Edith Bruck: “Zerocalcare doveva andare a Lucca Comics”
di Ilaria ZaffinoEdith Bruck
«Non serve fare la guerra singolarmente, è una cosa assurda. Zerocalcare ci doveva andare a Lucca. Anche perché personaggi pubblici hanno la responsabilità di dare dei segnali. Ormai tutti sono contro Israele». A parlare è Edith Bruck, 92 anni, scrittrice e poetessa sopravvissuta all’Olocausto e alla deportazione a Auschwitz e Dachau, che commenta così la scelta del fumettista romano di non andare a Lucca Comics perché patrocinato dall’ambasciata di Israele. «È una roba da matti che non riesco a capire. Ci sono dei comportamenti totalmente fuori luogo, è incomprensibile il fatto di prendere una decisione del genere».
Decisione, quella della mancata partecipazione al festival di Lucca, su cui lo stesso Zerocalcare è tornato, a modo suo. E cioè con un fumetto pubblicato su Internazionale. Titolo: “Corto circuito, appunti e cronistoria della vicenda Lucca Comics”. «Lo so che parlare ancora di Lucca mentre a Gaza continua incessante il massacro è grottesco, ma al centomillesimo articolo p…
«Non serve fare la guerra singolarmente, è una cosa assurda. Zerocalcare ci doveva andare a Lucca. Anche perché personaggi pubblici hanno la responsabilità di dare dei segnali. Ormai tutti sono contro Israele». A parlare è Edith Bruck, 92 anni, scrittrice e poetessa sopravvissuta all’Olocausto e alla deportazione a Auschwitz e Dachau, che commenta così la scelta del fumettista romano di non andare a Lucca Comics perché patrocinato dall’ambasciata di Israele. «È una roba da matti che non riesco a capire. Ci sono dei comportamenti totalmente fuori luogo, è incomprensibile il fatto di prendere una decisione del genere».
Decisione, quella della mancata partecipazione al festival di Lucca, su cui lo stesso Zerocalcare è tornato, a modo suo. E cioè con un fumetto pubblicato su Internazionale. Titolo: “Corto circuito, appunti e cronistoria della vicenda Lucca Comics”. «Lo so che parlare ancora di Lucca mentre a Gaza continua incessante il massacro è grottesco, ma al centomillesimo articolo pieno di menzogne che mi mette in mezzo personalmente, io o faccio un fumetto o vado in cronaca. Mi rendo conto del rischio mitomania ma ritengo abbia un interesse come caso di studio sui media», inizia così e poi scrive, anzi disegna, 24 pagine, nel suo tipico intercalare che intreccia italiano e romanesco, in cui dalle «prime crepe nella diga», così le chiama, ricostruisce passo dopo passo la vicenda e pubblica anche le posizioni pro e contro espresse duramente sui social, comprese quelle di ministri e politici, da Salvini a Gasparri, oltre ai giornalisti — Maurizio Crippa, Myrta Merlino, Nicola Porro, fino a Francesco Merlo — che lo hanno criticato.
«Purtroppo il patrocinio dell’ambasciata israeliana su Lucca Comics per me rappresenta un problema», ha spiegato nel comunicato riportato anche su Internazionale, dove si scusa con la sua casa editrice, Bao Publishing, e con i lettori e le lettrici «che hanno speso denaro per treni e alloggi magari per venire apposta. Mi dispiace anche per me stesso», ammette poi, «perché Lucca per me è sempre stato un gigantesco accollo» — termine questo, accollo, che i suoi lettori hanno imparato a conoscere bene — «ma anche un momento di calore e incontro». Però, eccolo il suo però, «per me venire a festeggiare lì dentro rappresenta un cortocircuito che non riesco a gestire».
Invece ci sono cose che vuole fissare in mezzo alle «farneticazioni di internet». Inevitabile allora il riferimento al rastrellamento del ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943: «È la pagina più buia della mia città: non è una ferita degli ebrei, è una ferita di Roma». Non solo: l’episodio storico che più gli smuove il cuore, aggiunge, è la rivolta del ghetto di Varsavia. «Mi fanno schifo gli eroi, ma se dovessero obbligarmi a sceglierne, nel mio pantheon ci sarebbero loro. O Simon Wiesenthal», il cacciatore di nazisti. Infine, la conclusione: «L’odio per ogni forma di antisemitismo e di razzismo non dovrebbe significare chiudere gli occhi di fronte ai bombardamenti che stanno martellando Gaza. Per me è l’esatto contrario. Proprio perché considero atroci i massacri subiti dai civili israeliani, non posso che considerare altrettanto atroce la punizione collettiva a cui sono sottoposti i civili palestinesi».