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Ecco come si diventa un capo, le “Lezioni di leadership” di Maurizio Molinari

Da Mosè a Lincoln, passando per Churchill, Eleanor Roosevelt e Osama bin Laden: il nuovo podcast in cinque puntate
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Tra le qualità di un leader, nel suo trattato Il Principe, Niccolò Machiavelli cita la disponibilità a imitare il comportamento di grandi uomini contemporanei o del passato. Il filosofo fiorentino descrive numerose doti necessarie a un ruolo di comando: la capacità di essere «leone, volpe, centauro», rispettivamente simboli di forza, astuzia e ragione; così come anche la prudenza, la saggezza, la virtuosità. Scritta nel 1513 e rimasta un modello nei secoli a venire, la sua lezione assegna tuttavia particolare rilievo allo studio dei leader di ieri e di oggi, allo scopo di apprenderne gli insegnamenti.

Un’operazione analoga è suggerita da Maurizio Molinari in Lezioni di leadership, il nuovo podcast in cinque puntate di OnePodcast, disponibile su tutte le piattaforme digitali, centrato su cinque personaggi, Mosè, Lincoln, Churchill, Eleonore Roosevelt e Osama bin Laden, che riassumono caratteristiche differenti in diverse epoche, ma si somigliano per avere lasciato un profondo segno n…

Tra le qualità di un leader, nel suo trattato Il Principe, Niccolò Machiavelli cita la disponibilità a imitare il comportamento di grandi uomini contemporanei o del passato. Il filosofo fiorentino descrive numerose doti necessarie a un ruolo di comando: la capacità di essere «leone, volpe, centauro», rispettivamente simboli di forza, astuzia e ragione; così come anche la prudenza, la saggezza, la virtuosità. Scritta nel 1513 e rimasta un modello nei secoli a venire, la sua lezione assegna tuttavia particolare rilievo allo studio dei leader di ieri e di oggi, allo scopo di apprenderne gli insegnamenti.

Un’operazione analoga è suggerita da Maurizio Molinari in Lezioni di leadership, il nuovo podcast in cinque puntate di OnePodcast, disponibile su tutte le piattaforme digitali, centrato su cinque personaggi, Mosè, Lincoln, Churchill, Eleonore Roosevelt e Osama bin Laden, che riassumono caratteristiche differenti in diverse epoche, ma si somigliano per avere lasciato un profondo segno nella storia. I primi quattro leader scelti dal direttore di Repubblica in questo audio racconto, arricchito da supporti sonori presi da cinema e musica, hanno qualcosa da insegnare non soltanto a chi aspira a un ruolo di guida in campo pubblico o professionale ma pure per il contributo che può dare ogni singolo cittadino. Il quinto, il capo di al Qaeda, serve ovviamente come esempio da combattere, non certo da imitare.

Mosé, il profeta biblico e la guida degli ebrei nell’uscita dall’Egitto, rappresenta «la genesi della leadership»: colui che trasforma un popolo di schiavi in un popolo libero, facendo capire che per ottenere la libertà occorre coraggio. Leader non si nasce, si diventa, sottolinea la voce dell’autore, descrivendo il momento in cui questa trasformazione avviene in Mosè stesso: potrebbe non intervenire, quando vede due soldati egiziani picchiare uno schiavo ebreo, ma dentro di lui scatta qualcosa che ne farà il capo della rivolta. Vale per gli ebrei dell’Antico Testamento, animati dalla fede in Dio, osserva Molinari, ma anche per ognuno di noi, nel mondo moderno: «La scelta di reagire a un sopruso», di non restare indifferenti.

Con Abramo Lincoln, nella seconda puntata, il podcast analizza un altro aspetto di leadership: la capacità di «sanare le ferite di una nazione», ovvero di unire anziché dividere. Sedicesimo presidente degli Stati Uniti, Lincoln è il più grande eroe della storia americana per due decisioni, afferma Molinari.

La prima, nel 1863, è la proclamazione dell’emancipazione, ossia la liberazione degli schiavi: il riconoscimento che «tutti gli uomini sono nati liberi», parole che completano la costituzione americana e segneranno l’identità dell’Occidente democratico. La seconda è lo spirito di conciliazione con cui il presidente conclude la guerra di secessione, la vittoria del Nord contro gli stati del Sud, che per ragioni anche economiche volevano mantenere lo schiavismo.

È una guerra civile fra americani, un conflitto che causa 600 mila morti e centinaia di migliaia di feriti. Eppure, quando manda il generale Grant ad accettare la resa dal generale Lee, Lincoln ordina di non umiliare il nemico: vuole un accordo fra gentiluomini, senza sentimenti di vendetta, arresti, esecuzioni di massa. In quel momento, grazie alla sua generosità verso lo sconfitto, inizia la riunificazione degli Stati Uniti. Progetto non concluso, si potrebbe dire guardando all’America odierna, dove gli ex-stati del Sud votano repubblicano (e tifano Trump), quelli del Nord votano democratico, ma meditiamo la lezione di Lincoln: così preveggente da parlare, nel famoso discorso di Gettysburg, di «un’unione che possa essere sempre perfezionata». La democrazia perfetta, del resto, non esiste: come diceva Churchill è la peggior forma di governo, a eccezione di tutte le altre.

Proprio il primo ministro britannico vincitore della Seconda guerra mondiale è il soggetto della terza puntata: dedicata alla solitudine del leader, «un uomo solo per battere il male». È facile lottare per una causa giusta quando si è in tanti, più difficile quando si è in pochi. Ancora più difficile quando, nell’Europa conquistata dal nazismo, molti premono su Churchill, nella stessa Gran Bretagna, per patteggiare, come aveva cercato di fare fin dal 1938 il suo predecessore Chamberlain, il premier dell’appeasement, l’accondiscendenza verso Hitler. Ma Winston non si arrende. «Potevate scegliere fra disonore e guerra», predice a Chamberlain, «avete scelto il disonore e avrete la guerra». Quindi, quando prende il suo posto a Downing Street, offre agli inglesi «sudore, lacrime e sangue». La sua lezione è che il bene va difeso ad ogni costo. E che alla fine prevale.

Il quarto personaggio è una donna, Eleanor Roosevelt, nipote di un presidente americano, Teddy, moglie di un altro, Franklin, che rimase alla Casa Bianca per quattro mandati, record di longevità al potere (soltanto dopo fu introdotto il limite di due mandati). Eleanor si rivela una first lady come non ce n’erano mai state, usando il lunghissimo tempo sotto gli occhi dei riflettori per portare avanti l’emancipazione femminile: fa comizi, scrive sui giornali, parla alla radio. Ma è dopo la guerra e la morte del marito che lascia la sua impronta più significativa, quando il presidente Truman la nomina delegata degli Usa alle Nazioni Unite, dove diventa di fatto l’ambasciatrice mondiale dei diritti umani. Una «indomita battaglia» che la vede protagonista e promotrice dell’atto che sarà partorito dall’assemblea generale dell’Onu nel 1948: la dichiarazione universale dei diritti umani.

E il quinto è bin Laden, leader della «jihad globale», animatore di un progetto di odio contro «il Grande Satana», come il capo di al Qaeda chiamava gli Stati Uniti, e contro «il Piccolo Satana», come chiamava Israele, odio che i seguaci della sua guerra santa islamica continuano a propagare, nonostante il cervello dell’attacco all’America dell’11 settembre 2001 sia stato ucciso dieci anni più tardi in Pakistan da un commando americano. Anche da un mostro si può imparare, ammonisce Molinari, del resto la storia ne è piena, da Hitler a Stalin, da Mao a Pol Pot: la lezione trasmessa da Osama è che libertà e democrazia sono beni universali da custodire e proteggere. Non solo sui campi di battaglia, ma in ogni piccola azione quotidiana.

“Lezioni di leadership” è un podcast di Maurizio Molinari, a cura di Antonio Iovane, supervisione editoriale di Anna Silvia Zippel, in produzione Paolo Prosperini, editing e suono Massimiliano Troiani, prodotto da OnePodcast

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