti, l’ Ex of In House a Rhinebeck in Husdon Valley, realizzato con gli architetti Dimitra Tsachrelia, Yuliya Savelyeva e Ruoyu Wei, sono riuscito a dedicare trenta ettari di terreno a una riserva naturale, costruendo solo una piccola casa di 85 metri quadrati. L’idea è creare una relazione intensa fra interno ed esterno, alimentare la casa solo con risorse geotermiche e celle fotovoltaiche. La casa ha grandi aperture sulla natura dialoga con l’esterno, ne condivide luci e ombre, diciamo che vive in simbiosi con il verde ne è parte integrante” conclude Steven Holl seduto a un piccolo tavolino rotondo nel giardino di Antonia Jannone. “Questo polmone verde con un grande banano è il luogo che amo di più a Milano per questo ci sono tornato”. (Ride).


 


 

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